Enzo Bianchi riferisce sul Sinodo mondiale dei vescovi dell’ottobre 2012
Su La Stampa del 28-10-12 è stato pubblicato un articolo in cui Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose, nel Comune di Magnano, provincia di Biella, in Piemonte, ha riferito sul Sinodo mondiale dei vescovi svoltosi a Roma in questo mese di ottobre. Egli è stato invitato a parteciparvi come esperto. Di seguito riassumo il suo pezzo.
Il sinodo si è occupato di una rinnovata evangelizzazione nel mondo contemporaneo, nello spirito di un aggiornamento, termine caro al papa Giovanni 23°, il papa del Concilio ecumenico Vaticano 2° (1962-1965). Nei cinquant’anni trascorsi da quel concilio, molte volte il sinodo è stato convocato per affrontare nuovi problemi e delineare scelte concrete per la vita dei cattolici. Quello svoltosi questo ottobre 2012 è durato tre settimane e si è chiuso domenica 28 ottobre. Vi hanno partecipato circa duecentocinquanta vescovi da tutto il mondo. Essi hanno ricercato insieme, discusso e dialogato.
Le chiese cristiane vivono un tempo di crisi. La trasmissione della fede conosce fatiche e intoppi. Nella Chiesa cattolica si registra una diminuzione di membri e di vocazioni e, in clima di secolarizzazione, appare talvolta minoritaria, periferica, marginale. Anche dove le culture dominanti sono ancora ispirate al cristianesimo, si vanno diffondendo valori che non sono di supporto alla vita cristiana, privilegiando l’individualismo e negando ogni forma di solidarietà e di vincolo comunitario. In Occidente il cristianesimo è ormai una via religiosa tra le altre e l’indifferentismo di società consumistiche mette in affanno i cristiani.
In Sud America, Africa, Asia, la Chiesa cattolica, oltre a doversi confrontare con altre religioni storicamente presenti in quei luoghi, conosce anche la concorrenza di sette cristiane, di spiritualità esoteriche e di fenomeni legati alla magia. Nel mondo c’è ancora un incantamento religioso, ma le chiese tradizionali sembrano incapaci di eloquenza.
L’Islam, con le sue diverse componenti, è una presenza che interroga. In Africa, in Medio Oriente e Asia la convivenza non è sempre facile. La dimensione missionaria incontra difficoltà a causa della mancanza di libertà religiosa. C’è il rischio che i cristiani, anche in luoghi in cui erano presenti prima dell’Islam, siano percepiti come Occidentali, quindi quasi come intrusi, e spinti ad emigrare.
I vescovi, pur di fronte a queste difficoltà, si sentono impegnati nel dialogo, senza accenti aggressivi o toni da crociata. In ciò è evidente il mutamento della Chiesa dopo il Concilio Vaticano 2°: non “ostilità” verso gli infedeli, ma dialogo, comune responsabilità per il bene della società, ricerca di pace tra le religioni, libertà di coscienza, affermazione della necessaria “ragione umana” in ogni dottrina religiosa; tutti frutti di quel concilio.
La Chiesa non vuole promuovere un proselitismo che imponga il Vangelo o seduca le persone umane, ma ritiene che tutti abbiano il diritto di ascoltare la Buona Notizia che reca al mondo. Si impegna ad evangelizzare innanzi tutto se stessa. E’consapevole che il mondo non è un deserto, un vuoto senza bene e senza valori, ma che esso è in attesa di risposte adeguate, plasmato com’è da esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio, dunque capaci di bene. Nell’evangelizzazione i cristiani devono ascoltare il mondo, conoscerlo, leggerne le gioie e le sofferenze e, innanzi tutto, discernere in esso i poveri, le vittime. Infatti la Chiesa è chiamata, al seguito del suo Signore, a essere innanzi tutto Chiesa povera e di poveri.
Si attendeva dal Sinodo una pronuncia di speranza e di bontà sulle quotidiane storie di amore che oggi appaiono faticose e ostacolate perché ritenute non sempre adeguate agli ideali evangelici. Essa c’è stata.
Si è ribadito che l’amore del Signore resta fedele anche quando ci sono situazioni di infedeltà, perché la Chiesa è casa di tutti i battezzati, anche di quelli che vivono in contraddizione al Vangelo.
Il Sinodo ha voluto infine proclamare al mondo che i cristiani partecipano senza esenzioni alla costruzione di una convivenza più umanizzata e sanno di dover essere portatori di fiducia e di speranza. La Chiesa è impegnata più che mai nel dialogo con la postmodernità, nella convinzione che realizzare il Vangelo è compito sempre arduo, e a volta appare persino impossibile, ma che solo questo è richiesto ai cristiani.
Sintesi di Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli