Riunione del gruppo di A.C. del 23 ottobre 2012
La riunione si è aperta con una riflessione dell’assistente ecclesiastico sulle letture della messa di domenica prossima 28-10-12 (Ger 31,7-9, Eb 5,1-6, Mc 10,46-52).
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Nella prima lettura si parla di segni messianici. Nel Vangelo si narra dell’episodio della guarigione di un cieco, che è uno di questi segni. Il cieco risanato non era tale dalla nascita, infatti chiede di vedere di nuovo. E’ un po’ lo spirito con cui siamo invitati a vivere il prossimo Anno della Fede, indetto dal Papa con la lettera apostolica Porta fidei. Dobbiamo approfondire: la fede è più che credere in Dio, andare in chiesa e pregare. Dobbiamo arrivare a una fede sincera, di pieno affidamento nella potenza di Dio.
Nella prima lettura ci viene presentato un popolo che è impegnato in un cammino di ritorno. Tra la gente che torna ci sono lo zoppo e il cieco, persone nella concezione dell’ebraismo antico avevano contratto una impurità rituale che impediva loro la partecipazione alle liturgie, la donna incinta e la partoriente: si tratta di persone che hanno bisogno di aiuto per impegnarsi in un lungo cammino. Per il cieco del brano evangelico questo aiuto è in Gesù. Egli evidentemente conosceva Gesù di fama, sente che passa e si mette a gridare. Non si ferma quando lo rimproverano: a lui non interessa quello che pensano gli altri, interessa ciò che pensa Gesù. Chiede, senza stancarsi e senza lasciarsi scoraggiare, di tornare a vedere di nuovo.
Possiamo vedere nel brano evangelico un insegnamento che ci parla della preghiera. La vera preghiera è quella del cieco del brano evangelico, quella che fa affidamento in Gesù, non si scoraggia, non tiene conto di ciò che pensano gli altri, e chiede di vedere di nuovo. Anche noi, in fondo, siamo sempre impegnati in un cammino di ritorno verso Dio, ma come il cieco, lo zoppo, la donna incinta e la partoriente della prima lettura dobbiamo essere aiutati in questo: dobbiamo fare affidamento in Gesù, per capire di nuovo il senso religioso di ciò che ci accade e, in particolare, della sofferenza. Qualche volta invece ci capita di smettere di pregare perché ci sembra che Dio non ci ascolti. L’Anno della fede sarà una occasione importante per migliorare nella nostra preghiera e nell’affidarsi a Dio nelle nostre vite. In questo senso può esser visto come un cammino di ritorno verso di lui.
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La riunione è proseguita trattando di alcuni aspetti della costituzione dogmatica Lumen Gentium, del Concilio Vaticano 2° (1962-1965). Ho evidenziato che in certi aspetti il Concilio aggiornò le leggi della Chiesa a una realtà che già c’era nel popolo religioso, in Italia. Ad esempio per quanto riguarda i rapporti con l’ebraismo e gli ebrei italiani. Già dopo le leggi fasciste di discriminazione razziale (dal 1938) iniziò a manifestarsi in Italia un crescente dissenso su tale questione, che poi portò, nel corso della Seconda Guerra Mondiale. a un diffuso atteggiamento di protezione verso gli ebrei perseguitati, che in molti casi vennero nascosti o aiutati a fuggire o comunque a sottrarsi alla cattura da preti, religiosi e semplici cittadini, a rischio della vita, in particolare durante l’occupazione nazista del Centro e Nord Italia e la repubblica fascista di Salò. Le disposizioni a conventi e parrocchie di aiutare gli ebrei vennero direttamente dal papa Pio 12°, anche se quest’ultimo, temendo rappresaglie sulle posizioni, non si schierò frontalmente e platealmente contro i nazisti e i loro alleati in tutta Europa, in primo luogo contro l’ultimo fascismo italiano. Nel corso del dibattito che è seguito, si è convenuto su questa impostazione storica, anche sulla base dell’esperienza viva dei più anziani.
Possiamo quindi dire che il rinnovamento che poi si espresse nel Concilio Vaticano 2° iniziò almeno venticinque anni prima ed ebbe come protagonista quello che poi venne riscoperto come popolo di Dio. Molto significativa in questo senso è l’esperienza in Azione Cattolica. Essa fu da subito in sintonia con i propositi formalizzati nel Concilio, in quanto già viveva la realtà nuova che nei documenti conciliari aveva trovato formale espressione. In questo senso, oggi, bisogna chiederci se a noi, Azione Cattolica, competa solo di attuare il Concilio o qualcosa di più, vale a dire di produrre nuove anticipazioni.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma,