domenica 20 aprile 2014

Da Pasqua a Pentecoste


da Pasqua a Pentecoste

 

 Nel tempo liturgico che inizia oggi siamo invitati a riflettere sulla vita nuova, come singoli e come collettività, nella prospettiva degli eventi pasquali. Pasqua ritorna ogni anno, ma la nostra Pasqua non è mai la stessa Pasqua. I tempi cambiano e noi con essi. C'è sempre un lavoro nuovo da compiere, modi nuovi per reinterpretare la nostra fede comune. Viviamo un'epoca in cui siamo particolarmente sollecitati al rinnovamento. La tentazione è quella di farsi trascinare dai cambiamenti, di non esserne veramente protagonisti e artefici. Allora si aspetta che qualcuno ci dica che fare o, ancora più semplicemente, ci adeguiamo a ciò che vediamo fare dagli altri, nella società in cui siamo immersi.
  Le collettività in cui viviamo, e da cui traiamo di che vivere, sono meccanismi sociali complessi e piuttosto coercitivi. Nel tempo libero si può anche sognare, immaginare di vivere in un mondo diverso, ma, quando si fa sul serio, bisogna adeguarsi o perire. Tutti i nostri ideali sono duramente messi alla prova, così come l'etica che ci è stata insegnata da piccoli. Nell'educazione ci insegnano ad essere belle persone, ma nelle transazioni sociali si scopre presto che l'avere condiziona l'essere. Ad esempio, se uno non ha un lavoro  non può essere  coniuge e genitore. Ed è la stessa cosa se uno non ha  una casa. L'affermazione di certi principi di giustizia sociale, ad esempio di quelli che riguardano la distribuzione dei beni essenziali della vita nelle nostre collettività, dipende da come si riesce a influire sull'economia, cercando di conciliare l'utilità privata con quella pubblica. E' in questione un modello di sviluppo, che, ad esempio, riguarda anche il nostro tempo libero. Il volto di alcuni quartieri della nostra città è stato profondamente alterato, in alcuni casi sfregiato, dai passatempi sociali della nostra gente.
  Agire nella società comporta però dei rischi: innanzi tutto quello di sbagliare e poi quello di suscitare reazioni avverse, che possono diventare anche piuttosto violente. La storia ci disillude: ogni cambiamento comporta una lotta, innanzi tutto interiore, ma poi anche verso chi resiste. Lasciate a sé stesse le collettività umane diventano preda di azioni da belva, come rilevarono anche gli antichi pensatori greci e latini, e come si può constatare sperimentalmente in certi postacci della nostra Italia, senza legge. L'impegno sociale richiede quindi uno sforzo e fa correre dei rischi. Non è questo uno dei sensi degli eventi pasquali?
  Per certe cose da giovani manca il tempo, da vecchi la forza. Solo da bimbi e da ragazzi molto giovani, prima di essere coinvolti nelle faccende riproduttive, sembra di avere tantissimo tempo, pare che le ore non passino mai. Verso i sedici anni, quando si va alle scuole superiori, tutto cambia rapidamente: inizia una corsa affannosa che di solito finisce quando i figli vanno a vivere con le persone che hanno scelto come compagne della propria vita (se ci riescono), proprio quando iniziano a mancare le forze. L'amore impegna moltissimo, così come la cura dei figli, specialmente quando sono molto piccoli, e poi il lavoro, che talvolta si fa sempre più simile a un lavoro-schiavo, in cui ci si danna senza essere pagati, per cui bisogna lavorare sempre più a lungo per riuscire a portare a casa il minimo di che vivere e, se possibile, di che sostentare la propria famiglia. Di fronte a questa situazione la vita delle nostre comunità delle origini ritratte negli Atti degli apostoli ci sembra un po’ come quella, negli anni 70°, di certe comuni  di  hippy, in cui si condivideva tutto e si passava il tempo cantando. Essa è veramente molto distante da quella nostra. Sappiamo poi che in quel tempo si viveva anche nell'attesa di un'imminente fine del mondo, che poi non ci fu. Oggi non l'attendiamo più. Eppure molti mondi sono effettivamente finiti da allora e oggi siamo, in qualche modo, nella fase del travaglio per generarne un altro, che non c'è mai stato prima d'ora. Ma la gente intorno sembra non avvedersene e non esserne nemmeno tanto interessata. Si guarda al proprio particolare, alle cose spicce della vita, a quanto di riesce a portare a casa ogni giorno, a dove andare nel fine settimana e nelle ferie estive. La storia ancora ci consente di fare così, non ci si è rovesciata addossa come, ad esempio, sta succedendo in Ucraina e in molte parti dell'Africa e dell'Asia, anche abbastanza vicino a noi. Di modo che si constata che è molto difficile coinvolgere le persone intorno a noi in una riflessione collettiva e in un lavoro comune per operare attivamente nella fase di cambiamento. Sono passate per le vie del quartiere la processione della Domenica delle Palme e la Via Crucis del Venerdì Santo, gli eventi pasquali sono stati anche quest'anno inscenati davanti alla nostra collettività civile locale, ma quanti si faranno veramente coinvolgere?
 Questa difficoltà di iniziare un lavoro comune l'abbiamo sperimentata anche nel nostro gruppo di Azione Cattolica, dove abbiamo mancato l'obiettivo di attrarre gente nuova intorno alla nostra proposta ideale. Quest'ultima è centrata sulla partecipazione attiva, non sull'indottrinamento. Si viene per parlare, non solo per ascoltare. In questo momento, poi, in cui vi è la necessità di rifondare il gruppo, tenuto in vita negli anni non sempre proprio felici del passato dalla pattuglia dei volenterosi soci storici, bisognerebbe osservarlo, e osservarne le prospettive, con quella visione soprannaturale che è tipica dello spirito profetico, che consentirebbe di vedere in quello che potrebbe essere scambiato talvolta per un gruppo anziani la cellula viva di una grande esperienza di rinnovamento, parte di un movimento che, a livello mondiale, ha attraversato la nostra confessione religiosa dagli inizi dell'Ottocento fino ai tempi nostri, determinando quella svolta epocale che fu costituita dal Concilio Vaticano 2°, all'inizio degli scorsi anni Sessanta. E non solo questo: il gruppo parrocchiale di Azione Cattolica  ha una sua precisa collocazione istituzionale nella nostra organizzazione religiosa, per cui, aderendovi e contribuendo a vivificarlo con la propria personale esperienza di fede e di vita, si ha anche la certezza di poter incidere direttamente sulla nostra collettività religiosa senza correre il rischio di poter essere disconosciuti o di dover fare, per così dire, una lunga anticamera per essere riconosciuti. E' ciò che può essere espresso dicendo che, in Azione Cattolica, noi siamo Chiesa.
  A Pentecoste sulla collettività delle origini scesero lingue di fuoco e si aprirono i cuori all'intelligenza dei tempi nuovi. L'augurio che voglio lanciare in questa domenica di Pasqua è che esse scendano anche su di noi, su tutta la nostra gente. Che questa azione soprannaturale ci faccia trovare, qui a Monte Sacro - Valli, parte della nuova Europa, parte del mondo nuovo che sta nascendo, il tempo, il desiderio e la forza di convergere insieme per essere artefici di una nuova storia collettiva.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli