Insicurezza e incertezza - crisi della solidarietà
Sintesi (pag.23-37) da:
BAUMAN Zygmunt, La solitudine del
cittadino globale, [titolo originale: In
search of politics - 1999], trad. di
Giovanna Bettini, Feltrinelli, 2000, ora
nella collana Saggi Universale Economica
Feltrinelli, 2008, €9,50 - attualmente disponibile in commercio
nota: le parole tra parentesi quadre sono elementi inseriti
dal sintetizzatore.
Sigmund Freud
[fondatore della psicoanalisi - 1856/1939] sosteneva che la "civiltà"
è uno scambio: un valore tenuto in gran conto viene sacrificato con un altro,
ugualmente essenziale e sacro. La civiltà reca in dono la sicurezza: una
condizione esente dai molti pericoli che provengono dalla natura, dal proprio
corpo e dalle altre persone. In altre parole, la civiltà libera dalla paura, o
quantomeno rende le paure meno terribili e intense di quanto altrimenti
sarebbero. In cambio pone restrizioni alla libertà individuale.
Se Freud avesse
scritto settant'anni dopo, probabilmente avrebbe dovuto capovolgere la sua
diagnosi: i problemi e i malesseri più comuni al giorno d'oggi sono, al pari di
quelli di un tempo, il prodotto di uno scambio, ma questa volta è la sicurezza
a essere sacrificata giorno dopo giorno sull'altare di una libertà individuale
in continua espansione. Abbiamo perduto buona parte della sicurezza ricevuta
dalla civiltà moderna, e una parte ancora maggiore della sicurezza che aveva
promesso di offrirci; ancora peggio, non sentiamo quasi più promettere che quel
bene verrà recuperato.
Freud parla di Sicherheit, e quel concetto è in realtà
molto più ampio di quello espresso dal termine inglese security. Riesce a sintetizzare in un solo termine fenomeni
complessi, per rendere i quali l'inglese ha bisogno di almeno tre termini: security (sicurezza esistenziale), certainty (certezza) e safety (sicurezza personale,
incolumità).
Sicurezza esistenziale: qualunque cosa sia stata conquistata e
conseguita rimarrà in nostro possesso.
Certezza: poiché
conosciamo le distinzioni che guidano le nostre scelte quotidiane e ci aiutano
a prendere decisioni, nutriamo la speranza di essere nel giusto.
Sicurezza personale:
poiché ci comportiamo in maniera giusta, nessun pericolo fatale -nessun
pericolo che non possa essere neutralizzato- minaccia il nostro corpo e le sue
estensioni: cioè i nostri beni, la famiglia e i vicini, così come lo spazi in
cui tali elementi di un "io esteso" sono contenuti, come la casa e
l'ambiente in cui si trova.
Le tre componenti
della Sicherheit sono le condizioni
della sicurezza di sé e della fiducia in sé, da cui dipende la capacità di
pensare e di agire in modo razionale. L'assenza o l'insufficienza di una delle
tre produce pressoché lo stesso effetto: il dissolversi della sicurezza di sé,
la perdita di fiducia nelle proprie capacità e nelle intenzioni altrui, ciò che
alimenta l'inettitudine, l'ansia, la circospezione, la tendenza a cercare
qualcuno da incolpare, a trovare capri espiatori, e all'aggressione. La routine quotidiana è sottoposta a un esame
che genera ansia, in quanto rivela i rischi che essa comporta; ma quel che è
peggio, spesso le risposte apprese perdono validità troppo rapidamente per
consolidarsi in abitudini e fissarsi in un comportamento routinario.
Oggi le tre
componenti della Sicherheit sono oggetto di continui e gravi attacchi, per
cui vivere nell'incertezza ci appare un modo di vivere, il solo modo di vivere
l'unica vita che abbiamo.
L'insicurezza odierna
assomiglia alla sensazione che potrebbero trovare i passeggeri di un aereo
nello scoprire che la cabina di pilotaggio è vuota, che la voce rassicurante del
capitano era soltanto la ripetizione di
un messaggio registrato molto tempo prima.
L'insicurezza delle
condizioni di vita, insieme con l'assenza di un'istituzione cui rivolgersi con
fiducia, un'istituzione capace di mitigare quell'insicurezza o perlomeno di
ascoltare le richieste di maggior sicurezza, arrecano un danno profondo alla
politica di vita. Riporre tutta la propria fiducia in una regola o direttiva
qualsiasi non sembra più ragionevole: molto presto potrebbe rivelarsi un errore
fatale, data la mutevolezza evidentemente endemica di tutte le regole e
direttive proposte.
"La vita diviene
un negozio di dolciumi dove appagare i propri appetiti crescenti" (Kenneth
J. Gergen).
Sono poche le persone
che nominerebbero un negozio di dolciumi -un luogo piacevole da visitare ogni
tanto- se si chiedesse loro dove vorrebbero dimorare stabilmente. La vita di
coloro che sono all'interno del negozio, passata a scegliere, succhiare e
trangugiare dolciumi, è probabilmente punteggiata di attacchi di nausea e
dolori di stomaco, anche se non si curano (e difficilmente possono non
curarsene, per quanto ci provino) di un'altra vita -una vita piena di rabbia e
di auto disprezzo- vissuta da quelli che, avendo le tasche vuote, guardano
avidamente i compratori attraverso la vetrina del negozio.
L'elenco dei sintomi
comunica l'immagine di uomini e donne sempre alla ricerca di qualcosa che non
troveranno mai, e mai certi che ciò che hanno trovato sia quello che stavano
cercando , benché sicuri che, qualunque cosa abbiano trovato (che sia quello
che desideravano o meno), il fatto di averla trovata non li farà smettere di
cercare ancora. Non si può dare per scontato il valore durevole di una cosa
ottenuta; né si può, o si dovrebbe, dare per scontato il valore di una cosa che
si sia stimolati ad acquisire o che procuri apprezzamento per il fatto di
averla acquisita.
In breve: al cuore
della politica di vita troviamo un desiderio forte e inestinguibile di
sicurezza, ma agire in base a quel desiderio rende maggiormente insicuri, e
sempre più profondamente insicuri.
Quanto alla
tradizionale via di fuga che consiste nell'aggregazione di tutti coloro che la
pensano allo stesso modo, che sono compartecipi e coinvolti, pronti a
solidarizzare in ogni circostanza, qualunque cosa accada -ebbene, anche questa
via è ormai quasi del tutto impraticabile. La vita insicura viene vissuta in
compagnia di persone insicure. Tanto le avversità quanto le opportunità
sembrano scegliere le loro vittime e i loro beneficiari a caso, per cui una
regolarità imposta normativamente potrebbe essere svantaggiosa quando si
presenta l'opportunità, e pressoché ininfluente quando si sfugge all'avversità.
Le due cose di cui
oggi siamo maggiormente certi sono la
scarsa speranza che le sofferenze dovute alle nostre incertezze si attenueranno
e l'incombere di un'incertezza ancora più profonda.
Vivere ed essere
costretti ad agire in condizioni di incertezza non è, ovviamente un fatto
nuovo.
La vera novità non è
la necessità di agire in condizioni di incertezza parziale o anche totale, ma
la sollecitazione costante ad abbattere le difese costruite con tanta cura, ad
abolire le istituzioni destinate a limitare il grado di incertezza e la portata
del danno che l'incertezza dilagante ha arrecato, e a impedire o neutralizzare
lo sforzo di elaborare nuove soluzioni comuni tese a consentire il controllo
dell'incertezza. Invece di serrare i ranghi nella guerra contro l'incertezza,
praticamente tutte le istituzioni preposte all'azione collettiva si uniscono al
coro neoliberale che intona l'elogio delle libere "forze di mercato"
e del libero scambio, cause prime dell'incertezza esistenziale, cioè
dell'incertezza come "condizione naturale dell'uomo"; e insieme [si
fa] passare il messaggio che lasciare liberi il capitale e la finanza,
rinunciando a tutti i tentativi di
rallentarne o regolarne i movimenti, non è una scelta politica tra tante, ma un
verdetto della ragione e una necessità politica.
Il discorso
neoliberale diviene più "forte" via via che procede la
deregolamentazione, la quale priva del loro potere le istituzioni politiche che
potrebbero, in teoria, prendere posizione contro il libero movimento del
capitale e della finanza.
Il risultato comune
degli assalti disparati ma convergenti alle linee difensive è il "dominio
assoluto della flessibilità" teso alla "precarizzazione", e
quindi alla neutralizzazione delle persone attestate sulla sponda nemica,
potenziale testa di ponte della resistenza. Sul piano sociale e psicologico,
l'impatto più profondo della flessibilità consiste nel rendere precaria la
posizione delle persone prese di mira e nel mantenerle precarie, con l'adozione
di misure quali la sostituzione dei
contratti a tempo indeterminato e garantiti dalla legge con assunzioni a termine o collaborazioni
temporanee, che permettono il licenziamento immediato; la proroga dei contratti
e l'offerta di un tipo di impiego che mina il principio dei diritti acquisiti
accumulati con l'arma della valutazione permanente, che fa dipendere la
remunerazione dei singoli lavoratori dai risultati conseguiti individualmente;
la spinta alla competizione tra settori e rami della stessa impresa, che priva
di ogni razionalità la posizione unitaria dei dipendenti. Tutte tecniche di
assoggettamento che, nel complesso, producono un situazione di incertezza
endemica e permanente. Nel mondo darwiniano [caratterizzato dalla competizione
per la sopravvivenza, alla base, secondo il naturalista inglese Charles Darwin,
1809/1882, dell'evoluzione biologica delle specie viventi] della lotta di tutti
contro tutti, la cieca esecuzione dei compiti fissati dalle imprese si radica
in questo senso di incertezza annichilente, nella paura, nello stress e
nell'ansia generati dall'incertezza.
In tutte le società,
la solidarietà (o, piuttosto, la fitta rete di solidarietà, grandi o piccole,
sovrapposte o incrociate) è servita da protezione e da garanzia di certezza
(per quanto imperfette), instillando la fiducia, la sicurezza di sé e il
coraggio indispensabili all'esercizio della libertà e alla sperimentazione. La
vittima principale della teoria e della pratica neoliberali è stata proprio
quella solidarietà. "Non esiste una cosa come la società" fu
l'infelice dichiarazione con cui Margarett Thatcher [primo ministro inglese tra
il 1979 e il 1990] riassunse il credo neoliberale. Esistono, disse, singoli
uomini e singole donne, ed esistono le famiglie.
Sintesi di Mario Ardigò
- Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli