Riunione del 13-11-12
La stanza dove negli ultimi tempi ci riunivamo era inagibile per lavori idraulici. Abbiamo quindi utilizzato una sala-cappella di una delle comunità neocatecumenali, al primo piano, con il solo inconveniente, per i più anziani, di un po’ di scale da salire. L’ambiente, arredato con diversi simboli religiosi e caratterizzato da un grande affresco policromo raffigurante Gesù e i discepoli, ha sicuramente ispirato positivamente.
Il presidente, dopo averci ricordato che è in corso il tesseramento e che l’8 dicembre prossimo verranno distribuite le tessere di A.C. del nuovo anno (il 13 dicembre, S. Lucia, si terrà una festa in casa di L.D), ci ha ragguagliati sull’incontro diocesano di domenica scorsa, sul tema Diamo noi stessi come pane da mangiare, e, in particolare sull’interessante relazione della teologa Stella Morra, docente all’università Gregoriana. Ci ha quindi informati che il 15 giugno dell’anno prossimo verrà beatificato Odoardo Focherini, di Carpi (Emilia), dirigente dell’Azione Cattolica deportato nel campo di concentramento nazista di Hersbruck, dove morì il 27-12-1944, per la sua attività in favore di perseguitati dal regime nazi-fascista che all’epoca dominava in Italia. Ha ricordato le ultime parole che lasciò, ormai consapevole della vicinanza della morte:
“I miei sette figli…vorrei vederli prima di morire…tuttavia accetta, o Signore, anche questo sacrificio e custodiscili tu, insieme a mia moglie, ai miei genitori, a tutti i miei cari…Dichiaro di morire nella più pura fede cattolica apostolica romana e nella piena sottomissione alla volontà di Dio, offrendo la mia vita in olocausto per la mia Diocesi, per l’Azione Cattolica, per il Papa e per il ritorno della pace nel mondo”.
C. ha poi svolto quindi alcune riflessioni sulle letture bibliche della Messa di domenica prossima (Dn 12,1-3; Sal 15; Eb 10,11-14.18; Mc 13,24-32). Di seguito ne do una sintesi.
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Il Vangelo di domenica prossima ci sconcerta, presentandoci i cataclismi che accompagneranno la fine del mondo. Ci può assalire la paura. Teniamo conto però che, in quel giorno, Gesù sarà con noi per portarci alla resurrezione, per vivere vicino a lui, nella luce del suo volto.
Cerchiamo di interiorizzare le parole bibliche, per capire che esse ci sorreggono dinanzi alle difficoltà degli eventi sfavorevoli della vita. Anche in essi possiamo sentire la vicinanza del Signore. Chiediamoci pertanto: lo abbiamo amato e servito?
Accostiamoci alla prospettiva degli ultimi giorni, anche di quelli della fine nostra personale, con umiltà e fiducia, nella convinzione che la potenza di Dio ci salverà. Scuotiamoci, pertanto, nella nostra fede.
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Sono seguite alcune riflessioni dell’assistente ecclesiastico, che di seguito sintetizzo.
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Si avvicina la fine dell’anno liturgico e le letture bibliche della liturgia della Messa ci parlano della fine.
Nella prima lettura è scritto che i saggi, vale a dire colore che avranno indotti molti alla giustizia, risplenderanno.
La parola di Dio è per tutti, non solo per i sapienti. Dobbiamo mettere la nostra vita a confronto con la parola di Dio, per essere luce delle genti, come è scritto nel titolo della costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Vaticano 2°: Lumen Gentium. La nostra fede deve produrre comportamenti che abbiano qualcosa di più della semplice onestà secondo i criteri del mondo.
In particolare dobbiamo esercitare il discernimento, per capire ciò che è secondo Dio o secondo il mondo o secondo il demonio. Spesso il demonio ci tenta con cose piacevoli, che solo dopo rivelano le loro insidie. Per il discernimento occorre l’azione dello Spirito Santo, in particolare mediante i Sacramenti, innanzi tutto con la Confessione periodica, e la preghiera.
A volte, nelle difficoltà siamo tentati di concludere che Dio non c’è. E invece proprio in quei momenti Dio passa per vedere come siamo.
Dobbiamo essere capaci di comportamenti che superano la giustizia del mondo, in particolare rispondendo con il bene al male che ci viene fatto e perdonando le offese e il male ricevuto. Non lasciandoci trascinare dall’ira: se lo si fa si commette peccato. Non dobbiamo presentarci al giudizio finale in stato di peccato. Quando spetterà a noi? Nessuno lo sa. E’ scritto nel brano evangelico che abbiamo letto. Può essere oggi stesso. Prepariamoci dunque, cerchiamo di essere pronti. Viviamo infatti nell’attesa: non solo del giudizio finale sull’umanità, ma anche di quello che ci riguarderà personalmente, dopo la nostra fine personale. Non possiamo essere sicuri che tutto ciò non accada proprio oggi, che questo sia il giorno in cui incontro Cristo. Il tempo che si ha a disposizione per prepararsi è quindi una grazia immensa. Anche certe lunghe malattie possano essere vissute così, come un tempo propizio alla preparazione all’incontro personale con il Signore. Tutto passa, è scritto nel brano evangelico, ma la Parola di Dio non passerà e Dio è amore: l’amore non passerà. Cerchiamo la giustizia di Dio, che è amore, piuttosto che la giustizia umana. E viviamo come in un perpetuo tempo di avvento.
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Infine io ho parlato sulle espressioni “trattare le cose temporali per ordinarle secondo Dio” (della costituzione dogmatica Lumen Gentium – Luce per le genti – del Concilio Vaticano 2° -1962/1965) e scrutare i segni dei tempi (della costituzione pastorale Gaudium et spes – La gioia e la speranza- del medesimo concilio). Contengono un appello molto forte, rivolto in particolare a noi laici. Esso è stato esplicitato anche nell’enciclica Populorum progressio (1967) del papa Paolo 6°, richiamata dall’enciclica Caritas in veritate (2009) dei papa Benedetto 16° come “la Rerum novarum dell’epoca contemporanea”, quindi come uno dei più importanti documenti della dottrina sociale della Chiesa. Si tratta di un appello al popolo cristiano per la costruzione di società secondo Dio, quindi nella pace e nella giustizia, che non era mai stato rivolto prima di allora nella storia della Chiesa in quei termini, con un’analoga attribuzione di responsabilità alle genti (non solo ai loro capi). Qualcosa di simile, ma per azioni di guerra, ci fu solo nell’indizione delle Crociate. Ma in questo caso gli obiettivi, la riconquista della Terra Santa, erano prefissati, mentre nell’opera nel mondo di oggi alla quale i laici cattolici sono stati chiamati la stessa definizione degli obiettivi rientra nel loro impegno comune.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli