lunedì 7 ottobre 2013

Quale fede, quale religione per i nostri figli?

Quale fede, quale religione per i nostri figli?


 Oggi nella nostra parrocchia iniziano gli incontri del catechismo per i ragazzi. Ho vissuto questa esperienza per diverse volte, quando le mie figlie li frequentarono. Gli anni sono passati veloci. All'epoca ero molto malato, non pensavo che avrei visto il frutto di quel lavoro. Quando fecero la Prima Comunione scrissi al parroco della chiesa madre della mia famiglia, San Saba all'Aventino, dove io e mia moglie ci eravamo sposati e la primogenita era stata battezzata, informandolo che una parte della missione era compiuta. L'altra mia figlia è stata battezzata qui a San Clemente papa e la presiedeva già l'attuale nostro parroco. Non pensavo che avrei potuto fare di più. Contro le aspettative mie e, in fondo di tutti, mi è stato invece concesso di essere contemporaneo della generazione di persone adulte che da me è uscita. Di non essere solo parte della loro memoria, ma un alleato vivo, di generazione in generazione. Riconosco che quello che si è fatto, noi Chiesa,  con loro è stata una cosa buona.
 Un giorno come questo è propizio per interrogarsi a fondo su che religione e che fede vogliamo per i nostri figli. Non è irrispettoso porsi questa domanda al cospetto delle sante persone che ci hanno preceduti e dei capi della nostra religione di ora. E' una domanda che ci è stata sollecitata quando abbiamo portato le nostre bimbe e i nostri bimbi al battesimo. "Che cosa domandate?", siamo stati interpellati così in quella liturgia. E poi abbiamo proclamato una serie di "Credo!"  e un'altra serie di "Rinuncio!". Fu un riassunto breve di tutta la fede della Chiesa.
 Sto leggendo in questi giorni un bel libro di Catherine Chalier, Angeli e uomini, edito da Giuntina nel 2009, che presenta l'argomento degli angeli dal punto di vista della tradizione ebraica. Da esso traggo un pensiero che mi ha molto colpito. Ad un certo punto si tratta di come i saggi dell'ebraismo interpretarono l'episodio biblico, contenuto nel libro della Genesi, il primo della Bibbia ebraica e di quella cristiana, di quando Giacobbe, discendente di Abramo e figlio di Isacco, fuggendo dal fratello Esaù, il quale era stato privato dal padre della benedizione come primogenito, una notte, accampatosi all'aperto, sognò di una scala rizzata sulla terra, la cui cima raggiungeva il cielo,  di angeli di Dio che salivano e scendevano lungo quella scala e di una voce dall'alto che gli rinnovò una promessa fatta ai suoi avi e gli disse che non l'avrebbe abbandonato prima di aver compiuto ciò che gli aveva detto a suo riguardo.  Scrive dunque la Chalier (pagina 68), che secondo una corrente interpretativa dei saggi dell'ebraismo:
"Questa salita e questa discesa, andata e ritorno nella successione temporale, sono quindi il segno di una vita in alleanza con le generazioni precedenti come con quelle che verranno. Ora, le prime generazioni, la cui memoria come incitamento alla vita deve abitare le successive, non cedettero alla tristezza, malgrado le prove brutali e sottili che subirono, talvolta in silenzio. Esse mantenevano infatti una memoria viva dell'alleanza con la parola rivolta da Dio ai loro padri ed è  questa memoria, rappresentata dagli angeli del sogno di Giacobbe, che alimentò la loro speranza. E' questa memoria che fa scoprire la porta del cielo, nel momento in cui il mondo sembra doversi chiudere in un vicolo cieco angosciante, sterile e senza speranza. Sarà lo stesso per le generazioni che verranno: gli angeli salvaguarderanno Israele, manterranno viva la fiamma della loro speranza nella misura in cui Israele - come individui e come collettività - conserverà la memoria di questa trasmissione carnale e simbolica.
  Bene, quella saggezza di cui ha scritto la Chalier sintetizza molto efficacemente la mia esperienza della religione, come tradizione della fede.
 Come ho scritto in altri precedenti interventi, nel parlare della fede alle nuove generazioni, in particolare a quelle che da noi sono scaturite, siamo un anello importante, è coinvolta una nostra responsabilità di fronte alla storia, davanti a coloro che sono vissuti prima di noi e delle gente nuova che vivrà dopo di noi, i nostri posteri. Infatti il nostro lavoro non è solo quello di passare ai più giovani ciò che abbiamo ricevuto dai più anziani: qualcosa delle nostre vite rimane in ciò che lasciamo alla generazione seguente. Nelle cose di fede non siamo semplici portatori, ma interpreti. Vedete quanta importanza si dà alla memoria delle grandi figure religiose del passato? E, a volte è un passato molto recente. Il prossimo aprile verrà proclamata santa, quindi figura esemplare in religione per tutta la sua vita, non solo per quella sua parte in cui è stata conosciuta in tutto il mondo, una persona che io ho avuto occasione di incontrare faccia a faccia, che mi ha parlato guardandomi negli occhi.
  Ieri ho scritto di ciò in cui il cristianesimo è diverso da altre forme di religiosità e di credenze magiche: gli altri soprannaturali. Ora, bisogna considerare che una parte di esse continua ad esistere in alcune convinzioni, in alcuni rituali, in alcuni costumi che hanno veste cristiana. Non è un grosso problema, esso si risolve in genere in quel folklore che caratterizza alcune manifestazioni popolari. Certe volte la questioni  è più seria, perché interferisce con i principi fondamentali della fede. Ad esempio quando si mescolano credenze magiche a temi della nostra religione e si pensa, con certi rituali, di poter controllare l'azione soprannaturale.
 La Chiesa ha sempre sentito la responsabilità dell'integrità e fedeltà della trasmissione di quello che definisce il deposito di fede, che, in realtà, come ho osservato, non è mai però qualcosa come un pacco che si recapita alle nuove generazioni, così come a volte ci troviamo in casa i mobili polverosi, scassati e un po' scomodi degli avi. In passato questa cura, che certe volte oggi ci appare eccessiva, si è manifestata anche in modi e organizzazioni violente e crudeli. Non ce lo nascondiamo. Una parte del lavoro che oggi si fa come Chiesa è proprio quello di mondare la nostra tradizione religiosa da quegli eccessi, che, ricordiamolo, fino a pochi decenni fa non venivano neppure considerati tali. Anche in questo campo abbiamo solennemente proclamato un "Mai più!".  Eppure, quando tramandiamo qualcosa che sarà tanto importante per i nostri figli, è ancora necessario capire se stiamo passando loro cose buone o veleni. Insomma, quel pacco, quel deposito di fede, lo dobbiamo aprire per vedere che cosa c'è dentro e, alla luce della storia e degli insegnamenti ricevuti, dei principi supremi, giudicare se è veramente ciò che sentiamo di dover tramandare, per quell'alleanza di generazione in generazione.
  Non dobbiamo pensare che sia una cosa facile. Dobbiamo infatti confrontarci con una lunga storia, di fatti e di idee. Come genitori che portano i figli al catechismo non partiamo naturalmente da zero. Siamo parte viva di una tradizione religiosa e dobbiamo pretendere di essere riconosciuti come tali. C'è sicuramente chi ha già le idee chiare. Per chi volesse approfondire si sono tante occasioni per farlo. Oggi viviamo immersi in un mondo che comunica molto, in cui le idee passano velocemente e facilmente dall'uno all'altro. La nostra Chiesa ci offre molti strumenti e occasioni.
 Ho già parlato, ad esempio, del Catechismo della Chiesa cattolica e della sua forma breve che è il suo Compendio. Entrambi sono disponibili sul WEB  e nella forma di libri.
 Sul WEB:
http://www.vatican.va/archive/ITA0014/_INDEX.HTM
http://www.vatican.va/archive/compendium_ccc/documents/archive_2005_compendium-ccc_it.html
 Avviso che si tratta di testi di una certa complessità, specialmente il Catechismo. Leggendoli è consigliabile avere a disposizione una enciclopedia e un libro di storia della Chiesa, come quello del padre Michel Lemmonier, Storia della Chiesa, Edizioni Istituto San Gaetano, €14,50, in formato tascabile, che ho trovato molto efficace. Lo stesso editore pubblica di Pier Franco Beatrice, Introduzione ai Padri della Chiesa: libri su questo tema sono utili per capire la formazione della tradizione concettuale della nostra fede. E' poi necessario avere a disposizione un testo della Bibbia. La Bibbia è composta da un insieme di scritti che abbiamo ricevuto dall'antichità e che presentano difficoltà di vario livello nell'essere compresi. In viaggio mi porto sempre un'edizione maneggevole, con poche note. Ma per approfondire è necessario qualcosa di più: un'edizione con introduzioni e note estese e, comunque, poi vedrete che vi sarà necessario acquisire ulteriori informazioni su altri testi. Vi sono diverse traduzioni italiane della Bibbia. Anche la Conferenza Episcopale Italiana, i nostri vescovi, ne hanno fatto pubblicare una nel 2008. Consiglio di partire con questa. E' disponibile con le introduzioni e note di altre edizioni bibliche molto apprezzate: la Bibbia di Gerusalemme  e la Bibbia TOB. Fatevi consigliare dai vostri preti, che hanno fatto studi specialistici per aiutare i fedeli in questo.
 Infine voglio ricordare che i vescovi italiani hanno fatto preparare catechismi per tutte le età e le capacità di comprensione. Li potete trovare sul WEB all'indirizzo:
http://www.educat.it/
 Sono disponibili anche in  formato di libri. Ho trovato molto bello il catechismo per adulti La verità vi farà liberi, arricchito di tante immagini a colori tratte dalla tradizione artistica religiosa.
 Tutti i testi di cui ho parlato sono letture impegnative. Tenete però presente che in religione non si è mai soli. La religione è un lavoro che si fa insieme. Ci si propone di non lasciare nessuno in compagnia solo dei propri dubbi e dei propri dolori. C'è sempre, per voi, un sacerdote e un amico ai quali rivolgersi nelle difficoltà della vita.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli