martedì 4 marzo 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale (9)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982
 
9
 
Nel processo di secolarizzazione emerge la prevalenza della cultura dell'indifferenza nei confronti di qualsiasi domanda sul senso della vita umana. Il cristianesimo in Occidente va perdendo la sua famosa caratteristica di "religione di tutti", ma quel che preoccupa di più è il venir meno dell'idea di trascendenza che si fa storia. Si perde allora l'alterità di Dio rispetto alla storia e anche la non riducibilità dell'uomo alle realtà materiali e alla situazione presente.  La cultura dell'immediato e del razionale sembra precludere ogni spazio all'annuncio di fede.
 E' urgente rendere contemporaneo il Vangelo ai nostri contemporanei.
 Occorre conoscere i vari progetti di uomo attualmente proposti da altre forze collettive e movimenti di massa, individuare i filoni consistenti delle culture secolari che hanno ampiamente occupato gli spazi disponibili. Gli esperti hanno cominciato a indagare sulla consistenza di culture sommerse, dette anche subalterne: quella contadina, quella dei pastori, quella dei migranti, quella che si sta formando nelle cinture delle grandi città industrializzate, quella delle minoranze etniche e religiose.
 [Nei tempi passati] toccava alla Chiesa progettare l'uomo: oggi il progettare è diventato un fatto autonomo, se non a volte in opposizione, rispetto alla tutela della fede. Molti sono i soggetti elaboratori di nuove antropologie, primari e autonomi. Alla Chiesa è chiesto di entrare in questo processo di progettazione.
 Dei progetti/uomo se ne individuano almeno una mezza dozzina.
 Si va da quello da quello portato a privilegiare nell'uomo la categoria della storicità, del divenire se stesso entro la storia al modello [centrato sul fare e sulla rivoluzione, secondo il quale] una teoria senza influsso [sul fare] è vuota. [C'è il modello che recupera il primato dei bisogni [e li assolutizza]. C'è quello che sottolinea la dimensione [di gioco] e festiva, contemplativa e disinibita della persona.  C'è infine il modello di uomo pacificato con la natura e con la sua corporeità, capace di gestire le relazioni con il cosmo e la sua interiorità mediante una disciplina e una sapienza vitale.
 Certo [serve conoscere quei modelli], ma ancor più serve "farsi prossimi", accostarsi e confrontarsi con queste prospettive esistenziali. Per dirla con padre Bartolomeo Sorge la comunità cristiana è chiamata "a fare coagulo tra culture diverse, a far emergere quei valori veri che sono comuni a diversi umanesimi, e che si ritrovano in parte in ogni elaborazione sull'uomo".
 [Lo scrittore Bernanos] ammonisce: "Tutte le brecce si aprono sul cielo"; alle volte la presenza del divino si scopre dove non si sarebbe pensato di trovarla. Lo scambio vitale tra Chiesa evangelizzatrice e culture antiche e nuove è criterio di fedeltà alla volontà di Dio di far discepole le genti.

Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro - Valli