martedì 5 novembre 2013

Il senso di una presenza sul WEB


Il senso di una presenza sul WEB

 Benché gli interventi siano stati, finora, prevalentemente miei, il senso di questa presenza sul WEB è fondamentalmente collettivo, come indica il nome stesso del blog. Vuole manifestare che nel quartiere romano di Monte Sacro - Valli l'Azione Cattolica vive. E' una presenza nel quartiere, non solo nella parrocchia, perché il campo d'azione nel quale i fedeli laici sono impegnati per vocazione e competenza è principalmente quello fuori  della chiesa parrocchiale, anche se naturalmente partecipano a tutte le attività della parrocchia. Si è voluto segnalare una presenza perché essa, per vari motivi, non è scontata. L'Azione Cattolica è portatrice di un'esperienza e di una tradizione associativa che ad un certo punto è potuta apparire, sotto certe prospettive, superata, invecchiata, e invece non lo è. Essa è Chiesa: in un passato ormai piuttosto lontano questo risultava evidente; ai tempi nostri il riconoscimento di questa realtà bisogna in un certo senso riguadagnarselo. Insomma, dagli scorsi anni '80 vi sono state altre forme associative che hanno avuto un impetuoso sviluppo, incoraggiate dalla gerarchia del clero, e che sono sembrate poter sostituire quel particolare tipo di lavoro che si fa in Azione Cattolica. Oggi la situazione è molto cambiata e generalmente sono molto vivi quello spirito di unione e quella stima vicendevole auspicati dai padri conciliari durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) nel decreto Apostolicam Actuositatem [=Sull'attività apostolica], al fine di evitare dannose rivalità. Per questo non è nemmeno più il caso di ricordare su che cosa si basavano le divisioni di un tempo.
 Il fine dell'Azione Cattolica non è il proselitismo associativo, vale a dire l'ottenere iscrizioni all'associazione. Nel proporre certe idee e modi di azione l'associazione intende sempre agire nell'interesse generale, non lanciare l'amo per catturare adesioni. In questo senso, non pesca di frodo. Non è alternativa ad altre forme associative o, comunque, di impegno collettivo religioso. Essa vuole essere luogo e occasione di formazione e di ricerca comune per svolgere quel lavoro che compete specificamente ai laici e che consiste nel rinnovare secondo i principi religiosi la società in cui si vive, agendo al suo interno e collaborando con ogni persona di buona volontà, anche non ispirata da una fede religiosa o credente in altre fedi. In questo non si parte da zero: dalla metà dell'Ottocento è in corso una tradizione feconda che oggi è particolarmente rappresentata dall'Azione Cattolica, anche se è manifestata in diverse altre organizzazioni di impegno laicale.
 Il metodo fondamentale dell'Azione Cattolica si basa sul dialogo. Esso è tanto più efficace, tante più persone coinvolge. Per questo, benché non ci preoccupino le questioni sul numero degli aderenti, perché in definitiva affrontiamo certe questioni dal punto di vista religioso e quindi non facciamo troppo conto sulle nostre forze, ci piacerebbe coinvolgere in questo dialogo più gente di quella che attualmente frequenta le nostre riunioni infrasettimanali del martedì e che è costituita in gran parte dai soci storici  del gruppo. E, specialmente, sentiamo la mancanza di un contributo più importante dei più giovani. Capiamo bene che si tratta di persone che si trovano in età della vita in cui si è pieni di cose da fare e di preoccupazioni stringenti nel quotidiano: lo studio, il lavoro, la famiglia (da costruire o da mandare avanti) e via dicendo. Ma è possibile immaginare occasioni di incontro adatte a tutti.
 Quello che vorremmo comunicare è che c'è un lavoro da fare  in religione che parte dall'interiorità e dalla liturgia ma va oltre, lì appunto dove noi laici collaboriamo all'edificazione e al mantenimento della società in cui siamo immersi.
 Vorrei però essere franco nel dire questo: la società nostra va avanti anche senza la religione. Essa, per come la vedo io, non è indispensabile al funzionamento del nostro mondo. In particolare, non è necessario credere nel soprannaturale per osservare le leggi che le collettività civili a diverso livello si sono date. Ma vi è di più: l'etica non è cosa che appartenga solo alle visioni religiose della vita. Anche chi, in coscienza, decide di essere ateo può agire ispirato da alti principi morali e, comunque, essere una persona onesta e buona. Di questo abbiamo moltissimi esempi. L'esperienza storica dimostra poi che non è vero che  se non c'è Dio tutto è permesso. E, anzi, moltitudini di credenti non hanno trovato alcun impedimento nella propria fede religiosa, nel credere in Dio, nel commettere atti tremendi.
 Dunque, perché la fede religiosa? E, soprattutto,  perché una fede religiosa che si propone di rinnovare il mondo e non solo l'interiorità del credente? A questa domanda ogni persona che ha deciso di essere religiosa, quindi di seguire una fede che ha una tradizione collettiva, ha dato una propria risposta. Tra i credenti ci sono persone di ogni età, provenienza etnica e geografica, nazionalità, cultura, orientamenti sociali e politici: la nostra collettività religiosa  in particolare si manifesta veramente cattolica, vale a dire universale, in questo senso. A chi associa superficialmente la religione all'ignoranza, evidenzio che si manifestano religiose anche persone di grande cultura.
 Nella mia esperienza il contributo che la fede religiosa dà alla società è la gioia di vivere. A volte le società umane, in particolare quelle nostre più avanzate, assomigliano a macchine molto complesse, in cui il singolo si sente un po' come un oggetto da manipolare. Le procedure si ispirano alla razionalità, ma quest'ultima va bene fino ad un certo punto, nelle cose umane. Come è stato osservato da un nostro autorevole scrittore, rispondendo ad un matematico che gli rappresentava l'inconsistenza scientifica  e logica della narrazioni religiose, l'essere umano vive anche di ciò che chiamiamo amore e che ha molti significati e tutti molto importanti per le persone. Non di solo pane vive l'uomo, è scritto. E ci viene insegnato che ciò in cui, nella fede religiosa, riponiamo il nostro affidamento è  amore. Mentre la religione non è (più) necessaria al funzionamento del meccanismo sociale, essa è ancora indispensabile per liberarsi  da ciò che in esso contrasta con l'esigenza di amore che gli esseri umani hanno. Nel fondo della nostra interiorità  ci ribelliamo infatti all'idea di essere solo prodotti sociali.
 Nel nostro quartiere c'è bisogno di gioia? A me pare di sì. Non mi pare che sia un agglomerato cittadino particolarmente gioioso, benché vi si trovi tutto ciò che è necessario. Io stesso non vi ho vissuto le mie più intense esperienze di gioia, salvo che in occasioni di eventi religiosi. In questo senso mi pare che esso abbia  ancora bisogno di quella liberazione che viene dalla fede religiosa. Le cause sono molte: se ne può discutere insieme. Alcune sono comuni a tutta la città, altre sono proprie dei quartieri delle grandi periferie cittadine, alcuni  sono propri di questo settore della città, attraversato e attorniato da imponenti correnti di traffico veicolare che hanno inciso sulla sua vivibilità. La gente se ne parte la mattina e torna la sera o solamente lo attraversa. Sono stanziali solo i molti anziani. Il quartiere, tutto sommato, funziona come macchina sociale, ma è carente in quelle occasioni di incontro tra esseri umani che aprono alla gioia dell'esistenza. La parrocchia vuole essere un segno visibile che è possibile vivere diversamente. E l'Azione Cattolica vuole essere lo strumento collettivo per ragionarci sopra con quanta più gente possibile, anche fuori della chiesa parrocchiale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli