domenica 8 dicembre 2013

Gioia, espansione e novità


Gioia, espansione e novità

 
Nelle direttive pratiche contenute nel recente documento diffuso dal nostro vescovo a noi Romani e al mondo, quale padre universale, si evidenzia il collegamento, per la vitalità delle nostre collettività religiose, tra gioia, espansione e novità.
"Il bene tende sempre a comunicarsi. Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene attecchisce e si sviluppa.
Un annuncio rinnovato offre ai credenti, anche ai tiepidi o non praticanti, una nuova gioia nella fede e una fecondità evangelizzatrice.
Ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. In realtà, ogni autentica azione evangelizzatrice è sempre “nuova”.
[Non] … dovremmo intendere la novità di questa missione come uno sradicamento, come un oblio della storia viva che ci accoglie e ci spinge in avanti. La memoria è una dimensione della nostra fede."
[Esortazione apostolica Evangelii Gaudium (=la gioia del Vangelo) del papa Francesco, 24-11-13, n.9,11,13].
 L'esperienza della straordinaria e veloce espansione, al modo di un contagio tra persona e persona, tra gruppi e gruppi, oltre ogni barriera etnica, culturale e sociale, della nostra confessione religiosa nell'Impero mediterraneo in cui essa originò, il quale tentò invano di contrastarla venendone invece dominato pur innestandovi numerosi elementi della propria ideologia, è rimasta fortemente radicata nella nostra memoria collettiva di fedeli, non tanto come insieme di ricordi espliciti e precisi (le storie  del cristianesimo e della nostra confessione di solito vi accennano di sfuggita, concentrandosi, per quanto riguarda i primi secoli, sulle persecuzioni subite dalla gente della nostra fede), ma sotto forma di una sensibilità e di un anelito di fondo, quasi al modo come certi comportamenti vengono trasmessi per via genetica alle nuove generazioni, le quali nell'età di neonate sanno fare cose che non sono mai state loro insegnate, ad esempio succhiare il latte materno. Quella storia di sviluppo delle origini non si è mai più ripetuta. Dal quarto secolo della nostra era la diffusione della nostra fede non è infatti mai stata veramente immune dalla violenza di stato, in forme anche molto crudeli ed estese, fino ad arrivare al limite del genocidio durante la colonizzazione delle Americhe, come rilevato con orrore dal domenicano padre Bartolomeo de Las Casas (1484-1566).
 La fase espansiva delle origini fu caratterizzata effettivamente, per quello che ho potuto capire, dalla gioia della novità, pur nell'ostilità crescente dei poteri pubblici della società in cui essa avveniva. Successivamente, parlando in linea generale, questi elementi, la gioia e la novità, vennero meno per vari motivi riassumibili tutti nel clima di violenza in cui quella che venne concepita come una conquista di nuovi popoli avvenne e che caratterizzò anche l'azione di polizia ideologica e teologica esercitata per preservare la collettività dei fedeli da deviazioni. Queste ultime, coinvolgendo quella che era diventata ormai una ideologia di stato, vennero sostanzialmente considerate e punite come sovversione politica. Il punto di svolta nella nostra confessione religiosa si ebbe durante la grande congregazione di nostri capi religiosi celebrate all'inizio degli anni '60 e nota come Concilio Vaticano 2° (1962-1965). In tale occasione venne ripudiata la violenza dei secoli passati, riconosciuta la libertà di coscienza delle persone umane e un ruolo nella società civile dei fedeli laici maggiormente corrispondente ai principi delle democrazie popolari contemporanee. Nel mondo che chiamiamo Occidente la violenza con finalità religiose era già stata dichiarata illecita alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Solo nell'anno 2000, durante il Grande Giubileo indetto e guidato dal papa Giovanni Paolo 2°, si arrivò a chiedere perdono (tra molte polemiche di chi dissentiva da questa scelta, come  collettività religiosa, della violenza compiuta in nome dell'espansione e della difesa della nostra fede.
 Quando si vuole promuovere una espansione della fede caratterizzata dagli elementi della gioia  e della novità ci si vuole staccare significativamente dai secoli bui (oltre 1.500 anni) della violenza religiosa, talvolta invece ricordati addirittura con nostalgia da chi vede nella nuova era della libertà di coscienza l'inizio di una fase recessiva di cui non si vede la fine. In effetti quelli che stiamo vivendo sono tempi che non hanno precedenti nella storia dell'umanità e questo sotto diversi aspetti, compresi quelli religiosi. Da un lato principi che derivano dalla nostra  teologia si sono affermati come ideologia delle democrazia contemporanee e sono affermati religiosamente, a prescindere da un reale riscontro nella natura delle cose, come accade per il principio di uguale dignità di tutti gli esseri umani, a prescindere da distinzioni di etnia, cultura, lingua, religione, sesso, opinioni politiche, condizioni personali e sociali, dall'altro l'adesione esplicita, convinta, consapevole e informata, alla nostra religione e, in particolare, la conoscenza della sua teologia e il seguire con costanza e fedeltà le sue liturgie e norme etiche, coinvolge strati della popolazione che statisticamente risultano minoritari, anche se la nostra confessione costituisce ancora, per la grande maggioranza degli italiani, il riferimento religioso di base. Ecco dunque spuntare nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale. La nostra confessione religiosa, abbandonata la fase dell'opposizione dura, ideologica e pregiudiziale al nuovo corso contemporaneo, cerca ora di ideare e di attuare nuovi modi per riprendere la sua fase espansiva, conformemente alla missione che ritiene esserle data dalle origini. Essa, infatti, non si adatta ad un clima di stagnazione. Ritiene di essere stata lanciata verso il mondo per la salvezza del genere umano, per radunare, consolare, risanare, liberare le genti, questa volta però in spirito di fraternità universale, per ricondurle verso il Padre celeste, secondo la missione che crede esserle stata affidata dall'antico Maestro.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli