da Pasqua a
Pentecoste
Nel tempo liturgico
che inizia oggi siamo invitati a riflettere sulla vita nuova, come singoli e
come collettività, nella prospettiva degli eventi pasquali. Pasqua ritorna ogni
anno, ma la nostra Pasqua non è mai la stessa Pasqua. I tempi cambiano e noi
con essi. C'è sempre un lavoro nuovo da compiere, modi nuovi per reinterpretare
la nostra fede comune. Viviamo un'epoca in cui siamo particolarmente
sollecitati al rinnovamento. La tentazione è quella di farsi trascinare dai
cambiamenti, di non esserne veramente protagonisti e artefici. Allora si
aspetta che qualcuno ci dica che fare o, ancora più semplicemente, ci adeguiamo
a ciò che vediamo fare dagli altri, nella società in cui siamo immersi.
Le collettività in cui viviamo, e da cui
traiamo di che vivere, sono meccanismi
sociali complessi e piuttosto coercitivi. Nel tempo libero si può anche
sognare, immaginare di vivere in un mondo diverso, ma, quando si fa sul serio,
bisogna adeguarsi o perire. Tutti i nostri ideali sono duramente messi alla
prova, così come l'etica che ci è stata insegnata da piccoli. Nell'educazione
ci insegnano ad essere belle persone, ma nelle transazioni sociali si scopre
presto che l'avere condiziona l'essere. Ad esempio, se uno non ha un lavoro non può essere coniuge e genitore. Ed
è la stessa cosa se uno non ha una casa. L'affermazione di certi principi di
giustizia sociale, ad esempio di quelli che riguardano la distribuzione dei
beni essenziali della vita nelle nostre collettività, dipende da come si riesce
a influire sull'economia, cercando di conciliare l'utilità privata con quella
pubblica. E' in questione un modello di sviluppo, che, ad esempio, riguarda
anche il nostro tempo libero. Il volto di alcuni quartieri della nostra città è
stato profondamente alterato, in alcuni casi sfregiato, dai passatempi sociali
della nostra gente.
Agire nella società
comporta però dei rischi: innanzi tutto quello di sbagliare e poi quello di
suscitare reazioni avverse, che possono diventare anche piuttosto violente. La
storia ci disillude: ogni cambiamento comporta una lotta, innanzi tutto
interiore, ma poi anche verso chi resiste. Lasciate a sé stesse le collettività
umane diventano preda di azioni da belva, come rilevarono anche gli antichi
pensatori greci e latini, e come si può constatare sperimentalmente in certi
postacci della nostra Italia, senza legge. L'impegno sociale richiede quindi
uno sforzo e fa correre dei rischi. Non è questo uno dei sensi degli eventi
pasquali?
Per certe cose da
giovani manca il tempo, da vecchi la forza. Solo da bimbi e da ragazzi molto
giovani, prima di essere coinvolti nelle faccende riproduttive, sembra di avere
tantissimo tempo, pare che le ore non passino mai. Verso i sedici anni, quando
si va alle scuole superiori, tutto cambia rapidamente: inizia una corsa
affannosa che di solito finisce quando i figli vanno a vivere con le persone
che hanno scelto come compagne della propria vita (se ci riescono), proprio
quando iniziano a mancare le forze. L'amore impegna moltissimo, così come la
cura dei figli, specialmente quando sono molto piccoli, e poi il lavoro, che
talvolta si fa sempre più simile a un lavoro-schiavo, in cui ci si danna senza
essere pagati, per cui bisogna lavorare sempre più a lungo per riuscire a
portare a casa il minimo di che vivere e, se possibile, di che sostentare la
propria famiglia. Di fronte a questa situazione la vita delle nostre comunità
delle origini ritratte negli Atti degli
apostoli ci sembra un po’ come quella, negli anni 70°, di certe comuni di hippy, in cui si condivideva tutto e si
passava il tempo cantando. Essa è veramente molto distante da quella nostra. Sappiamo
poi che in quel tempo si viveva anche nell'attesa di un'imminente fine del
mondo, che poi non ci fu. Oggi non l'attendiamo più. Eppure molti mondi sono
effettivamente finiti da allora e oggi siamo, in qualche modo, nella fase del
travaglio per generarne un altro, che non c'è mai stato prima d'ora. Ma la
gente intorno sembra non avvedersene e non esserne nemmeno tanto interessata.
Si guarda al proprio particolare, alle cose spicce della vita, a quanto di
riesce a portare a casa ogni giorno, a dove andare nel fine settimana e nelle
ferie estive. La storia ancora ci consente di fare così, non ci si è rovesciata
addossa come, ad esempio, sta succedendo in Ucraina e in molte parti
dell'Africa e dell'Asia, anche abbastanza vicino a noi. Di modo che si constata
che è molto difficile coinvolgere le persone intorno a noi in una riflessione
collettiva e in un lavoro comune per operare attivamente nella fase di
cambiamento. Sono passate per le vie del quartiere la processione della
Domenica delle Palme e la Via Crucis del Venerdì Santo, gli eventi pasquali
sono stati anche quest'anno inscenati davanti alla nostra collettività civile
locale, ma quanti si faranno veramente coinvolgere?
Questa difficoltà di
iniziare un lavoro comune l'abbiamo sperimentata anche nel nostro gruppo di Azione Cattolica, dove abbiamo mancato
l'obiettivo di attrarre gente nuova intorno alla nostra proposta ideale.
Quest'ultima è centrata sulla partecipazione attiva, non sull'indottrinamento.
Si viene per parlare, non solo per ascoltare. In questo momento, poi, in cui vi
è la necessità di rifondare il gruppo,
tenuto in vita negli anni non sempre proprio felici del passato dalla pattuglia
dei volenterosi soci storici, bisognerebbe osservarlo, e osservarne le
prospettive, con quella visione
soprannaturale che è tipica dello spirito profetico, che consentirebbe di
vedere in quello che potrebbe essere scambiato talvolta per un gruppo anziani la cellula viva di una
grande esperienza di rinnovamento, parte di un movimento che, a livello
mondiale, ha attraversato la nostra confessione religiosa dagli inizi
dell'Ottocento fino ai tempi nostri, determinando quella svolta epocale che fu
costituita dal Concilio Vaticano 2°,
all'inizio degli scorsi anni Sessanta. E non solo questo: il gruppo
parrocchiale di Azione Cattolica ha una sua precisa collocazione istituzionale
nella nostra organizzazione religiosa, per cui, aderendovi e contribuendo a
vivificarlo con la propria personale esperienza di fede e di vita, si ha anche
la certezza di poter incidere direttamente sulla nostra collettività religiosa
senza correre il rischio di poter essere disconosciuti o di dover fare, per
così dire, una lunga anticamera per essere riconosciuti. E' ciò che può essere
espresso dicendo che, in Azione Cattolica,
noi siamo Chiesa.
A Pentecoste sulla collettività delle origini
scesero lingue di fuoco e si aprirono i cuori all'intelligenza dei tempi nuovi.
L'augurio che voglio lanciare in questa domenica di Pasqua è che esse scendano
anche su di noi, su tutta la nostra gente. Che questa azione soprannaturale ci
faccia trovare, qui a Monte Sacro - Valli, parte della nuova Europa, parte del
mondo nuovo che sta nascendo, il tempo, il desiderio e la forza di convergere
insieme per essere artefici di una nuova storia collettiva.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli