Domenica 2-9-12– Lezionario dell’anno B per le domeniche e le solennità – 22° domenica del Tempo Ordinario – 2° settimana del salterio – colore liturgico: verde – Letture, sintesi dell’omelia della Messa delle nove – notizia della morte, nello scorso mese di agosto, della socia Maria Cretella
Prima lettura
Dal libro del Deuteronomio (Dt 4,1-2.6-8)
Mosè parlò al popolo dicendo: “Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?”.
Salmo responsoriale
Dal salmo 14
ritornello:
Chi teme il Signore abiterà nella sua tenda
Colui che cammina senza colpa,
pratica la giustizia
e dice la verità che ha nel suo cuore,
non sparge calunnie con la sua lingua.
Non fa danno al suo prossimo
e non lancia insulti al suo vicino.
Ai suoi occhi è spregevole il malvagio,
ma onora chi teme il Signore.
Non presta il suo denaro a usura
e non accetta doni contro l’innocente.
Colui che agisce in questo modo
resterà saldo per sempre
Seconda lettura
Dalla lettera di san Giacomo apostolo (Gc 1,17-18.21b-22.27)
Fratelli miei carissimi, ogni buon regalo e ogni dono perfetto vengono dall’alto e discendono dal Padre, creatore della luce: presso di lui non c’è variazione né ombra di cambiamento. Per sua volontà egli ci ha generati per mezzo della parola di verità, per essere una primizia delle sue creature. Accogliete con docilità la Parola che è stata piantata in voi e può portarvi alla salvezza. Siate di quelli che mettono in pratica la Parola, e non ascoltatori soltanto, illudendo voi stessi. Religione pura e senza macchia davanti a Dio Padre è questa: visitare gli orfani e le vedove nelle sofferenze e non lasciarsi contaminare da questo mondo.
Vangelo
Dal vangelo secondo Marco (Mc 7,1-8.14-15.21-23)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate –i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti-, quei farisei e scribi lo interrogarono: “Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?”. Ed egli rispose loro: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: ‘Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini’. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini”. Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: “Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro”. E diceva [ai suoi discepoli]: “Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo”.
Sintesi dell’omelia della Messa delle nove
Il brano evangelico della Messa di oggi può sembrare lontano dalla nostra esperienza quotidiana. Tratta infatti di questioni di purezza rituale (ad esempio lavarsi le mani prima di toccare il cibo da mangiare o fare altre abluzioni dopo essere tornati dal mercato o lavare certi oggetti) proprie della tradizione religiosa ebraica, secondo la quale si diventa impuri toccando certe cose o certe persone, mangiando certi cibi o mischiando o avvicinando tra loro certi alimenti. In essa certi rituali di purificazione hanno però il significato di manifestare l’obbedienza alla legge religiosa. L’esteriorità, in quella tradizione, deve quindi sempre corrispondere a un atteggiamento interiore.
Anche nella nostra civiltà sono diffuse credenze nell’efficacia di certi rituali, ad esempio convinzioni superstiziose come sono l’affidamento nei responsi degli oroscopi o quello in certe pratiche (scongiuri, possesso di amuleti, evitare o compiere certi gesti, evitare luoghi o persone ecc.) che ci imponiamo pensando di accattivarci la fortuna o di procurarci il benessere, al modo in cui si crede in una magia. Possono avere questa natura pure alcune abitudini alimentari che seguiamo senza capirne bene la ragione, perché, ad esempio, abbiamo letto che contrastano il colesterolo o che comunque “fanno bene” alla salute, o alcune forme di religiosità personale o comunitaria, in cui si confida nella scrupolosa e inderogabile osservanza di certe forme per ottenere il favore soprannaturale. Di solito in questi casi si è anche molto interessati a sapere quando si ottiene il risultato voluto facendo il minimo sforzo. Quand’è, ad esempio, che la Messa è “valida”? Se entro in chiesa prima della proclamazione del Vangelo, saltando la parti precedenti della liturgia, “faccio peccato” e devo confessarlo? In tutti questi casi si cerca di raggiungere un certo effetto, un miglioramento della propria condizione, cambiando le cose intorno a sé. Lo stesso accade quando non ci piace il lavoro che facciamo e allora lo cambiamo o non ci troviamo bene in una casa e allora ci trasferiamo. Poi però scopriamo di non essere ancora felici. Tutti questi sforzi che riguardano ciò che ci circonda non bastano. Se anche in qualche caso si producono dei miglioramenti, e spesso ci si illude, essi sono sempre transitori. E poi, rimane sempre la prospettiva della fine, alla quale nessuno può scampare.
Per cambiare veramente bisogna cambiare dentro, nell’interiorità. I propositi di male nascono infatti dal nostro cuore, ci viene insegnato nel Vangelo di oggi. Occorre quindi cambiare il cuore, sostituendolo con il cuore di Cristo. Come nell’intervento chirurgico di trapianto cardiaco che si esegue in ospedale, non è cosa che possiamo fare da noi medesimi. Per quanto ci sforziamo, da noi stessi non riusciamo infatti a contrastare veramente ciò che abbiamo dentro e che ci spinge al male. Ad esempio possiamo cercare di contrastare l’attaccamento all’osceno privandoci del computer attraverso il quale ci procuriamo immagini pornografiche, ma, anche così, la tendenza verso l’osceno rimane dentro di noi. Inutile cambiare quello che ci sta intorno se non cambiamo dentro, nel cuore. E Il cambio del cuore, che è poi il risultato della conversione, si riceve solo come dono da Cristo, accogliendo Cristo in noi, come facciamo nell’Eucaristia. Convertirsi è accogliere Cristo in noi e produce il cambiamento del cuore, un mutamento interiore, che ci cambia dentro.
Sintesi di Mario Ardigò, per come ha inteso le parole del celebrante – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.
La morte della socia Maria Cretella
Stamattina, alla messa domenicale delle nove, abbiamo appreso che nello scorso mese di agosto è morta la socia Maria Cretella, aderente fin dalla prima infanzia all’Azione Cattolica e storica esponente del gruppo di AC in San Clemente Papa.
Di seguito pubblico nuovamente un suo scritto nel quale è sintetizzato il ricordo delle sue prime esperienze associative, che ci narrò quest’anno nel corso di una riunione del gruppo.
Ai familiari giunga il più vivo cordoglio da parte mia e dei miei familiari, nonché quello di tutti gli altri soci del gruppo, dei quali mi faccio interprete.
Mario Ardigò
Dai ricordi di Maria Cretella, dell’Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli, narrati nel corso di una delle riunioni del gruppo nell’anno 2012.
La mia appartenenza all’Azione Cattolica risale a moltissimi anni fa. Non ricordo con precisione l’anno in cui entrai in A.C.; di sicuro non andavo ancora a scuola, quindi penso che avessi cinque o sei anni. La sezione delle Piccolissime non era ancora arrivata al mio paese. La sorella di una mia amica, più grande di due anni, frequentava il gruppo delle Beniamine e io andavo con lei, alle loro riunioni. Ero sempre presente, mi trovavo benissimo con le bambine più grandi di me. Si cantava, si giocava e poi c’era la delegata che ci leggeva qualcosa. C’era pure un giornalino, forse Squilli argentini. Io non andavo ancora a scuola, non sapevo leggere, ma sul giornalino c’erano figurine disegnate, diavoletti tutti blu, con le codine attorcigliate, piccole corna, erano veramente carini. Ma poi c’erano i giochi, i canti e stavamo tutti assieme, forse per qualche ora.
Quella non era ancora la mia sezione. L’anno dopo vennero finalmente le Piccolissime, ma io ero già pronta per le Beniamine, poi le Aspiranti, e poi venne la guerra.
C’era un aereo che veniva a mitragliarci. Sentivo dire che partisse da Malta. Tutte le sere, specialmente se c’era la luna, veniva a mitragliare tutta la ferrovia. Non sapevamo più dove nasconderci: lo chiamavamo “il ferroviere”.
Per anni siamo stati isolati, non arrivava niente, nessun rifornimento. Così siamo sfollati in campagna. Lì stavamo un po’ meglio, ma i rapporti con le persone non erano più gli stessi.
Arrivò il 1943 e cominciò a vedersi qualche treno. Con uno dei primissimi treni arrivò pure mio marito. Ci siamo sposati ormai da 66 anni.
Intanto, mentre si riallacciavano i contatti con i ragazzi e qualche sacerdote, feci la delegata per un gruppo di ragazzi. Nacquero così le Fiamme Rosse e ancora qualcuno di quei giovani mi ricorda. Lasciai quel gruppo per seguire mio marito in diverse città italiane, fino a Roma.
Ed eccomi ormai ottantaquattrenne.