mercoledì 16 ottobre 2013

Senso pratico


Senso pratico


 Quello che scrivo su questo blog riflette l'esperienza viva di una particolare comunità di fede, storicamente e geograficamente situata. Questo spiega perché non tratto di tutto il catalogo dei problemi e dei temi che di solito viene proposto, ma appunto più che altro come elenco di argomenti, quando si affrontano temi religiosi in occasioni pubbliche, aperte  a un vasto uditorio. E' il tentativo di ispirarsi a un senso pratico che agevola il lavoro che si fa in una collettività.
 In particolare ciò che fanno i teologi e che fornisce le parole con cui si parla della fede è senz'altro molto utile, ma può non esserlo poi tanto quando certi temi vengono trattati da non specialisti e senza osservare le regole di metodo che una comunità di scienziati, come sono i teologi, si dà per garantire la libertà del confronto e la dignità di chi vi partecipa. A volte, quindi, in parrocchia i laici si lanciano in dispute a sfondo teologico dove i concetti vengono mandati a cozzare disordinatamente l'uno contro l'altro, come si fa in una partita di bocce, con un risultato che generalmente non soddisfa, perché ciascuno rimane della propria opinione, fondata o infondata che sia.
 Questo pericolo è tanto più forte in periodi come quelli che stiamo vivendo in cui nel corpo ecclesiale è in corso un'opera abbastanza intensa di discernimento del mondo in cui si vive alla luce della fede comune, per capire meglio ciò che di nuovo accade. Questo non è un lavoro per specialisti, ma compete ad ogni fedele, il quale vi porta la propria esperienza di vita e la propria capacità di comprensione. Nel dialogo con gli altri si cerca di aver una visione più completa dei temi, perché le carenze di uno possono venire colmate da ciò che un altro porta. Non è cosa che si faccia solo ai tempi nostri.  Basilio Petrà, in un articolo pubblicato sull'ultimo numero di Coscienza, il bimestrale del Movimento ecclesiale di impegno culturale, ricorda che sempre nella Chiesa si è operato questo lavoro collettivo di discernimento, che nel Nuovo Testamento è insegnato negli scritti di San Paolo, per mettere alla prova della fede proposte e situazioni etiche dei tempi contemporanei. E' mediante questa azione che, ad esempio, la schiavitù e la tortura sono entrate nel numero di tutto ciò che, in religione, viene ritenuto contro la vita e che viola l'integrità e la dignità umane. E' frutto di questo lavoro, ancora, il senso di ripugnanza che proviamo nel leggere, nell'Antico Testamento, di certe stragi o di certi costumi crudeli dell'antichità, tanto che alcuni salmi, che contengono cose simili, non vengono più usati nella nostra liturgia.
 Sulla base della mia esperienza in varie collettività di fede, penso che sia meglio, in parrocchia, partire sempre dalla propria concreta esperienza di vita e della propria fede come nella propria interiorità la si  è coltivata, evitando di addentrarsi in ragionamenti, che facendo confusamente riferimento al gergo teologico, non riescono a fare veramente chiarezza. In una parola, è sempre meglio partire dalla propria coscienza, termine che su cui in questi giorni si è abbastanza dibattuto sui giornali e spesso partendo da diversi pregiudizi.
 Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli