domenica 14 ottobre 2012

Domenica 14 ottobre 2012– Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 28° domenica del Tempo Ordinario – 4° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – avvisi del parroco e di A.C.

Domenica 14 ottobre 2012–  Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 28° domenica del Tempo Ordinario  – 4° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture e sintesi dell’omelia della Messa delle nove – avvisi del parroco e di A.C.

Osservazioni ambientali: 22°, cielo sereno, intensa partecipazione alla liturgia e volonteroso impegno nei canti - il gruppo di A.C. è nei banchi di sinistra, a fianco dell’altare, guardando l’abside.
 La Protezione civile ha diffuso un avviso di avverse condizioni meteorologiche per domani, lunedì 15 ottobre 2012, invitando a limitare all’essenziale gli spostamenti in città. Potranno verificarsi violenti rovesci di pioggia.

Buona domenica a tutti i lettori! Lunedì prossimo, se proprio dovete uscire di casa, portate con voi l’ombrello!

Prima lettura
Dal libro della Sapienza (Sap 7,7-11)

 Pregai e mi fu elargita la prudenza, implorai e venne in me lo spirito di sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto, non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è come un po’ di sabbia e come fango sarà valutato  di fronte a lei l’argento. L’ho amata più della salute e della bellezza, ho preferito avere lei piuttosto che la luce, perché lo splendore che viene da lei non tramonta. Insieme a lei mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.

Salmo responsoriale
Dal salmo 89

Ritornello:
Saziaci, Signore, con il tuo amore;
gioiremo per sempre.

Insegnaci a contare i nostri giorni
e acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!

Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Rendici la gioia per i giorni in cui si hai afflitti,
per gli anni in cui abbiamo visto il male.

Si manifesti ai tuoi servi la tua opera
e il tuo splendore ai loro figli.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre  mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda

Seconda lettura
Dalla lettera agli Ebrei (Eb 4,12-13)

 La parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla, e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Non vi è creatura che possa nascondersi davanti a Dio, ma tutto è nudo e scoperto agli occhi di colui al quale noi dobbiamo rendere conto.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,17-30)

 In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: ‘Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre’”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio”. I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”. Pietro allora prese a dirgli: “Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito”. Gesù rispose: “In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle e madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà”.

Sintesi dell’omelia della Messa delle nove

 Domenica scorsa il Vangelo trattava del tema dell’indissolubilità del matrimonio, di quanto fosse difficile questo impegno  e che esso doveva essere affrontato con fede, confidando nel disegno provvidenziale, per il quale nulla è impossibile.
 Questa domenica il brano evangelico tratta delle ricchezze e dell’ostacolo che esse posso costituire nella vita di fede.
 Ci viene presentato un tale, un uomo del quale non si precisa altro, che corre incontro a Gesù e gli si inginocchia davanti.
 Nel Vangelo di Marco, solo in altri due brani ci sono atteggiamenti analoghi, in cui si presentano uomini che sono preda di forze superiori avverse e per loro invincibili: nel primo si narra dell’indemoniato di Geràsa (Mc 5,1-20)
 Quando vide Gesù da lontano, si avvicinò di corsa e si buttò in ginocchio davanti a lui. [trad.interconf.in lingua corr.Elle Di Ci – A.B.U.1976];
tormentato da uno spirito maligno; nel secondo di un lebbroso risanato da Gesù (Mc 1,40-45 – si legge nella Sesta domenica del Tempo ordinario – anno B):
 Un lebbroso venne verso Gesù, si buttò in ginocchio e gli chiese di aiutarlo. Diceva: “Se vuoi, tu puoi guarirmi” [trad.citata].
 Nel brano evangelico di questa domenica ciò che può essere un potente ostacolo nella fede religiosa, difficile da superare con le sole proprie forze, è l’atteggiamento che si ha verso le ricchezze.
 L’uomo che si era avvicinato a Gesù gli chiede che cosa si dovesse fare per meritare la vita eterna. Infatti bisogna ricordare che, in una prospettiva religiosa, quest’ultima va pur sempre meritata con la propria vita, non è scontato esservi ammessi, anche se sappiamo che saremo giudicati con misericordia. Quell’uomo era quindi una persona religiosa, a cui interessava molto la prospettiva della vita eterna.
 Gesù gli elenca una serie di precetti del Decalogo  che riguardavano le giuste relazioni con gli altri, cinque scritti  in una delle due tavole di pietra della legge (che in totale ne recava sette) che Mosè portò giù dal monte Sinai, non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso e onora tuo padre e tua madre, e un altro  precetto che non si trova nel Decalogo, ma che comunque si trova nel libro biblico del Deuteronomio, non frodare. Infatti le relazioni che abbiamo con gli altri sono essenziali per meritare in senso religioso. Non fa invece menzione dei tre precetti del Decalogo che riguardano le relazioni con Dio e che erano scritti sull’altra tavola mosaica della legge (non avrai altro Dio fuori di me, non nominare il Nome di Dio invano, ricordati di santificare le feste) e può pensarsi che ciò dipenda dal fatto che è con il nostro atteggiamento verso gli altri che noi manifestiamo nella nostra vita la nostra fede in Dio.
 Per inciso, il precetto onora tuo padre e tua madre non significa solo rispettare  i genitori, ma anche mantenerli se ne abbiano necessità, in particolare quando si fanno anziani. Il  non frodare, nel Deuteronomio, fa riferimento innanzi tutto all’obbligo del datore di lavoro di dare la giusta retribuzione ai propri dipendenti.
 Sentendo che colui il quale l’aveva interpellato dichiarava di aver osservato quelle norme morali fin da giovane, Gesù, dopo averlo fissato, e possiamo intendere che con questo si intenda dire che gli guardò nel profondo della sua anima, nel suo cuore, aggiunge che a quell’uomo mancava una cosa sola. Non dobbiamo pensare che quest’ultima fosse come la ciliegina sulla torta, solo un completamento di tutto il resto. Il testo greco reca infatti en se usterèi [trad. uno ti manca]. Bisogna considerare che, nella concezione corrente tradizione religiosa del tempo di Gesù, quando occorrevano certi requisiti per essere in regola con la propria fede o li si aveva tutti  o, se ne mancava anche solo uno, era come non averne nessuno. Quindi quella mancanza precludeva il merito che occorreva per ottenere la vita eterna. Gesù poi chiarisce che cosa intende per cosa mancante: vendere ciò che si possiede e darlo ai poveri e poi seguirlo. Ma quell’uomo, pur bene intenzionato, religioso, non se la sente di fare ciò che Gesù gli aveva indicato, quindi di seguire Gesù. L’attaccamento alle ricchezze è per lui un ostacolo insuperabile. Si allontana, scuro in volto e rattristato perché sa che ciò che gli ha detto Gesù è la verità.
 Non dobbiamo pensare che il brano evangelico voglia intendere che i ricchi non possono meritare la vita eterna per il solo fatto di possedere molti beni.  Questi ultimi vanno lasciati, per meritare, se costituiscono un ostacolo   nel seguire Gesù.
 Possiamo richiamare la differenza che comunemente si fa tra ricchi, che sono coloro che possiedono molti beni, e signori, i quali, benché ricchi, condividono in qualche modo le loro ricchezza con gli altri e hanno quindi verso di loro un atteggiamento di attenzione per le loro necessità, di compassione per le sofferenze altrui  e di rispetto per tutti. E’ l’accumulare solo per sé stessi, per la brama di possedere per sé stessi, che è di ostacolo nella vita di fede.
 Dopo aver constatato che quell’uomo, che gli si era rivolto per un consiglio, se ne era andato, invece di seguirlo, Gesù osserva che è difficile per i ricchi entrare nel regno di Dio, nel senso che essi, di solito molto attaccati alle ricchezze, alle quali non subordinano nulla, trovano difficoltà ad adattarsi alle esigenze evangeliche, e, innanzi tutto a entrare in una comunità di seguaci di Gesù. Per loro si tratta spesso di un ostacolo insuperabile. Nel brano evangelico è scritto che i discepoli rimasero sconcertati e stupiti  alle parole di Gesù. Si chiesero chi, allora, poteva essere salvato e possiamo intendere che, visto che i ricchi, che potevano sostenere le comunità dei fedeli con i loro beni, si sarebbero allontanati, trovando un ostacolo insuperabile nelle esigenze evangeliche, i discepoli temettero per la stessa sopravvivenza materiale delle loro comunità, manifestazioni embrionali del regno promesso. E Gesù replica loro che ciò che era impossibile agli uomini era possibile a Dio. Non è quindi in noi che possiamo trovare le forze sufficienti per superare certi ostacoli nella vita di fede, come anche per sopravvivere come comunità religiosa, ma nel confidare in Dio, vale a dire in una prospettiva religiosa in cui si faccia vero affidamento su di lui.
 Il brano evangelico prosegue presentandoci Pietro (e nel Vangeli, quando viene posto in primo piano questo apostolo nel colloquio con Gesù, a volte accade che egli sia rimproverato e corretto dal maestro) il quale osserva che i discepoli  hanno effettivamente  lasciato tutto e hanno seguito  Gesù. Che gliene deriverà? Gesù gli risponde che chi abbia lasciato ciò che per lui costituiva un ostacolo alle esigenze della fede evangelica (elenca una serie di aspetti rilevanti per la vita umana, separandoli dalla congiunzione disgiuntiva “o,  per intendere che non occorre lasciarli tutti, ma solo quelli che sono di impedimento), casa, fratelli, sorelle, madre, padre, figli, campi, e non menziona il coniuge, il marito o la moglie, perché si tratta di una relazione indissolubile, riceverà già ora, in questo tempo, quindi nelle comunità di discepoli che vivono nella storia, di coloro che quindi hanno deciso di seguire Gesù confidando  in lui, ricchezze maggiori a dismisura di quelle lasciate, in fratelli  e sorelle e madri e figli  e campi (in questa frase si utilizza la congiunzione “e” con valore aggiuntivo). Non si fa menzione dei padri, perché nella comunità riunite dalla fede evangeliche, uno solo può essere chiamato Padre, oltre a quello che ciascuno ha per nascita, per generazione naturale. Gesù prospetta ai discepoli anche persecuzioni, e sappiamo che in ogni tempo ci sono state, e, nel tempo che verrà, la vita eterna, appunto ciò a cui anelava quell’uomo ricco che poi si era allontanato.

sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro Valli


Avvisi del parroco
-il prossimo 28 ottobre, domenica, non verranno celebrate le Messe delle ore 10 e delle ore 11. Alle ore 11 partirà una processione per le vie del quartiere, con la partecipazione del vescovo mons.Cristoforo (il quale per diverso tempo celebrò la Messa domenicale delle ore 11 in parrocchia), per comunicare alla gente che vive nella parrocchia l’apertura, per tutta la Chiesa, dell’Anno della Fede, avvenuta l’11 ottobre scorso. Alle ore 12, verrà celebrata una Messa per la solenne apertura dell’Anno della Fede nella nostra parrocchia. Nel corso dell’Anno della Fede, che verrà aperto l’11 ottobre prossimo in occasione del cinquantenario dell’apertura del Concilio Vaticano 2°, in parrocchia si terranno vari eventi, che saranno in seguito comunicati.

Avvisi di A.C.
-martedì 16 ottobre, alle ore 17, in sala parrocchiale da designare (troviamoci nel corridoio del Centro di ascolto), si terrà la riunione del gruppo. Nel corso delle riunioni nell’Anno della fede prenderemo in esame documenti del Concilio Vaticano 2°. Nella prossima riunione verrà presentata la costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium.
 La potete trovare sul WEB  al seguente indirizzo:
 I membri del  gruppo sono invitati a meditare, con il metodo della Lectio Divina, sulle letture della Messa di domenica 21 ottobre (29° domenica del  Tempo ordinario), Is 53,10-11 – Eb 4,14-16 – Mc 10,35-45, in modo da poter dare un contributo personale nel corso della meditazione che, con il prezioso aiuto dell’assistente ecclesiastico, su di esse si farà nel corso della riunione del 16 ottobre.