Il senso di una
presenza sul WEB
Benché gli interventi
siano stati, finora, prevalentemente miei, il senso di questa presenza sul WEB è fondamentalmente collettivo, come
indica il nome stesso del blog. Vuole manifestare che nel quartiere romano di
Monte Sacro - Valli l'Azione Cattolica vive.
E' una presenza nel quartiere, non solo nella parrocchia, perché il campo
d'azione nel quale i fedeli laici sono impegnati per vocazione e competenza è principalmente
quello fuori della chiesa parrocchiale, anche se
naturalmente partecipano a tutte le attività della parrocchia. Si è voluto
segnalare una presenza perché essa, per vari motivi, non è scontata. L'Azione
Cattolica è portatrice di un'esperienza e di una tradizione associativa che ad
un certo punto è potuta apparire, sotto certe prospettive, superata,
invecchiata, e invece non lo è. Essa è Chiesa:
in un passato ormai piuttosto lontano questo risultava evidente; ai tempi
nostri il riconoscimento di questa realtà bisogna in un certo senso
riguadagnarselo. Insomma, dagli scorsi anni '80 vi sono state altre forme
associative che hanno avuto un impetuoso sviluppo, incoraggiate dalla gerarchia
del clero, e che sono sembrate poter sostituire
quel particolare tipo di lavoro che si fa in Azione Cattolica. Oggi la
situazione è molto cambiata e generalmente sono molto vivi quello spirito di unione e quella stima vicendevole auspicati
dai padri conciliari durante il Concilio Vaticano 2° (1962-1965) nel decreto Apostolicam Actuositatem [=Sull'attività apostolica], al fine di
evitare dannose rivalità. Per questo
non è nemmeno più il caso di ricordare su che cosa si basavano le divisioni di
un tempo.
Il fine dell'Azione
Cattolica non è il proselitismo
associativo, vale a dire l'ottenere iscrizioni all'associazione. Nel
proporre certe idee e modi di azione l'associazione intende sempre agire
nell'interesse generale, non lanciare l'amo per catturare adesioni. In questo
senso, non pesca di frodo. Non è
alternativa ad altre forme associative o, comunque, di impegno collettivo
religioso. Essa vuole essere luogo e occasione di formazione e di ricerca
comune per svolgere quel lavoro che compete specificamente ai laici e che
consiste nel rinnovare secondo i principi religiosi la società in cui si vive,
agendo al suo interno e collaborando con ogni persona di buona volontà, anche
non ispirata da una fede religiosa o credente in altre fedi. In questo non si parte da zero: dalla metà
dell'Ottocento è in corso una tradizione feconda che oggi è particolarmente
rappresentata dall'Azione Cattolica, anche
se è manifestata in diverse altre organizzazioni di impegno laicale.
Il metodo
fondamentale dell'Azione Cattolica si basa sul dialogo. Esso è tanto più efficace, tante più persone coinvolge.
Per questo, benché non ci preoccupino le questioni sul numero degli aderenti,
perché in definitiva affrontiamo certe questioni dal punto di vista religioso e
quindi non facciamo troppo conto sulle nostre forze, ci piacerebbe coinvolgere
in questo dialogo più gente di quella che attualmente frequenta le nostre
riunioni infrasettimanali del martedì e che è costituita in gran parte dai soci
storici del gruppo. E, specialmente, sentiamo la
mancanza di un contributo più importante dei più giovani. Capiamo bene che si
tratta di persone che si trovano in età della vita in cui si è pieni di cose da
fare e di preoccupazioni stringenti nel quotidiano: lo studio, il lavoro, la
famiglia (da costruire o da mandare avanti) e via dicendo. Ma è possibile
immaginare occasioni di incontro adatte a tutti.
Quello che vorremmo
comunicare è che c'è un lavoro da fare
in
religione che parte dall'interiorità e dalla liturgia ma va oltre, lì appunto dove noi laici collaboriamo
all'edificazione e al mantenimento della società in cui siamo immersi.
Vorrei però essere
franco nel dire questo: la società nostra va avanti anche senza la religione. Essa, per come la vedo io, non è indispensabile
al funzionamento del nostro mondo. In
particolare, non è necessario credere nel soprannaturale per osservare le leggi
che le collettività civili a diverso livello si sono date. Ma vi è di più:
l'etica non è cosa che appartenga solo alle visioni religiose della vita. Anche
chi, in coscienza, decide di essere ateo può agire ispirato da alti principi
morali e, comunque, essere una persona onesta e buona. Di questo abbiamo
moltissimi esempi. L'esperienza storica dimostra poi che non è vero che se
non c'è Dio tutto è permesso. E, anzi, moltitudini di credenti non hanno
trovato alcun impedimento nella propria fede religiosa, nel credere in Dio, nel commettere atti
tremendi.
Dunque, perché la fede religiosa? E, soprattutto, perché una fede religiosa che si
propone di rinnovare il mondo e non solo l'interiorità del credente? A
questa domanda ogni persona che ha deciso di essere religiosa, quindi di
seguire una fede che ha una tradizione collettiva, ha dato una propria
risposta. Tra i credenti ci sono persone di ogni età, provenienza etnica e
geografica, nazionalità, cultura, orientamenti sociali e politici: la nostra
collettività religiosa in particolare si
manifesta veramente cattolica, vale a
dire universale, in questo senso. A
chi associa superficialmente la religione all'ignoranza, evidenzio che si
manifestano religiose anche persone di grande cultura.
Nella mia esperienza
il contributo che la fede religiosa dà alla società è la gioia di vivere. A volte le società umane, in particolare quelle
nostre più avanzate, assomigliano a macchine molto complesse, in cui il singolo
si sente un po' come un oggetto da manipolare. Le procedure si ispirano alla razionalità, ma quest'ultima va bene
fino ad un certo punto, nelle cose umane. Come è stato osservato da un nostro
autorevole scrittore, rispondendo ad un matematico che gli rappresentava
l'inconsistenza scientifica e logica
della narrazioni religiose, l'essere umano vive anche di ciò che chiamiamo amore e che ha molti significati e tutti
molto importanti per le persone. Non di
solo pane vive l'uomo, è scritto. E ci viene insegnato che ciò in cui,
nella fede religiosa, riponiamo il nostro affidamento è amore. Mentre la religione
non è (più) necessaria al funzionamento del meccanismo sociale, essa è ancora
indispensabile per liberarsi da ciò che in esso contrasta con l'esigenza di
amore che gli esseri umani hanno. Nel
fondo della nostra interiorità ci ribelliamo infatti all'idea di essere
solo prodotti sociali.
Nel nostro quartiere
c'è bisogno di gioia? A me pare di sì. Non mi pare che sia un agglomerato
cittadino particolarmente gioioso, benché vi si trovi tutto ciò che è
necessario. Io stesso non vi ho vissuto le mie più intense esperienze di gioia,
salvo che in occasioni di eventi religiosi. In questo senso mi pare che esso abbia
ancora bisogno di quella liberazione che viene dalla fede
religiosa. Le cause sono molte: se ne può discutere insieme. Alcune sono comuni
a tutta la città, altre sono proprie dei quartieri delle grandi periferie
cittadine, alcuni sono propri di questo
settore della città, attraversato e attorniato da imponenti correnti di
traffico veicolare che hanno inciso sulla sua vivibilità. La gente se ne parte
la mattina e torna la sera o solamente lo attraversa. Sono stanziali solo i
molti anziani. Il quartiere, tutto sommato, funziona come macchina sociale, ma è carente in quelle occasioni di incontro tra
esseri umani che aprono alla gioia dell'esistenza. La parrocchia vuole
essere un segno visibile che è possibile
vivere diversamente. E l'Azione Cattolica vuole essere lo strumento
collettivo per ragionarci sopra con quanta più gente possibile, anche fuori della chiesa parrocchiale.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma,
Monte Sacro, Valli