Sincerità, realismo e senso pratico
Viviamo in un'epoca di veloci mutamenti
dei costumi e delle convinzioni sociali, come del resto ce ne sono già state
nella storia dell'umanità. Un periodo così fu vissuto in Italia nel quinto
secolo della nostra era, quando crollarono le istituzioni politiche del grande
impero mediterraneo nel quale, ad un certo punto, si era creato un clima molto
favorevole all'espansione della nostra fede e se ne erano consolidati i
fondamenti culturali. Così come nel sedicesimo secolo, in cui presero piede
nuove concezioni in campo religioso e culturale. Ciò che stiamo vivendo in
questi anni è caratterizzato da un forte protagonismo delle masse: quindi non
si tratta tanto di una lotta tra potenti per il dominio politico della società
o tra dotti innovatori culturali per il dominio sulle coscienze, ma di nuove
consuetudini e concezioni sociali che si vengono affermando tra la gente comune
nello spirito di maggiore libertà che denota i sistemi di democrazia popolare.
Del resto, anche in religione, in cui per millenni si centrava l'insegnamento popolare
essenzialmente sulla virtù dell'obbedienza ("Credo
tutto quello … che la santa Chiesa ci propone a credere" si recita nella
preghiera Atto di fede), oggi si
vuole dal fedele un'adesione più convinta e una collaborazione personale più
attiva nell'interpretazione dei principi di fede nell'organizzazione della
società, da quella familiare a quelle civile e politica, e nella formazione di
una religiosità personale. Questo movimento ha aspetti positivi e altri meno,
come tutte le cose umane, ma non può essere contrastato, vale a dire che la
storia in questo non può tornare indietro. Ci sono conquiste dell'umanità che
hanno questo carattere di irreversibilità e l'ideologia democratica
contemporanea è tra queste. Non sto a dilungarmi su questo, ma ragionateci su. Penso
che tanto prima ci si rende conto di questo carattere dell'era contemporanea. quanto
più efficacemente ci si può cominciare a organizzare per sfruttare le maggiori
opportunità che la nuova situazione offre e per provare a correggerne gli
inconvenienti che presenta.
Naturalmente questo
nuovo clima della società ha minore incidenza sui metodi educativi dei più
piccoli di quanta ne abbia sull'educazione dei ragazzi che si trovano nell'età in
cui cominciano ad essere più autonomi dalla famiglia di origine, diciamo dalla
prima media in avanti. Un bambino piccolo accetta con più tranquillità la
correzione di un adulto. Un ragazzo più grande, se gli si prospetta l'unica via
dell'accettazione di quanto gli viene detto
e lo si critica sistematicamente in tutto ciò in cui il suo pensiero e
la sua volontà tendono a divergere, si allontana: oggi può farlo. Ma anche se
non dobbiamo aspettarci, nell'iniziazione religiosa dei bambini, una resistenza
analoga a quella che in genere si
manifesta nei più grandi, è pur vero che c'è nell'essere umano una unità
della persona, che permane nelle varie età della vita, per cui dobbiamo tener
conto, penso, che parlando al bambino di oggi, ci rivolgiamo, in fondo, anche
al ragazzo e all'adulto di domani. Dico questo sulla
base della mia personale esperienza di bambino, di ragazzo, di adulto e di
genitore. Quindi in base a una sapienza pratica, non di conoscenze
specialistiche in questo o quel ramo della scienza, ad esempio in teologia,
scienze dell'educazione, psicologia. Tenetelo presente, perché, se l'esperienza
ha un suo valore, è però dalle scienze che oggi ci aspettiamo il progresso
dell'umanità.
Direi che perciò
sarebbe bene, tutto considerato, ispirare l'educazione religiosa a principi di sincerità, realismo e senso pratico,
che comprende anche la consapevolezza dei
propri limiti e degli specifici obiettivi a cui si tende.
Non facciamo quindi
promesse che non potranno essere mantenute. Non è provato che, se si crede,
tutto ci andrà bene nella vita. La fede religiosa dà indubbiamente gioia, ma
non ci salva dal dolore, dalle malattie, dalla morte fisica, l'ultima nemica. Si
cerca di essere benevoli verso tutti, ma spesso non ci si riesce e gli altri non
ci riescono verso di noi. La vita in una comunità religiosa presenta tutte le
difficoltà che si incontrano in altre collettività. Tutte queste cose sono però
ben presenti ai bambini piccoli, come è scritto anche nei manuali che i genitori a volte comprano per capire come essere al
passo con i tempi. Spesso consideriamo i bambini come piccoli angeli e invece hanno una sapienza naturale della cose della
vita che certe volte è più realistica di alcune nostre convinzioni.
Insegnando ai più
giovani avremo un qualche influsso sull'umanità futura, ma non è realistico
proporci di plasmarla secondo le nostre personali concezioni o di quelle del
nostro gruppo di riferimento. Essa anzi si sorprenderà e ci supererà. Accade
quasi sempre così. Falliremo, se cercheremo di costruire nei più giovani delle
nostre repliche, ma ancor più se ci proporremo di conformarli rigorosamente a
un modello che noi riteniamo ideale per loro (e magari neppure noi siamo
riusciti a tradurlo in pratica nelle nostre vite) o di pretendere che i più
giovani vivano secondo i ritmi e i modi
degli adulti, magari neanche quelli di oggi, ma quelli di cinquanta o addirittura
duemila anni fa. Io penso quindi che sia bene, tenendo conto dello spirito dei
tempi e di ciò che ai tempi nostri si pretende dagli adulti, rispettare
maggiormente le personalità individuali dei giovani, dando loro modo di
esprimerle effettivamente e mantenendo un'area di riguardo per la loro intimità
personale, ad esempio nelle cose che riguardano la sessualità, che deve
aumentare con l'età. Questo è ad esempio il metodo che si segue nello scoutismo
e che ho trovato molto efficace. Lo scoutismo è caratterizzato da un'impronta
etica molto forte e stimola l'assunzione di responsabilità dei più giovani, fin
da molto piccoli, ma non fa un dramma di certe cose che invece spesso
angosciano i genitori, i quali, in questo, talvolta dimenticano il proprio
vissuto.
Infine, in ogni forma
di insegnamento la rigidità è controproducente. Si tratta pur sempre di una
tipo di relazione umana, che comporta quindi un dare e un ricevere, un parlare
e un ascoltare e soprattutto un osservare l'altro per capirlo meglio.
Insegnamento non è indottrinamento.
Quest'ultimo si subisce, cedendo ad un'autorità più forte, ma poi, appena si
può, ce se ne libera. Non è così? L'obiettivo dell'iniziazione religiosa oggi
mi pare che non si possa più definire con il termine inculcare, che pure ricorre nel gergo ecclesiale: si tratta innanzi
tutto di persuadere coinvolgendo
anche l'affettività personale, non solo la capacità mentale. E' quello che si
vuole intendere, mi pare di aver capito, quando si dice che bisogna insegnare a
voler bene a Gesù per poi imparare da
lui ad essere benevoli verso il prossimo.
La difficoltà
maggiore per un catechista, per come la vedo io (mia mamma è stata a lungo
catechista), è quando teme di perdere il controllo della classe, e a volte lo
perde veramente, perché non conosce ancora bene i giovani che gli sono stati
affidati e non è da loro ben conosciuto e, quindi, rispettato. Si è tentati
allora di fare la voce grossa e di imporre il silenzio con la forza
dell'autorità. Questo si può fare nelle situazioni per così dire di emergenza,
ma non sempre. In questo i genitori, che con i bambini conservano ancora
un'autorità naturale (che viene scemando man mano che i figli crescono),
possono dare una mano accreditando il catechista. Questo riesce nella misura in
cui l'organizzazione catechistica, a sua volta, accredita i genitori e non li considera solo come portatori di
materiale umano da plasmare.
Ripeto che ciò che
dico riflette la mia personale esperienza pratica e va sottoposto a verifica,
perché ognuno di noi è portatore di un'esperienza analoga, che può divergere
dalla mia, e soprattutto bisogna cercare di conoscere i risultati che gli
specialisti nei vari settori hanno raggiunto ragionando su un'esperienza più vasta.
In questo lavoro ci si aiuta gli uni con gli altri, in modo da avere presenti,
nel dialogo, diversi punti di vista e di crescere insieme in ciò che si fa,
imparando dagli errori, propri e degli altri, e da chi ne sa di più per
esperienza e scienza.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente Papa - Roma,
Monte Sacro, Valli