Senso pratico
Quello che scrivo su questo blog riflette
l'esperienza viva di una particolare comunità di fede, storicamente e
geograficamente situata. Questo spiega perché non tratto di tutto il catalogo dei problemi e dei temi che di
solito viene proposto, ma appunto più che altro come elenco di argomenti, quando si affrontano temi religiosi in
occasioni pubbliche, aperte a un vasto
uditorio. E' il tentativo di ispirarsi a un senso
pratico che agevola il lavoro che si fa in una collettività.
In particolare ciò
che fanno i teologi e che fornisce le parole con cui si parla della fede è
senz'altro molto utile, ma può non esserlo poi tanto quando certi temi vengono
trattati da non specialisti e senza osservare le regole di metodo che una
comunità di scienziati, come sono i teologi, si dà per garantire la libertà del
confronto e la dignità di chi vi partecipa. A volte, quindi, in parrocchia i
laici si lanciano in dispute a sfondo teologico dove i concetti vengono mandati
a cozzare disordinatamente l'uno contro l'altro, come si fa in una partita di
bocce, con un risultato che generalmente non soddisfa, perché ciascuno rimane
della propria opinione, fondata o infondata che sia.
Questo pericolo è
tanto più forte in periodi come quelli che stiamo vivendo in cui nel corpo
ecclesiale è in corso un'opera abbastanza intensa di discernimento
del mondo in cui si vive alla luce della fede comune, per capire meglio ciò che di nuovo accade. Questo non è un lavoro per
specialisti, ma compete ad ogni fedele, il quale vi porta la propria esperienza
di vita e la propria capacità di comprensione. Nel dialogo con gli altri si
cerca di aver una visione più completa dei temi, perché le carenze di uno
possono venire colmate da ciò che un altro porta. Non è cosa che si faccia solo
ai tempi nostri. Basilio Petrà, in un
articolo pubblicato sull'ultimo numero di Coscienza,
il bimestrale del Movimento ecclesiale di
impegno culturale, ricorda che sempre nella Chiesa si è operato questo
lavoro collettivo di discernimento, che
nel Nuovo Testamento è insegnato negli scritti di San Paolo, per mettere alla
prova della fede proposte e situazioni etiche dei tempi contemporanei. E'
mediante questa azione che, ad esempio, la schiavitù e la tortura sono entrate
nel numero di tutto ciò che, in religione, viene ritenuto contro la vita e che viola
l'integrità e la dignità umane. E' frutto di questo lavoro, ancora, il
senso di ripugnanza che proviamo nel leggere, nell'Antico Testamento, di certe
stragi o di certi costumi crudeli dell'antichità, tanto che alcuni salmi, che
contengono cose simili, non vengono più usati nella nostra liturgia.
Sulla base della mia
esperienza in varie collettività di fede, penso che sia meglio, in parrocchia,
partire sempre dalla propria concreta esperienza di vita e della propria fede
come nella propria interiorità la si è
coltivata, evitando di addentrarsi in ragionamenti, che facendo confusamente
riferimento al gergo teologico, non riescono a fare veramente chiarezza. In una
parola, è sempre meglio partire dalla propria coscienza, termine che su cui in questi giorni si è abbastanza
dibattuto sui giornali e spesso partendo da diversi pregiudizi.
Mario Ardigò - Azione
Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli