Gioia, espansione e novità
Nelle direttive pratiche contenute nel recente documento
diffuso dal nostro vescovo a noi Romani e al mondo, quale padre universale, si
evidenzia il collegamento, per la vitalità delle nostre collettività religiose,
tra gioia, espansione e novità.
"Il bene tende sempre
a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se
stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione
acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri.
Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa.
…
Un annuncio rinnovato offre
ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e
una fecondità evangelizzatrice.
…
Ogni volta che cerchiamo di
tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano
nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti,
parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realtà, ogni
autentica azione evangelizzatrice è sempre “nuova”.
…
[Non] … dovremmo intendere la novità
di questa missione come uno sradicamento, come un oblio della storia viva che
ci accoglie e ci spinge in avanti. La memoria è una dimensione della nostra
fede."
[Esortazione apostolica Evangelii
Gaudium (=la gioia del Vangelo) del papa Francesco, 24-11-13, n.9,11,13].
L'esperienza della straordinaria e
veloce espansione, al modo di un contagio tra persona e persona, tra gruppi e
gruppi, oltre ogni barriera etnica, culturale e sociale, della nostra
confessione religiosa nell'Impero mediterraneo in cui essa originò, il quale
tentò invano di contrastarla venendone invece dominato pur innestandovi
numerosi elementi della propria ideologia, è rimasta fortemente radicata nella
nostra memoria collettiva di fedeli, non tanto come insieme di ricordi
espliciti e precisi (le storie del cristianesimo e della nostra confessione
di solito vi accennano di sfuggita, concentrandosi, per quanto riguarda i primi
secoli, sulle persecuzioni subite dalla gente della nostra fede), ma sotto
forma di una sensibilità e di un anelito di fondo, quasi al modo come certi
comportamenti vengono trasmessi per via genetica alle nuove generazioni, le
quali nell'età di neonate sanno fare cose che non sono mai state loro insegnate, ad esempio succhiare il latte
materno. Quella storia di sviluppo delle origini non si è mai più ripetuta. Dal
quarto secolo della nostra era la diffusione della nostra fede non è infatti mai
stata veramente immune dalla violenza di stato, in forme anche molto crudeli ed
estese, fino ad arrivare al limite del genocidio durante la colonizzazione
delle Americhe, come rilevato con orrore dal domenicano padre Bartolomeo de Las
Casas (1484-1566).
La fase espansiva delle origini fu
caratterizzata effettivamente, per quello che ho potuto capire, dalla gioia della novità, pur nell'ostilità
crescente dei poteri pubblici della società in cui essa avveniva.
Successivamente, parlando in linea generale, questi elementi, la gioia e la novità, vennero meno per vari motivi riassumibili tutti nel clima
di violenza in cui quella che venne concepita come una conquista di nuovi popoli avvenne e che caratterizzò anche l'azione
di polizia ideologica e teologica esercitata per preservare la collettività dei
fedeli da deviazioni. Queste ultime, coinvolgendo quella che era diventata
ormai una ideologia di stato, vennero sostanzialmente considerate e punite come
sovversione politica. Il punto di svolta nella nostra confessione religiosa si
ebbe durante la grande congregazione di nostri capi religiosi celebrate
all'inizio degli anni '60 e nota come Concilio
Vaticano 2° (1962-1965). In tale occasione venne ripudiata la violenza dei
secoli passati, riconosciuta la libertà di coscienza delle persone umane e un
ruolo nella società civile dei fedeli laici maggiormente corrispondente ai
principi delle democrazie popolari contemporanee. Nel mondo che chiamiamo Occidente la violenza con finalità
religiose era già stata dichiarata illecita alla fine della Seconda Guerra
Mondiale. Solo nell'anno 2000, durante il Grande Giubileo indetto e guidato dal
papa Giovanni Paolo 2°, si arrivò a chiedere perdono (tra molte polemiche di
chi dissentiva da questa scelta, come
collettività religiosa, della violenza compiuta in nome dell'espansione
e della difesa della nostra fede.
Quando
si vuole promuovere una espansione della fede caratterizzata dagli elementi
della gioia e della novità
ci si vuole staccare significativamente dai secoli bui (oltre 1.500 anni) della
violenza religiosa, talvolta invece ricordati addirittura con nostalgia da chi
vede nella nuova era della libertà di coscienza l'inizio di una fase recessiva
di cui non si vede la fine. In effetti quelli che stiamo vivendo sono tempi che
non hanno precedenti nella storia dell'umanità e questo sotto diversi aspetti,
compresi quelli religiosi. Da un lato principi che derivano dalla nostra teologia si sono affermati come ideologia
delle democrazia contemporanee e sono affermati religiosamente, a prescindere
da un reale riscontro nella natura delle cose, come accade per il principio di
uguale dignità di tutti gli esseri umani, a prescindere da distinzioni di etnia,
cultura, lingua, religione, sesso, opinioni politiche, condizioni personali e
sociali, dall'altro l'adesione esplicita, convinta, consapevole e informata,
alla nostra religione e, in particolare, la conoscenza della sua teologia e il
seguire con costanza e fedeltà le sue liturgie e norme etiche, coinvolge strati
della popolazione che statisticamente risultano minoritari, anche se la nostra
confessione costituisce ancora, per la grande maggioranza degli italiani, il
riferimento religioso di base. Ecco dunque spuntare nuove strade, metodi creativi, altre forme di
espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per
il mondo attuale. La nostra confessione religiosa, abbandonata la
fase dell'opposizione dura, ideologica e pregiudiziale al nuovo corso
contemporaneo, cerca ora di ideare e di attuare nuovi modi per riprendere la
sua fase espansiva, conformemente alla missione che ritiene esserle data dalle
origini. Essa, infatti, non si adatta ad un clima di stagnazione. Ritiene di essere
stata lanciata verso il mondo per la salvezza del genere umano, per radunare, consolare, risanare, liberare
le genti, questa volta però in spirito di fraternità universale, per ricondurle
verso il Padre celeste, secondo la missione che crede esserle stata affidata
dall'antico Maestro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro,
Valli