giovedì 10 ottobre 2013

Costruire per le donne e gli uomini che i nostri figli saranno


Costruire per le donne e gli uomini che  i nostri figli saranno
 In uno dei precedenti interventi ho scritto che qualche volta si dà la colpa ai genitori dell'apparente insuccesso delle strategie catechistiche dell'iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi.  E questo perché i ragazzi, crescendo, ad un certo punto non vengono più in chiesa. Allora i genitori se da un lato  sono portati a sentirsi effettivamente colpevoli di qualche cosa, dall'altro tendono a replicare girando l'accusa sull'organizzazione catechista, che avrebbe allontanato  i loro figli con una predicazione troppo bigotta. Questo clima di diffidenza e sfiducia reciproca è controproducente.
 Bisogna rendersi conto che l'allontanamento dei giovani dalla chiesa a partire dalla pubertà e fino alla loro stabilizzazione emotiva ed affettiva si può produrre anche se il catechismo e la famiglia hanno lavorato bene. E, anzi, effettivamente si produce in un'alta percentuale di casi. Questo è ciò che ho constatato. Le ragioni per cui questo avviene sono molte, ma fondamentalmente si possono riassumere, per come la vedo io, nell'esigenza emotiva dei giovani di rendersi autonomi dai genitori, se non ancora dalla dipendenza economica da loro almeno nell'osservanza di molte delle regole da loro imposte e che caratterizzano la potestà che si esercita sui minorenni. E' un processo che ha una dimensione naturale e una sociale, perché avviene in concomitanza con lo sviluppo del corpo e della mente e con l'instaurazione di più forti legami con l'ambiente umano al di fuori della famiglia d'origine. Un genitore, a quel punto, ha limitate possibilità di intervento e, anzi, un'ingerenza troppo ravvicinata può rivelarsi addirittura controproducente. Si può solo tentare pazientemente di adoperarsi perché i figli in questo processo di crescita non si facciano troppo male e non facciano del male ad altri.
  Ma un genitore non lavora per il pupetto di oggi, quello che accompagna al catechismo per la Prima Comunione, né per lo strambo individuo che quel bimbo diventa crescendo, ma per le donne e gli uomini che i figli diventeranno a conclusione della veloce metamorfosi innescata dalla pubertà. Un adulto solitamente recupera molto di ciò che ha rifiutato da ragazzo. Ma non la dipendenza stretta dai genitori. Questi ultimi, ad un certo punto,vengono sempre detronizzati. Del resto è la stessa legge civile che lo prevede, che stabilisce che ad una certa età si esca dalla potestà dei genitori. Se un genitore usa l'autorità della religione per puntellare la propria, pericolante, coinvolgerà anche la religione nella caduta, inevitabile, della sua potestà sui figli. Sarà allora più difficile per il ragazzo divenuto adulto recuperare l'adesione interiore alla fede.
 Io, sulla base della mia esperienza di genitore, consiglio di accettare senza sensi di colpa l'idea che una figlia  o un figlio ad un certo punto decidano di non andare più in chiesa. Cerchiamo tuttavia di mettere bene in chiaro con loro che una cosa è l'obbedienza verso i genitori finché si è piccoli ed altra è l'adesione alla fede religiosa. Uscire dalla potestà dei genitori e stabilire con loro una nuova relazione d'affetto e di rispetto da adulti è un dovere naturale e significa crescere, mentre sottrarsi alla fede religiosa può  significare una perdita, ad esempio se si baratta la particolare dignità che essa genera con la sicurezza che dà il conformarsi ad un certo gruppo sociale,  a certi costumi identitari.
 In molti casi ci sarà poi un riavvicinamento alla parrocchia. In particolare quando ci si deciderà per il matrimonio religioso. E' dell'altro giorno la notizia che diciassette soldati italiani di stanza in Libano, impegnati in una missione per l'ONU, hanno ricevuto la Cresima.
 Infine, teniamo conto, religiosamente, che nelle cose di fede non sono impegnate solo le nostre forze. I sacerdoti continuano a predicarcerlo. Cerchiamo di fare al meglio il nostro lavoro, di esercitare le virtù della nostra fede, ma siamo anche consapevoli che potrà accadere di doverci considerare, alla fine, servi inutili, vale a dire, nel senso in cui questa espressione è stata utilizzata nel Vangelo della scorsa domenica, non indispensabili.
Mario Ardigò - Azione Cattolica San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli