E' poi così necessario capire il mondo?
Quando nel nostro gruppo parrocchiale di AC
affronto gli argomenti che leggete nei miei interventi su questo blog, spesso mi vengono fatte le
obiezioni che si preferirebbe trattare di temi spirituali, che le cose che dico
sono noiose per cui benché le persone prendano i fogli che do loro poi non li leggono e, infine, che tutto questo
sforzarsi di ragionare non è
indispensabile perché ciò che conta è la persona del nostro antico Maestro. In
definitiva, quello che piace di più tra noi è il discutere sulle prediche dei
preti e chiedere loro lumi, farsi spiegare da loro la Scrittura e ciò che
comporta per la nostra vita etica. Anche a me questo piace: in fondo ricalca
tante scene evangeliche, in cui il Maestro spiegava, la gente lo interrogava, a
volte mettendolo alla prova, e a quelli che gli aprivano la propria anima
sembrava ardere il cuore, come si dice di quei suoi discepoli sulla strada per
Emmaus. La nostra religione è fatta anche di questo, il contatto vivo con i
sacerdoti ci ricarica. ci arricchisce spiritualmente e ci dà pace: è come un
momento di riposo nei travagli delle nostro lavoro. E' per questo che ogni
gruppo di AC ha un assistente ecclesiastico, un sacerdote che gli dedica parte
del suo tempo prezioso. Ma poi anche noi laici dobbiamo fare la nostra parte,
perché la nostra fede, per quello che credo di aver capito, non è una religione
di gente che si lascia trascinare dagli altri, lasciando a loro tutta la fatica,
ma, anzi, richiede a ciascuno di fare la propria parte, attivamente, secondo
ciò che gli compete e gli si attaglia, per ruolo che riveste nella collettività
di fede, per età, condizione sociale, capacità, istruzione e doti personali. Il
clero è questo che si aspetta da noi. Facendo oggi un bilancio della mia vita
mi devo rimproverare invece di non aver dato e fatto abbastanza, facendo troppo
conto che, comunque, i preti avrebbero comunque mandato avanti tutto anche
senza di me. Ed in effetti così è stato. Per tanti anni non ho frequentato la
nostra parrocchia, facendo vita di fede in altre parrocchie e in altre sedi
associative, e poi, quando ho deciso di ritornarvi, l'ho trovata ancora in
piedi e funzionante. Ma senza la collaborazione di noi popolo di laici i sacerdoti non possono veramente riuscire nella
loro missione di radunare, risanare, trasformare
le genti delle società del loro,
del nostro, tempo secondo i principi di fede. E questo specialmente ai tempi
nostri, nei regimi democratici, in cui le persone nella società contano tanto
di più che nei secoli passati (anche se spesso non ce ne rendiamo bene conto).
C'è una fatica che compete principalmente a noi laici e che consiste innanzi
tutto nel capire il nostro tempo, o
secondo l'espressione che ci è divenuta familiare fin dagli scorsi anni '60 e
che a dirette origini evangeliche, i segni dei tempi. Ho sempre presente il
monito che ci venne dall'antico Maestro: "come mai non sapete capire quel che accade in questo tempo?".
Penso che si debbano seguire i buoni modelli
che ci vengono dalla storia della nostra
confessione religiosa, dalle grandi
figure che si sono susseguite fin dai primi tempi. Si è trattato sempre di
persone operose, anche quando si dedicavano prevalentemente alla contemplazione
ed allora, per sottolineare che il loro tempo non era solo di mera estasi
passiva, si diceva che erano atlete dello
spirito. Considerate per esempio la
vita di Francesco d'Assisi, che a una considerazione un po' superficiale può
sembrare tanto lontana dagli sforzi di capire,
perché egli dichiarava di voler
semplicemente seguire l'esempio del nostro primo Maestro, rifiutando i
ragionamenti con i quali i suoi insegnamenti qualche volta sembravano essere
stati contraffatti. Egli fu un uomo del
fare, ma la dura disciplina che si impose e che si imposero i suoi seguaci
derivava in realtà da una chiara consapevolezza dei mali sociali dell'epoca in
cui visse, proprio dal capire. Se
confrontiamo la regola della
collettività di fede fondata da Francesco D'Assisi con la vita del Maestro e
dei suoi discepoli come ci viene narrata nelle Scritture, emergono rilevanti
differenze, così come se la si confronta con le narrazioni, sempre contenute
nelle Scritture, della vita delle prime comunità dei tempi apostolici. La
particolare accentuazione sul tema della Povertà e il rifiuto di seguire le
consuetudini degli ordini religiosi del suo tempo, così come l'idea di
predicare gli ideali etici della nostra religione facendosi giullari in mezzo alla gente, dipendono
da una considerazione critica dei modi in cui la religione era vissuta e
insegnata nella sua epoca, quindi da una considerazione attenta dei segni del suo tempo, oggi diremmo delle sue
emergenze sociali.
Quella di capire
il nostro tempo, anche alla luce della storia da cui deriva, è in
definitiva, per come la vedo io, una fatica
che ci compete come laici e che non
possiamo disertare o trascurare. E' infatti una delle opere con le quali
possiamo mostrare che la nostra fede è ancora viva. E' indubbiamente gravosa, richiede uno
sforzo, ma non è così, ad esempio, quando leggiamo le Scritture e tentiamo di intenderle, anche con l'aiuto
di chi ne sa di più? La loro profondità è tale che la vita di un essere umano
non basta a capirne veramente tutti i significati e le implicazioni. E ogni persona
deve faticosamente ricominciare da capo il lavoro che è stato fatto da coloro
dai quali la fede gli è stata tramandata. Il Libro infatti non è come il
telefono cellulare che usiamo tutti i giorni e che si basa su una tecnologia
molto sofisticata che possiamo permetterci di ignorare, perché ci basta sapere
come interagire con l'apparecchio premendo pochi tasti o addirittura solo
sfiorandone la superficie per farlo
funzionare.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli