lunedì 17 febbraio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale (6)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale
 
Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982
 
 
6
 
 Il fenomeno delle mediazioni culturali si manifesta anche nella Bibbia. Il significato della storia, la presenza di Dio, gli effetti di essa su Israele e sul suo destino vengono espressi e compresi attraverso le culture mesopotamiche, quelle dell'Egitto, di Canaan, della Siria, della Persia, della Grecia, dell'Asia Minore e poi di Roma. Non si tratta di un patrimonio che via via cresce e si completa: si hanno accentuazioni ora di questa ora di quella prospettiva, a seconda delle circostanza storiche e culturali. Il messianismo delle origini, con prospettive vaghe e cosmiche, si fa più concreto e realistico al tempo dei profeti.  Israele dovette darsi un re per proteggere meglio la propri indipendenza nazionale. Inizialmente questo  fu interpretato dalla tradizione profetica come un tradimento  della sovranità unica di Dio su Israele. In Isaia  la monarchia fu vista come una mediazione tra il popolo di Israele e il suo Signore, che doveva tendere alla giustizia e alla pace. La figura del Messia viene tratteggiata come un "nuovo Davide". Sulla base della visione sessualistica/naturalistica della religione cananea, Osea  presente l'alleanza di Dio con il suo popolo come delle nozze e la terra premessa come dono nuziale. Le diverse tradizioni culturali presentano il Messia, a seconda delle prospettive e delle accentuazioni  come mediatore regale, mediatore sacerdotale, mediatore profetico. Le relazioni fra il Messia mediatore e Dio stesso sono espresse dai titoli di Servo, Aiuto, Figlio di Dio, Figlio dell'Uomo, Unto. La presenza di questi titoli e attestati non è uniforme ma discontinua. Le variazioni dipendono dalle situazioni, dai fallimenti nazionali, dal prevalere di correnti spirituali con esigenze peculiari. La tradizione deuteronomistica si propone di rifare la storia con il senno del poi, organizza il culto secondo esigenze di centralismo e di legalismo, introduce forme vitali e strutture organizzative mutuate da altri gruppi etnici. Insomma, persone e avvenimenti storici continenti divengono strumento di rivelazione di un messaggio assoluto e trascendente, la parola divina e lo stesso mistero si fanno linguaggio e segno umano. Le diverse tradizioni hanno lasciato profonde tracce nel libro sacro. La fede degli israeliti mostrò una capacità peculiare di assimilare elementi culturali altrui per esprimersi.
"La mediazione culturale dell'Antica alleanza è durata fino ai tempi di Gesù: si pensi alla corrente sapienziale e alla traduzione del libro in lingua greca. La traduzione in lingua greca dei libri sacri - la cosiddetta «dei Settanta» - più che una traduzione si sa che fu opera di interpretazione  culturale originale".
 
Note mie:
 
Quando ci occupiamo del tema della mediazione culturale nelle cose di fede, ci rendiamo conto che la questione va molto oltre la semplice necessità di tradurre il linguaggio religioso, di spiegare i suoi simboli, per la gente alla quale vogliamo parlare della nostra fede per diffonderla. E' la stessa fede che ci giunge portata da culture che non sono quelle del nostro tempo, quindi mediata  da esse, che nello stesso tempo in cui la trasportano nei secoli e nello spazio in qualche modo la nascondono. Questo riguarda le stesse nostre Scritture sacre come anche ogni altra espressione della nostra fede. Bisogna sempre fare uno sforzo per capire ed esso si fa tanto più intenso quanto la cultura che media un certo messaggio è lontana dalla nostra. Non è come quando ci facciamo la Comunione, prendiamo in mano l'ostia consacrata e la mangiamo, non trovando alcuna difficoltà ad assimilarla.
 Non è così facile, come talvolta sembra che si ritenga, estrarre la Parola dalle parole dei testi sacri. Ma questo vale anche per scritti molto più vicini a noi, come i documenti del Concilio Vaticano 2° che risalgono solo alla metà degli scorsi anni Sessanta.
 E spesso applicare imprudentemente alla situazione dei nostri giorni principi che riguardavano tempi storici molto diversi causa problemi. Ad esempio, considerando il principio "Dare a Cesare quel che è di Cesare" spesso non si tiene conto che esso fu formulato nella Palestina sotto occupazione romana, in cui "Cesare" significava la potenza occupante, che aveva lasciato una limitata autonomia alle istituzioni locali giudaiche, quelle che ruotavano intorno al Tempio di Gerusalemme e alle dinastie sovrane israelitiche sottomesse. Nell'Italia di oggi, dove "Cesare", siamo tutti noi che partecipiamo al potere sovrano con i metodi di una democrazia popolare può non essere così semplice e le nostre autorità religiose non possono essere assimilate a quelle di quell'antico Tempio. Le cose si complicano, e molto, quando, negli scritti "storici" e "profetici" ci si riferisce a complicate vicende politiche dell'antico Vicino Oriente, che coinvolsero Assiri, Babilonesi, Egiziani, come anche le altre popolazioni con le quali gli antichi israeliti entrarono in conflitto in Palestina. Così anche quando il cosmo, le sue origini, le sue evoluzioni, il suo destino, vengono interpretati secondo i canoni culturali correnti in antichissime culture mediorientali. Così l'edizione delle Scrittura Sacre commissionata dai nostri vescovi, quella che risale al 2008, come anche la precedente, del 1974, sono corredate da un corposo apparato di note e tutte le  varie edizioni delle Scrittura in commercio non si distinguono solo per la qualità delle traduzioni, ma per l'estensione delle note e delle altre spiegazioni. Un accostamento troppo semplicistico e ingenuo alle Scritture rischia di farne travisare il senso.  E spesso non c'è un solo senso da capire. L'accumularsi delle varie tradizioni ha comportato una molteplicità di significati. Questo è piuttosto sensibile anche nei testi neotestamentari, che pure si sono condensati più velocemente di altre parti della Scrittura e sono stati mediati da culture più vicine a noi, in particolare quelle antiche  greca e romana, che ancora permeano profondamente la cultura del nostro tempo.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa, Roma, Monte Sacro, Valli