"Non è una
ONG"
Nel lessico del
nostro nuovo vescovo e padre universale c'è l'espressione "La Chiesa non è una ONG", che, come
ho osservato in altri interventi, rimane un po' oscura per gli italiani, perché
in genere le ONG non operano nel mondo sviluppato ma in esso raccolgono solo fondi.
ONG significa organizzazione non governativa e indica
una istituzione privata, spesso su base volontaristica e associativa, che
svolge attività benefiche e senza scopo di lucro in favore di settori delle
società meno sviluppate, per cercare di lenire i problemi causati dalla
povertà, dalla denutrizione, dalla mancanza di sistemi sanitari per tutte le
fasce della popolazione, dall'ignoranza, dalla discriminazione sociale e da
altre condizioni sociali di bisogno o di oppressione. Vi sono ONG che operano
anche in Occidente, nelle nazioni più sviluppate, nei luoghi e a beneficio
della categorie sociali che presentano problemi analoghi, ma in genere si manifestano
con altre denominazioni, perché in questa parte del mondo non è l'essere non
governativa che risalta, ma l'essere espressioni di volontariato su base associativa e senza fine di lucro. Nelle nazioni meno
sviluppate, dominate da sistemi politici che presentano vari problemi in
materia di democrazia, l'essere non
governative garantisce a quelle istituzioni maggiori spazi di libertà
d'azione, ponendosi esse come indipendenti rispetto ai conflitti politici in atto e alle
potenze straniere che spesso vi sono dietro, e maggiori tutele, in quanto esse
spesso operano nel quadro di progetti di istituzioni internazionali o comunque
da tali istituzioni sono riconosciute.
Quando il nostro
vescovo dice che "La Chiesa non è
una ONG", vuole intendere che essa, secondo le spiegazioni che se ne
danno nella nostra teologia normativa, quella che ci dice che cosa dobbiamo credere, ha una stretta
relazione con il soprannaturale e non è quindi solo una istituzione su base volontaristica e con finalità
benefiche, anche se, in fondo, è anche questo.
In religione si ritiene infatti che essa sia stata istituita per iniziativa
soprannaturale e che nella sua essenza e nelle sue finalità essa congiunga
Terra e Cielo. Questo significa che noi che vi aderiamo non ci sentiamo liberi
di farne ciò che vogliamo e, in genere, di fare ciò che vogliamo, in
particolare quando definiamo le modalità e gli scopi della nostra azione
collettiva.
E' accaduto che, nel
corso dell'istruttoria per accertare se la nostra organizzazione religiosa, che
al modo di uno stato ha aderito alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla
protezione dell'infanzia, avesse rispettato gli obblighi derivanti da
quell'accordo internazionale, molte ONG che operano nel mondo, convocate
dall'apposito Comitato che conduceva l'inchiesta, abbiano riferito di gravi
mancanze riguardanti l'accertamento e la repressione di abusi sessuali su
minori compiuti nelle nostre istituzioni religiose. La nostra organizzazione
religiosa ha replicato osservando che il rapporto finale del Comitato,
pubblicato con grande clamore nei giorni scorsi, non aveva considerato le
recenti nuove disposizioni in materia impartite dalle nostre autorità religiose
ed era inquinato da pregiudizi di natura ideologica derivati dalle fonti
informative utilizzate nel corso delle indagini, in particolare dalla
prospettazione dei fatti di quelle ONG.
In questo modo la sigla ONG è venuta a denominare non solo una realtà
diversa dalla nostra collettività religiosa, ma anche una realtà ad essa pregiudizialmente
ostile.
L'intolleranza verso
le critiche sociali è tipica degli stati, di tutti gli stati, anche di quelli a
base democratica (anche in questi ultimi le azioni repressive vengono limitate
da norme costituzionali e da istituzioni di garanzia preposte ad attuarle). E,
in effetti, il vertice romano della nostra organizzazione religiosa pretende
ancora di essere considerato, a livello internazionale come uno stato, anche se
indubbiamente è una realtà molto diversa
da quella di uno stato. Come uno stato esso pretende obbedienza e ossequio. E manifesta questa sua pretesa
nell'esercitare una vera e propria sovranità territoriale, per quanto solo su
un simulacro di nazione, su un quartiere romano. Il risultato paradossale di
questa situazione è che un cittadino romano è divenuto uno straniero per il suo
vescovo. Infatti quando si va da lui, lì dove in genere abita, si va all'estero. E non si fa solo per dire.
Egli infatti ha istituito un proprio esercito, una propria polizia, un proprio
sistema giurisdizionale, detta legge al mondo degli stati, batte moneta, stampa
francobolli e via dicendo. Essendo un capo assoluto, egli in teoria potrebbe
trattenere con la forza chi vuole nei confini del proprio dominio, anche se
naturalmente non lo fa. Il suo potere, all'interno del suo piccolo dominio, non
conosce limiti: è la norma fondamentale non solo del suo piccolo stato di
quartiere, ma anche della nostra confessione religiosa. E tuttavia, egli, al
modo degli altri Capi di stato, sta scoprendo e sperimentando che nel mondo di
oggi, proprio per l'esistenza di quell'ordinamento internazionale che la nostra
dottrina sociale ha auspicato per mantenere la pace tra i popoli, anche gli
stati trovano limiti crescenti al loro potere, un tempo assoluto. Al tempo del
disonorevole compromesso con il regime fascista che portò all'istituzione dello
stato di quartiere romano, l'essere uno stato, o meglio come uno stato, metteva al riparo da ogni ingerenza esterna il vertice
romano della nostra organizzazione religiosa e questo per regole internazionali
tanto efficaci ed effettive da essere rispettate anche da regimi delinquenziali
come quelli che in varie parti della nostra Europa dominarono fino alla metà
degli anni '40. Oggi non è più così.
Indubbiamente le
reazioni risentite alla pubblicazione del recente rapporto di quel Comitato
delle Nazioni Unite rende palese che la nostra organizzazione religiosa vorrebbe
mantenere integra la situazione di privilegio di cui ancora per tutto il
Novecento ha fruito. In questo senso l'espressione "La Chiesa non è una ONG" può esser intesa come una
rivendicazione di un maggior peso sociale, di essere più di una ONG, ma anche più di uno stato, che ai tempi nostri incontra
vari limiti al suo arbitrio, e quindi addirittura di essere pariordinato alle
grandi istituzioni sovranazionali, di essere quindi qualcosa di simile
all'organizzazione della Nazioni Unite,
l'unica organizzazione sovranazionale che in genere nessuno nel mondo mette in
questione. Questa pretesa è antica.
Infatti altro non è se non l'ambizione di continuare ad essere quell'impero religioso che ancora oggi, del
tutto anacronisticamente, viene delineato dalle norme organizzative della
nostra collettività religiosa, dall'ordinamento che viene detto canonico. Intesa in questo significato
l'espressione "La Chiesa non è una
ONG" non può essere condivisa
da uno spirito democratico. In particolare non
è ammissibile che ai tempi nostri vi siano ideologie sociali che siano
programmaticamente escluse dalla critica dell'opinione pubblica. Ciò è
contrario alla dignità delle persone umane, che, come ho spesso osservato è
alla base del sistema giuridico internazionale dei diritti umani fondamentali che
ha le Nazioni Unite al suo vertice è che ha indubbiamente chiara matrice religiosa nella nostra fede. Aiutare la nostra gerarchia a prenderne consapevolezza è lavoro non facile,
che ha chiara natura di mediazione culturale.
Non è facile perché richiede una certa libertà spirituale, dovendosi rivedere
forme organizzative in cui si pretende obbedienza e, ad un certo punto, si
tende a tagliare corto. Ma, lo dico riprendendo una celebre espressione di don
Lorenzo Milani riferita proprio ai rapporti con i nostri capi religiosi, l'obbedienza non è più una virtù.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli