Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei
appunti di lettura del saggio di
Bruno Secondin "Messaggio evangelico
e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni
Paoline, 1982
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Il fenomeno delle
mediazioni culturali si manifesta anche nella Bibbia. Il significato della
storia, la presenza di Dio, gli effetti di essa su Israele e sul suo destino
vengono espressi e compresi attraverso le culture mesopotamiche, quelle
dell'Egitto, di Canaan, della Siria, della Persia, della Grecia, dell'Asia
Minore e poi di Roma. Non si tratta di un patrimonio che via via cresce e si
completa: si hanno accentuazioni ora di questa ora di quella prospettiva, a
seconda delle circostanza storiche e culturali. Il messianismo delle origini,
con prospettive vaghe e cosmiche, si fa più concreto e realistico al tempo dei
profeti. Israele dovette darsi un re per
proteggere meglio la propri indipendenza nazionale. Inizialmente questo fu interpretato dalla tradizione profetica
come un tradimento della sovranità unica
di Dio su Israele. In Isaia la monarchia
fu vista come una mediazione tra il popolo di Israele e il suo Signore, che
doveva tendere alla giustizia e alla pace. La figura del Messia viene
tratteggiata come un "nuovo Davide". Sulla base della visione
sessualistica/naturalistica della religione cananea, Osea presente l'alleanza di Dio con il suo popolo
come delle nozze e la terra premessa come dono nuziale. Le diverse tradizioni
culturali presentano il Messia, a seconda delle prospettive e delle
accentuazioni come mediatore regale, mediatore sacerdotale, mediatore profetico.
Le relazioni fra il Messia mediatore e Dio stesso sono espresse dai titoli di Servo, Aiuto, Figlio di Dio, Figlio
dell'Uomo, Unto. La presenza di questi titoli e attestati non è uniforme ma
discontinua. Le variazioni dipendono dalle situazioni, dai fallimenti
nazionali, dal prevalere di correnti spirituali con esigenze peculiari. La
tradizione deuteronomistica si
propone di rifare la storia con il senno del poi, organizza il culto secondo
esigenze di centralismo e di legalismo, introduce forme vitali e strutture
organizzative mutuate da altri gruppi etnici. Insomma, persone e avvenimenti
storici continenti divengono strumento di rivelazione di un messaggio assoluto
e trascendente, la parola divina e lo stesso mistero si fanno linguaggio e
segno umano. Le diverse tradizioni hanno lasciato profonde tracce nel libro
sacro. La fede degli israeliti mostrò una capacità peculiare di assimilare
elementi culturali altrui per esprimersi.
"La mediazione
culturale dell'Antica alleanza è durata fino ai tempi di Gesù: si pensi alla
corrente sapienziale e alla traduzione del libro in lingua greca. La traduzione
in lingua greca dei libri sacri - la cosiddetta «dei Settanta»
- più che una traduzione si sa che fu opera di interpretazione culturale originale".
Note mie:
Quando ci occupiamo del tema della mediazione culturale
nelle cose di fede, ci rendiamo conto che la questione va molto oltre la
semplice necessità di tradurre il
linguaggio religioso, di spiegare i suoi simboli, per la gente alla quale
vogliamo parlare della nostra fede per diffonderla. E' la stessa fede che ci
giunge portata da culture che non sono quelle del nostro tempo, quindi mediata da esse, che nello stesso tempo in cui la
trasportano nei secoli e nello spazio in qualche modo la nascondono. Questo
riguarda le stesse nostre Scritture sacre come anche ogni altra espressione
della nostra fede. Bisogna sempre fare uno sforzo per capire ed esso si fa
tanto più intenso quanto la cultura che media un certo messaggio è lontana
dalla nostra. Non è come quando ci facciamo la Comunione, prendiamo in mano
l'ostia consacrata e la mangiamo, non trovando alcuna difficoltà ad
assimilarla.
Non è così facile,
come talvolta sembra che si ritenga, estrarre la Parola dalle parole dei testi
sacri. Ma questo vale anche per scritti molto più vicini a noi, come i
documenti del Concilio Vaticano 2° che risalgono solo alla metà degli scorsi
anni Sessanta.
E spesso applicare
imprudentemente alla situazione dei nostri giorni principi che riguardavano
tempi storici molto diversi causa problemi. Ad esempio, considerando il
principio "Dare a Cesare quel che è
di Cesare" spesso non si tiene conto che esso fu formulato nella
Palestina sotto occupazione romana, in cui "Cesare" significava la potenza
occupante, che aveva lasciato una limitata autonomia alle istituzioni locali
giudaiche, quelle che ruotavano intorno al Tempio di Gerusalemme e alle
dinastie sovrane israelitiche sottomesse. Nell'Italia di oggi, dove "Cesare", siamo tutti noi che
partecipiamo al potere sovrano con i metodi di una democrazia popolare può non
essere così semplice e le nostre autorità religiose non possono essere
assimilate a quelle di quell'antico Tempio. Le cose si complicano, e molto,
quando, negli scritti "storici" e "profetici" ci si riferisce
a complicate vicende politiche dell'antico Vicino Oriente, che coinvolsero Assiri,
Babilonesi, Egiziani, come anche le altre popolazioni con le quali gli antichi
israeliti entrarono in conflitto in Palestina. Così anche quando il cosmo, le
sue origini, le sue evoluzioni, il suo destino, vengono interpretati secondo i
canoni culturali correnti in antichissime culture mediorientali. Così
l'edizione delle Scrittura Sacre commissionata dai nostri vescovi, quella che
risale al 2008, come anche la precedente, del 1974, sono corredate da un
corposo apparato di note e tutte le
varie edizioni delle Scrittura in commercio non si distinguono solo per
la qualità delle traduzioni, ma per l'estensione delle note e delle altre
spiegazioni. Un accostamento troppo semplicistico e ingenuo alle Scritture
rischia di farne travisare il senso. E
spesso non c'è un solo senso da capire. L'accumularsi delle varie tradizioni ha
comportato una molteplicità di significati. Questo è piuttosto sensibile anche
nei testi neotestamentari, che pure si sono condensati più velocemente di altre
parti della Scrittura e sono stati mediati da culture più vicine a noi, in
particolare quelle antiche greca e romana,
che ancora permeano profondamente la cultura del nostro tempo.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa, Roma, Monte Sacro, Valli