domenica 15 dicembre 2013

Gratitudine e amicizia


Gratitudine e amicizia

 
 E' possibile che chi frequenta questo blog in cui, per quanto rifletta l'esperienza di un gruppo parrocchiale di AC e dell'AC stessa, scrivo prevalentemente io voglia chiedermi "Ma tu che ne pensi della  Chiesa del tuo tempo e di quelli che in essa la pensano diversamente da te?". Non voglio sottrarmi a questa domanda e intendo rispondere sinceramente, francamente ed esplicitamente.
 Il primo sentimento che ho verso la Chiesa nella quale sono vissuto è la gratitudine. E' per suo tramite infatti che mi è arrivata la luce della fede ed è essa che mi ha insegnato a parlare con Dio. Sono grato innanzi tutto alla mia famiglia, dalla quale ho ricevuto la spiritualità che ancora caratterizza fortemente la mia fede e che deriva dal francescanesimo dei Cappuccini e dalle idee religiose di Giuseppe Dossetti, poi a tutti i sacerdoti, i vescovi e i Papi, dai quali è dipesa la mia formazione religiosa fin da quando ero bambino, e infine ai tanti laici cristiani che ho incontrato e dai quali ho imparato le parole della fede e ho avuto molti esempi di vita, alcuni positivi e altri negativi, che mi sono stati tutti utili in un senso e nell'altro.
 Apprezzo molto l'universalità della nostra Chiesa, la capacità di tenere unite moltitudini, che nei tempi in cui io sono vissuto si è accompagnata alla più serena accettazione del pluralismo. Per indole e formazione non ho mai particolarmente apprezzato l'uniformità, ma soffro per le fratture tra le componenti della società e vorrei sempre cercare di fare qualcosa per sanarle. Non mi sono mai proposto di convincere a cambiare quelli che hanno spiritualità e modi di pensare diversi dai miei e non ho mai agito in tal senso. Non mi sento veramente separato da loro, né, per la verità, dai cristiani di altre confessioni religiose e da molti credenti di altre fedi. Dai filosofi Martin Buber,  Emmanuel Lévinas e dal maestro Elio Toaff ho scoperto e imparato ad apprezzare i tesori di saggezza dell'ebraismo che è stato contemporaneo della nostra fede religiosa. Non sono un teologo, questo mi ha sempre agevolato. Verso tutti vorrei mostrare un atteggiamento amichevole e benevolo  e mi rammarico delle volte in cui, per mia incapacità, non sono riuscito a farlo. Ho sempre cercato di correggermi in questo.
 Capisco che la fede religiosa può essere espressa in molti modi di vita e molte concezioni. Ognuno ne riceve una sua particolare illuminazione. Dunque, per quanto siano molto distanti dalla mia sensibilità, accetto da amico la spiritualità delle apparizioni e dei santuari, quella che vuole realizzare una più forte presenza cristiana nella società mediante stili di vita di massa particolari, quella che pensa di asserragliarsi in piccole comunità molto coese per resistere alla contaminazione dei mali sociali, quella centrata sui grandi eventi di massa, quella organizzata intorno alle belle liturgie di una volta e via dicendo. Non voglio partecipare a controversie sulle parole della fede, per le quali del resto non ho la necessaria preparazione. Faccio resistenza solo alla discriminazione sociale e alla violenza su base religiosa e non accetto di essere parte attiva in tentativi di conversione di persone di altra fede o confessione cristiana.
 Per quanto riguarda gli attriti che ci sono nella nostra Chiesa, assumo il punto di vista francescano, ben rappresentato  in questa lettera, scritta da Francesco d'Assisi tra il 1218 e il 1221 e diretta a un capo di comunità:
"Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell'amare il Signore Iddio, e ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia. E così tu devi volere e non diversamente. E questo tieni conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te, perché io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. E in questo amali, e non pretendere che divengano cristiani migliori. E questo sia per te più che stare appartato in un eremo".
Amen.
 
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli