domenica 16 febbraio 2014

Che cos'è e come si fa la mediazione culturale (5)


Che cos'è e come si fa la mediazione culturale

Miei appunti di lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture - problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline, 1982


Nel Cinquecento si creò una situazione che ha similitudini con l'attuale. Una situazione ecclesiale che si trascina da uno scandalo all'altro.  La scoperta di un mondo nuovo, con  il cambiamento di equilibri di secoli, la frattura con l'Islam, la fioritura di speranza derivata da un Concilio (quello di Trento, 1545/1563). Tutto questo provocò un rimescolamento di equilibri e un vero cambio di cultura e civiltà. Si era all'inizio di un nuovo umanesimo, in rottura totale con il medioevo. Si cerca di recuperare l'antichità classica, perché si pensava che essa avesse realizzato il tipo umano più riuscito. Si confida nella bontà della natura: ne intravvede le conseguenze Tommaso Moro nel saggio Utopia (1516). Si forma un sistema di pensiero nuovo. Il sapere e l'esistenza non sono più all'interno di prospettive di fede. E tuttavia, pur nel discredito di vecchie forme di spiritualità, si liberano nuove energie spirituali, ad esempio la riforma carmelitana o il caso di Ignazio di Loyola. L'esperienza concreta ha il primato sulla dottrina.  La conciliazione tra due esigenze contrarie, azione e contemplazione, avviene attraverso l'attualizzazione di un'unica decisione di libertà, ma che prende la totalità dell'essere: è "contemplazione in azione", un movimento unitario di apertura a Dio e al mondo.
 Si produce la riforma protestante, centrata globalmente sul Cristo della croce. Solo Cristo, in questa concezione, può rendere possibile la vita sociale degli uomini; da ciò deriva un ideale di vita sociale basato sulla sequela di Cristo e perdura la collaborazione tra stato e Chiesa.
 Gli anabattisti invece, movimento evangelico pacifico fondato sulla non violenza, sull'amore fraterno, sulla comunione dei beni e sull'universalismo della salvezza rifiutavano qualsiasi ingerenza negli affari politici, vivendo in radicale opposizione con le strutture del mondo.
 Anche nell'ambito della riforma vi furono quindi diversi tipi di mediazione: alcuni furono pi propensi alla collaborazione in nome di Cristi, altri nello stesso nome più ostili a qualsiasi progetto che non fosse la pura e semplice presenza nella storia della novità dell'evento di Cristo.
 Altri volti di Cristo emersero nei secoli successivi: il cristocentrismo della Croce, quello dell'Eucaristia, quello del Cuore, quello del Sangue.  Nell'Ottocento vengono recuperate, in Cristo, l'eccezionalità, la moralità elevata, la grandezza storica.  Viene anche messa in risalto la globalità dei misteri di Cristo e si trovano negli eventi pasquali i significati pasquali, per collegare meglio Cristo, il cosmo, la Chiesa.
 La religiosità popolare preferisce un Cristo più umano e concreto, critico e contestatore, solidale e sofferente, amico dei poveri. Si pensa allora a un Cristo liberatore e un Cristo  di poveri.
 "Ogni epoca ha espresso a suo modo la insondabile ricchezza di Gesù Cristo con gli strumenti culturali di  cui disponeva; sul piano materiale, sociale, spirituale … anche oggi questa novità e insonnia per Cristo non si è esaurita" [pag.34]
 Secondin ricorda il cristocentrismo del papa Giovanni Paolo 2°, secondo il quale alla base del discorso religioso sull'uomo sta l'esperienza storica di Cristo e del suo mistero.
 "In conclusione ogni epoca storia, anche la nostra, ha riascoltato la domanda «voi chi dite che io sia?». E vi ha dato risposte sempre nuove, sollecitata anche dalle cangianti situazioni culturali e pur sempre premurosa di non sminuire il messaggio trascendente e assoluto del verbo che si è fatto carne per la nostra salvezza e per fare dell'uomo l'icona del Verbo" [pag.35-36].
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro - Valli