Che cos'è e come si
fa la mediazione culturale
Miei appunti di
lettura del saggio di Bruno Secondin "Messaggio evangelico e culture -
problemi e dinamiche della mediazione culturale", Edizioni Paoline,
1982
Nel Cinquecento si creò una situazione che ha similitudini
con l'attuale. Una situazione ecclesiale che si trascina da uno scandalo
all'altro. La scoperta di un mondo nuovo, con il cambiamento di equilibri di secoli, la
frattura con l'Islam, la fioritura di speranza derivata da un Concilio (quello
di Trento, 1545/1563). Tutto questo provocò un rimescolamento di equilibri e un
vero cambio di cultura e civiltà. Si era all'inizio di un nuovo umanesimo, in
rottura totale con il medioevo. Si cerca di recuperare l'antichità classica,
perché si pensava che essa avesse realizzato il tipo umano più riuscito. Si
confida nella bontà della natura: ne intravvede le conseguenze Tommaso Moro nel
saggio Utopia (1516). Si forma un
sistema di pensiero nuovo. Il sapere e l'esistenza non sono più all'interno di
prospettive di fede. E tuttavia, pur nel discredito di vecchie forme di
spiritualità, si liberano nuove energie spirituali, ad esempio la riforma
carmelitana o il caso di Ignazio di Loyola. L'esperienza concreta ha il primato
sulla dottrina. La conciliazione tra due
esigenze contrarie, azione e contemplazione, avviene attraverso
l'attualizzazione di un'unica decisione di libertà, ma che prende la totalità
dell'essere: è "contemplazione in azione", un movimento unitario di apertura
a Dio e al mondo.
Si produce la riforma
protestante, centrata globalmente sul Cristo della croce. Solo Cristo, in
questa concezione, può rendere possibile la vita sociale degli uomini; da ciò
deriva un ideale di vita sociale basato sulla sequela di Cristo e perdura la collaborazione tra stato e Chiesa.
Gli anabattisti
invece, movimento evangelico pacifico fondato sulla non violenza, sull'amore
fraterno, sulla comunione dei beni e sull'universalismo della salvezza
rifiutavano qualsiasi ingerenza negli affari politici, vivendo in radicale
opposizione con le strutture del mondo.
Anche nell'ambito
della riforma vi furono quindi diversi tipi di mediazione: alcuni furono pi
propensi alla collaborazione in nome di Cristi, altri nello stesso nome più
ostili a qualsiasi progetto che non fosse la pura e semplice presenza nella
storia della novità dell'evento di Cristo.
Altri volti di Cristo emersero nei secoli
successivi: il cristocentrismo della Croce, quello dell'Eucaristia, quello del
Cuore, quello del Sangue. Nell'Ottocento
vengono recuperate, in Cristo, l'eccezionalità, la moralità elevata, la
grandezza storica. Viene anche messa in
risalto la globalità dei misteri di Cristo e si trovano negli eventi pasquali i
significati pasquali, per collegare meglio Cristo, il cosmo, la Chiesa.
La religiosità
popolare preferisce un Cristo più umano e concreto, critico e contestatore,
solidale e sofferente, amico dei poveri. Si pensa allora a un Cristo liberatore e un Cristo di
poveri.
"Ogni epoca ha espresso a suo modo la insondabile ricchezza di
Gesù Cristo con gli strumenti culturali di
cui disponeva; sul piano materiale, sociale, spirituale … anche oggi questa
novità e insonnia per Cristo non si è esaurita" [pag.34]
Secondin ricorda il
cristocentrismo del papa Giovanni Paolo 2°, secondo il quale alla base del
discorso religioso sull'uomo sta l'esperienza storica di Cristo e del suo
mistero.
"In conclusione ogni epoca storia, anche la
nostra, ha riascoltato la domanda «voi chi dite che io sia?».
E vi ha dato risposte sempre nuove, sollecitata anche dalle cangianti
situazioni culturali e pur sempre premurosa di non sminuire il messaggio
trascendente e assoluto del verbo che si è fatto carne per la nostra salvezza e
per fare dell'uomo l'icona del Verbo" [pag.35-36].
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro - Valli