sabato 7 dicembre 2013

E' poi così necessario capire il mondo?


E' poi così necessario capire il mondo?

  Quando nel nostro gruppo parrocchiale di AC affronto gli argomenti che leggete nei miei interventi su questo blog, spesso mi vengono fatte le obiezioni che si preferirebbe trattare di temi spirituali, che le cose che dico sono noiose per cui benché le persone prendano i fogli che do loro poi non li leggono e, infine, che tutto questo sforzarsi di ragionare non è indispensabile perché ciò che conta è la persona del nostro antico Maestro. In definitiva, quello che piace di più tra noi è il discutere sulle prediche dei preti e chiedere loro lumi, farsi spiegare da loro la Scrittura e ciò che comporta per la nostra vita etica. Anche a me questo piace: in fondo ricalca tante scene evangeliche, in cui il Maestro spiegava, la gente lo interrogava, a volte mettendolo alla prova, e a quelli che gli aprivano la propria anima sembrava ardere il cuore, come si dice di quei suoi discepoli sulla strada per Emmaus. La nostra religione è fatta anche di questo, il contatto vivo con i sacerdoti ci ricarica. ci arricchisce spiritualmente e ci dà pace: è come un momento di riposo nei travagli delle nostro lavoro. E' per questo che ogni gruppo di AC ha un assistente ecclesiastico, un sacerdote che gli dedica parte del suo tempo prezioso. Ma poi anche noi laici dobbiamo fare la nostra parte, perché la nostra fede, per quello che credo di aver capito, non è una religione di gente che si lascia trascinare dagli altri, lasciando a loro tutta la fatica, ma, anzi, richiede a ciascuno di fare la propria parte, attivamente, secondo ciò che gli compete e gli si attaglia, per ruolo che riveste nella collettività di fede, per età, condizione sociale, capacità, istruzione e doti personali. Il clero è questo che si aspetta da noi. Facendo oggi un bilancio della mia vita mi devo rimproverare invece di non aver dato e fatto abbastanza, facendo troppo conto che, comunque, i preti avrebbero comunque mandato avanti tutto anche senza di me. Ed in effetti così è stato. Per tanti anni non ho frequentato la nostra parrocchia, facendo vita di fede in altre parrocchie e in altre sedi associative, e poi, quando ho deciso di ritornarvi, l'ho trovata ancora in piedi e funzionante. Ma senza la collaborazione di noi popolo di laici i sacerdoti non possono veramente riuscire nella loro missione di  radunare, risanare, trasformare  le genti delle  società del loro, del nostro, tempo secondo i principi di fede. E questo specialmente ai tempi nostri, nei regimi democratici, in cui le persone nella società contano tanto di più che nei secoli passati (anche se spesso non ce ne rendiamo bene conto). C'è una fatica che compete principalmente a noi laici e che consiste innanzi tutto nel capire il nostro tempo, o secondo l'espressione che ci è divenuta familiare fin dagli scorsi anni '60 e che a dirette origini evangeliche,  i segni dei tempi. Ho sempre presente il monito che ci venne dall'antico Maestro: "come mai non sapete capire quel che accade in questo tempo?".
  Penso che si debbano seguire i buoni modelli che ci vengono dalla  storia della nostra confessione  religiosa, dalle grandi figure che si sono susseguite fin dai primi tempi. Si è trattato sempre di persone operose, anche quando si dedicavano prevalentemente alla contemplazione ed allora, per sottolineare che il loro tempo non era solo di mera estasi passiva, si diceva che erano atlete dello spirito. Considerate per esempio  la vita di Francesco d'Assisi, che a una considerazione un po' superficiale può sembrare tanto lontana dagli sforzi di capire,  perché egli dichiarava di voler semplicemente seguire l'esempio del nostro primo Maestro, rifiutando i ragionamenti con i quali i suoi insegnamenti qualche volta sembravano essere stati contraffatti. Egli fu un uomo del fare, ma la dura disciplina che si impose e che si imposero i suoi seguaci derivava in realtà da una chiara consapevolezza dei mali sociali dell'epoca in cui visse, proprio dal capire. Se confrontiamo la regola della collettività di fede fondata da Francesco D'Assisi con la vita del Maestro e dei suoi discepoli come ci viene narrata nelle Scritture, emergono rilevanti differenze, così come se la si confronta con le narrazioni, sempre contenute nelle Scritture, della vita delle prime comunità dei tempi apostolici. La particolare accentuazione sul tema della Povertà e il rifiuto di seguire le consuetudini degli ordini religiosi del suo tempo, così come l'idea di predicare gli ideali etici della nostra religione facendosi giullari in mezzo alla gente, dipendono da una considerazione critica dei modi in cui la religione era vissuta e insegnata nella sua epoca, quindi da una considerazione attenta dei segni del suo tempo, oggi diremmo delle sue emergenze sociali.
 Quella di capire  il nostro tempo, anche alla luce della storia da cui deriva, è in definitiva, per come la vedo io, una fatica che ci compete  come laici e che non possiamo disertare o trascurare. E' infatti una delle opere con le quali possiamo mostrare che la nostra fede è ancora  viva. E' indubbiamente gravosa, richiede uno sforzo, ma non è così, ad esempio, quando leggiamo le Scritture  e tentiamo di intenderle, anche con l'aiuto di chi ne sa di più? La loro profondità è tale che la vita di un essere umano non basta a capirne veramente tutti i significati e le implicazioni. E ogni persona deve faticosamente ricominciare da capo il lavoro che è stato fatto da coloro dai quali la fede gli è stata tramandata. Il Libro infatti non è come il telefono cellulare che usiamo tutti i giorni e che si basa su una tecnologia molto sofisticata che possiamo permetterci di ignorare, perché ci basta sapere come interagire con l'apparecchio premendo pochi tasti o addirittura solo sfiorandone la superficie per farlo funzionare.   
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli