Gratitudine e amicizia
E' possibile che chi
frequenta questo blog in cui, per quanto rifletta l'esperienza di un gruppo
parrocchiale di AC e dell'AC stessa, scrivo prevalentemente io voglia chiedermi
"Ma tu che ne pensi della Chiesa del tuo tempo e di quelli che in essa
la pensano diversamente da te?". Non voglio sottrarmi a questa domanda
e intendo rispondere sinceramente, francamente ed esplicitamente.
Il primo sentimento
che ho verso la Chiesa nella quale sono vissuto è la gratitudine. E' per suo tramite infatti
che mi è arrivata la luce della fede ed è essa che mi ha insegnato a parlare
con Dio. Sono grato innanzi tutto alla mia famiglia, dalla quale ho ricevuto la
spiritualità che ancora caratterizza fortemente la mia fede e che deriva dal
francescanesimo dei Cappuccini e dalle idee religiose di Giuseppe Dossetti, poi
a tutti i sacerdoti, i vescovi e i Papi, dai quali è dipesa la mia formazione
religiosa fin da quando ero bambino, e infine ai tanti laici cristiani che ho
incontrato e dai quali ho imparato le parole della fede e ho avuto molti esempi
di vita, alcuni positivi e altri negativi, che mi sono stati tutti utili in un
senso e nell'altro.
Apprezzo molto
l'universalità della nostra Chiesa, la capacità di tenere unite moltitudini,
che nei tempi in cui io sono vissuto si è accompagnata alla più serena accettazione
del pluralismo. Per indole e formazione non ho mai particolarmente apprezzato
l'uniformità, ma soffro per le fratture tra le componenti della società e
vorrei sempre cercare di fare qualcosa per sanarle. Non mi sono mai proposto di
convincere a cambiare quelli che
hanno spiritualità e modi di pensare diversi dai miei e non ho mai agito in tal
senso. Non mi sento veramente separato da loro, né, per la verità, dai
cristiani di altre confessioni religiose e da molti credenti di altre fedi. Dai
filosofi Martin Buber, Emmanuel Lévinas
e dal maestro Elio Toaff ho scoperto e imparato ad apprezzare i tesori di
saggezza dell'ebraismo che è stato contemporaneo della nostra fede religiosa.
Non sono un teologo, questo mi ha sempre agevolato. Verso tutti vorrei mostrare
un atteggiamento amichevole e benevolo e
mi rammarico delle volte in cui, per mia incapacità, non sono riuscito a farlo.
Ho sempre cercato di correggermi in questo.
Capisco che la fede
religiosa può essere espressa in molti modi di vita e molte concezioni. Ognuno
ne riceve una sua particolare illuminazione. Dunque, per quanto siano molto
distanti dalla mia sensibilità, accetto da amico la spiritualità delle
apparizioni e dei santuari, quella che vuole realizzare una più forte presenza
cristiana nella società mediante stili di vita di massa particolari, quella che
pensa di asserragliarsi in piccole comunità molto coese per resistere alla contaminazione
dei mali sociali, quella centrata sui grandi eventi di massa, quella
organizzata intorno alle belle liturgie di una volta e via dicendo. Non voglio
partecipare a controversie sulle parole della fede, per le quali del resto non
ho la necessaria preparazione. Faccio resistenza solo alla discriminazione
sociale e alla violenza su base religiosa e non accetto di essere parte attiva
in tentativi di conversione di persone di altra fede o confessione cristiana.
Per quanto riguarda
gli attriti che ci sono nella nostra Chiesa, assumo il punto di vista
francescano, ben rappresentato in questa
lettera, scritta da Francesco d'Assisi tra il 1218 e il 1221 e diretta a un
capo di comunità:
"Io ti dico, come
posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di
impedimento nell'amare il Signore Iddio, e ogni persona che ti sarà di
ostacolo, siano frati o altri, anche se ti coprissero di battiture, tutto questo
devi ritenere come una grazia. E così tu devi volere e non diversamente. E
questo tieni conto di vera obbedienza da parte del Signore Iddio e mia per te,
perché io fermamente riconosco che questa è vera obbedienza. E ama coloro che agiscono
con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore
darà a te. E in questo amali, e non pretendere che divengano cristiani migliori.
E questo sia per te più che stare appartato in un eremo".
Amen.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli