mercoledì 24 ottobre 2012

Quale impegno nell’Anno della Fede? Andare avanti!

Quale impegno nell’Anno della Fede? Andare avanti!

 Nella riunione di ieri del nostro gruppo ci siamo interrogati su quale debba essere il nostro atteggiamento in questo Anno della Fede, indetto dal papa Benedetto 16° con la lettera apostolica Porta Fidei  (trad. porta della fede) dell’11 ottobre 2011  e aperto lo scorso 11 ottobre, cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Vaticano 2° (1962-1965).
 Potete trovare il documento all’indirizzo WEB:
 Leggendo le parole del Papa possiamo individuare questi presupposti e  obiettivi dell’iniziativa:
                               ·            entrare nella Chiesa significa impegnarsi in un cammino che dura tutta la          vita. La fede cristiana è come una porta che, attraverso il Battesimo,  ce lo fa iniziare;
                               ·            bisogna riscoprire questo cammino nella fede, perché la fede ai tempi nostri non è più un presupposto ovvio;
                               ·            dobbiamo ritrovare il gusto di nutrirci del cibo che rimane per la vita eterna, vale a dire della Parola di Dio trasmessa dalla Chiesa e del Pane di vita, per continuare a credere in Gesù, il Cristo;
                               ·            attraverso la propria testimonianza di vita i cristiani sono poi chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato;
                               ·            l’Anno della Fede in questa prospettiva è un impegno a una rinnovata e autentica conversione al Signore, unico Salvatore del mondo;
                               ·            in questo spirito è anche necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede; esso scaturisce da una fede rafforzata;
                               ·            il percorso comune nell’Anno della Fede deve portarci a capire in modo più profondo non solo i contenuti della fede ma anche il senso del credere, l’atto con cui decidiamo di affidarci totalmente a Dio, in piena libertà, che è dono di Dio e azione della sua grazia, la quale agisce e trasforma la persona fin nel suo intimo;
                               ·            la professione di fede comporta anche assumersi la responsabilità sociale di ciò che si crede: non è un fatto privato e implica anche una testimonianza ed un impegno pubblici; essa quindi è un atto personale ed insieme comunitario. E’ la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede;
                               ·            per la conoscenza sistematica dei contenuti della fede cristiana tutti possono trovare nel Catechismo della Chiesa cattolica (1993; 1997) un sussidio prezioso ed indispensabile;
                               ·            non dobbiamo temere di argomentare razionalmente la fede, anche in quest’epoca in cui molti ritengono che certezze razionali possano conseguirsi solo nell’ambito del pensiero scientifico e tecnologico, perché confidiamo che tra la fede e la scienza non vi sia conflitto, in quanto entrambe, anche se per vie diverse, tendono alla verità;
                               ·            sarà decisivo nel corso di questo Anno ripercorrere la storia della nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato;
                               ·            In questo tempo siamo invitati a tenere fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento; in lui, morto e risorto per la nostra salvezza, trovano piena luce gli esempi di fede che hanno segnato questi duemila anni della nostra storia di salvezza”;
                               ·            nell’Anno della fede dobbiamo vedere anche un’occasione per intensificare la nostra testimonianza della carità; la fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino;
                               ·            nell’Anno della Fede siamo inviati a scuoterci da una certa pigrizia nel conoscere e testimoniare la nostra fede religiosa comune; in particolare ciò riguarda i più anziani, che ritrovino gli ideali di gioventù: “Giunto ormai al termine della sua vita, l’apostolo Paolo chiede al discepolo Timoteo di ‘cercare la fede’ (cfr 2Tm 2,22) con la stessa costanza di quando era ragazzo (cfr 2Tm 3,15). Sentiamo questo invito rivolto a ciascuno di noi, perché nessuno diventi pigro nella fede”.
                               ·            nella fede siamo ricolmi di gioia perché, pur vivendo anche l’esperienza della sofferenza “noi crediamo con ferma certezza che il Signore Gesù ha sconfitto il male e la morte. Con questa sicura fiducia ci affidiamo a Lui: Egli, presente in mezzo a noi, vince il potere del maligno (cfr Lc 11,20) e la Chiesa, comunità visibile della sua misericordia, permane in Lui come segno della riconciliazione definitiva con il Padre”.
 Ora, uno dei modi di intendere gli impegni proposti nell’Anno della Fede è quello di presentarli come un cammino di ritorno: ci siamo allontanati dalla verità e ritorniamo indietro,  riconoscendo il male che c’è in noi e che da noi è scaturito. Questo corrisponde a figure storiche che troviamo nell’Antico Testamento e, in definitiva anche a insegnamenti che troviamo nel Nuovo. Ma esso presenta alcuni problemi, che sono collegati all’idea di cammino, a questa che è una metafora bella e  suggestiva fino a che corrisponda a come la Chiesa vuole concepire sé stessa. Ora, a ben considerare, questa idea del ritorno nella lettera apostolica citata non c’è (c’è quella di conversione, che è un’altra cosa: significa cambiamento e nuovo orientamento come manifestazione di fede). Infatti il cammino che si propone ai fedeli non è verso la fede, ma a partire dalla fede (concepita come una porta). Certo, poi, per opera della grazia dalla nostra testimonianza di fede può accadere che altri, dal di fuori, decidano di passare per quella porta, ma per loro non si tratterà di un ritorno. Il documento del Papa a questo proposito si apre con la citazione di un brano degli Atti degli apostoli, 14,27 in cui si legge (versione CEI 2008):
 Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto capire per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede.
  Quel passo si riferisce al ritorno di Paolo e di altri suoi compagni da una missione in città del mondo pagano del loro tempo.
 Per quanto indubbiamente nella vita delle persone ci possano essere momenti in cui esse si allontanano dalla Chiesa e poi le si avvicinano nuovamente, in un movimento effettivamente di ritorno, e quindi ci sono anche dei gruppi per così dire specializzati nel favorire questa decisione di rientro (anche se è tutta la Chiesa che dovrebbe ritenersi impegnata in questo), nella lettera apostolica citata non è questo ad essere centrale. Piuttosto il Papa appare preoccupato di una certa pigrizia  e distrazione  di noi fedeli nel rispondere alle esigenze di fede, nel trarre le conseguenze dalla nostra professione di fede e teme che questo accada perché riflettiamo troppo poco su di essa. Non ci siamo dedicati abbastanza a tenere viva la comprensione dei contenuti della nostra fede e nel nostro impegno sociale, quando c’è stato,  a volte abbiamo tenuto più conto delle conseguenze sociali, culturali e politiche di esso che della sua origine religiosa, in una sorta di secolarizzazione dell’azione nostra. L’Anno della Fede, per come io credo di aver compreso l’invito che ci è stato rivolto, deve così servire a scuoterci da questa pigrizia e a porci nuovamente in cammino secondo l’orientamento che ci viene dalla comune fede religiosa: appunto un cammino nella fede. Come battezzati infatti, a prescindere da quella pigrizia e da quelle distrazioni abbiamo mantenuto sempre piena cittadinanza nella nostra Chiesa, non ne siamo mai usciti e nessuno ce ne può cacciare fuori, e questo è un effetto irreversibile del Battesimo.  Questo dobbiamo sempre ribadire con la massima forza, contro ogni retriva tentazione reazionaria, che storicamente purtroppo   è sempre presente di quando in quando.
 Per come la vedo io, noi, piccolo gregge dell’Azione Cattolica in San Clemente papa, in questo Anno della Fede, non dobbiamo prendere la strada per andare da qualche parte indietro, ma siamo spinti proprio dalla nostra fede in avanti.
La lettera apostolica citata pone poi espressamente, tra gli impegni per l’Anno della Fede, quello di “ripercorrere la storia della nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato”.
“Mentre la prima evidenzia il grande apporto che uomini e donne hanno offerto alla crescita ed allo sviluppo della comunità con la testimonianza della loro vita, il secondo deve provocare in ognuno una sincera e permanente opera di conversione per sperimentare la misericordia del Padre che a tutti va incontro.”
 In questo ci indica anche quell’impegno  di purificazione della memoria, che significa comprendere ciò che nel nostro passato ecclesiale non andava nella direzione giusta e distaccarsene per il futuro (senza con questo volere anticipare il giudizio divino sulle vite delle persone che di  quel passato furono artefici), sulla quale la nostra Chiesa si è avviata per iniziativa del papa Giovanni Paolo 2° in occasione del Grande Giubileo dell’Anno 2000.
 La concomitanza tra l’apertura dell’Anno della Fede e il cinquantesimo anniversario dell’inizio del  Concilio Vaticano 2°, grande occasione di aggiornamento della nostra Chiesa, pur nella fede della Tradizione, rende chiaro che non è al passato che ci viene chiesto di guardare, in particolare a modi organizzativi che si riferiscono ad epoche che non sono più.
 Ciò che del passato ci viene richiesto di riscoprire è la fede della Tradizione, la fede di sempre, che è fede in colui che riteniamo il Salvatore dei secoli, ieri, oggi e domani: egli vive e trae a sé tutto.
 Certo, cari amici, ieri contandoci e considerando le nostre forze reali, dico noi del nostro gruppo in San Clemente papa, ci siamo chiesti se questo compito verso il quale siamo spinti in questo Anno della Fede non superi di molto le nostre forze. Ma non dobbiamo scoraggiarci, perché, e questa è una delle cose che possiamo riscoprire in questo Anno della Fede, noi non siamo soli: siamo parte di un lavoro collettivo molto più grande e poi confidiamo, nella fede, in colui che può dare successo a tutte le nostre opere.

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.