Donne di Azione Cattolica
La narrazione di M.C., sulla sua esperienza di bambina, ragazza e donna dell’Azione Cattolica, mi dà lo spunto per scrivere due righe sul tema delle donne di Azione Cattolica. Non sempre si è mantenuta consapevolezza di quanto sia stata importante la componente femminile dell’associazione e del carattere peculiare del suo impegno, rispetto a quello di altre forme di associazionismo religioso specificamente o prevalentemente femminile e ad altri tipi di spiritualità.
Il racconto di M.C. ci riporta ad un’epoca lontana, quella della sua infanzia e adolescenza, grosso modo tra gli anni ’20 e la prima metà degli anni ’40 del secolo scorso. Nelle ideologie di allora, sia civili che religiose, la donna non contava praticamente nulla al di fuori dell’ambito domestico. Per quanto riguarda la comunità di fede questo, ai nostri giorni, può sorprendere, tenendo conto della marcata femminilizzazione prodottasi dagli inizi dell’Ottocento. Non dimentichiamo però che uno degli articoli della solenne richiesta di perdono formulata dal papa Giovanni Paolo Secondo durante il Grande Giubileo dell’Anno 2000 riguardava proprio le cattiverie dei credenti cristiani contro la personalità delle donne, per la condizione di umiliazione, emarginazione ed esclusione in cui erano state costrette. Non bisogna nemmeno ridurre la questione all’atteggiamento retrivo dei chierici, di chi almeno formalmente comanda tra noi, verso l’universo femminile. La questione è molto più profonda e ha attraversato, e attraversa tuttora, tutto il corpo della società dei cristiani. Voglio dire che ci sono idee profondamente diverse tra noi sul posto e sul ruolo delle donne nelle nostre comunità. E, aggiungo, le ideologie di discriminazione si basano spesso su discorsi di tutela della famiglia, anche se oggi nessuno si azzarderebbe a dire apertamente di voler confinare le donne ai compiti di cura familiare. Di fatto molte delle cose che si dicono in materia, non di rado un po’ superficialmente, sono sorrette in fondo da questa intenzionalità, non sempre, tuttavia, veramente consapevole delle conseguenze di esclusione che certe prese di posizione possono indurre.
In quello stesso arco temporale a cui si riferivano i ricordi di M.C., l’associazionismo femminile di Azione Cattolica ebbe uno sviluppo impetuoso, sorretto da uno stuolo di generose dirigenti la cui figura può essere sintetizzata nel grande esempio di Armida Barelli, la quale nel ’46 giunse ad essere vicepresidente generale dell’Azione Cattolica. Una grande lapide la ricorda nell’edificio della ex Domus Mariae, ora prevalentemente adibito ad attività alberghiera, ma che nasce come luogo di accoglienza e di riunione della componente femminile di Azione Cattolica. L’imponenza della struttura rimanda all’imponenza dell’impegno associativo femminile.
L’attivismo femminile in Azione Cattolica ebbe sempre una forte componente civica e sociale, oltre che religiosa, in particolare per il miglioramento e l’elevazione della condizione della donna. Questo spiega il vivo entusiasmo con cui le masse femminili vi aderirono, che traspare nettamente dal racconto di M.C. .
In Azione Cattolica le donne poterono essere non solo persone da guidare, e se del caso correggere, in una condizione quindi di minorità, in particolare nei confronti degli uomini, ma protagoniste dell’ideazione di tempi nuovi. Questo spirito indomito si coglie ancora molto nettamente nella componente femminile del nostro gruppo, che comprende diciottenni e ultraottantenni, giovani e anziane con lo stesso impegno.
Le parole di M.C. ci hanno parlato di una realtà del Meridione d’Italia, in luoghi che un aeroplano da guerra degli scorsi anni ’40 poteva raggiungere dalla base britannica di Malta, per mitragliare e uccidere. Erano posti dove la pressione sociale di emarginazione contro le donne era molto forte, analoga a quella che oggi stigmatizziamo nei costumi di certi paesi che seguono socialmente altre tradizioni religiose. L’attivismo associativo ebbe quindi in quelle zone un valore ancora più significativo, nel senso dell’emancipazione delle donne da ideologie sociali di esclusione. Le più piccole vedevano nelle delegate, nelle dirigenti di A.C., l’esempio da seguire e, crescendo, lo diventavano a loro volta. Non si trattò quindi, per le bambine, solo di un’esperienza di catechizzazione finalizzata ai Sacramenti, come oggi si usa prevalentemente con i più piccoli, che infatti poi, compiuta l’iniziazione, si allontanano. Nel catechismo si è soggetti all’autorità docente. Ai tempi nostri c’è chi pensa che sia positivo prolungare indefinitamente questa condizione. Non la si è mai pensata così in Azione Cattolica. C’è un momento, nel nostro impegno associativo, in cui pensiamo e attuiamo un’azione collettiva e individuale in piena autonomia e responsabilità, collettivamente con metodo democratico, secondo quanto compete ai laici di fede, sforzandosi naturalmente di andare d’accordo con le altre componenti del nostro mondo comunitario, con le migliori nostre tradizioni e con i moniti delle nostre coscienze. Senza tuttavia nascondersi che su alcuni temi le divergenze ci sono e sono anche importanti. E che parte delle nostre tradizioni religiose sono, come ricordato nella Giornata del Perdono, anche tradizioni di emarginazione e umiliazione delle donne. C’è un compito che le donne possono svolgere ed esso riguarda la società civile e la nostra comunità religiosa. Ci sono cattive abitudini del passato da combattere francamente e apertamente e idee da ripensare a fondo. La finalità è la liberazione e quest’ultima, per essere veramente tale, deve essere prodotta da chi vuole liberarsi.
Un’ultima notazione. Nel racconto di M.C. vi è il ricordo di alcuni tremendi episodi dell'ultima guerra mondiale, quello degli attacchi aerei contro la ferrovia che portava al suo paese, che quindi rimase tagliato fuori a lungo e come emarginato dal resto della nazione. Il nuovo ruolo sociale, politico e nella comunità religiosa che le donne conquistarono nel dopoguerra produsse anche una maggiore attenzione al tema dell’importanza di perseguire il mantenimento della pace tra le nazioni. Esso ha fortemente caratterizzato la nostra comunità religiosa specialmente dagli anni Sessanta e, da ultimo, con il magistero del papa Giovanni Paolo Secondo. In precedenza, nonostante le esplicite pronunce dei papi per la pacificazione, la comunità accettava con leggerezza l’idea di conflitti bellici, come se fossero eventi naturali, al pari dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche. E i papi, nel corso degli eventi di guerra, solevano ritirarsi nella neutralità diplomatica, che oggi, ma con la coscienza dei tempi nuovi, ci appare come veramente insufficiente.
Parlo di queste cose non in linea generale, ma con intenti operativi. Questo blog infatti si riferisce alla specifica esperienza di fede laicale nel quartiere in Roma, Monte Sacro, Valli. Queste mie righe siano come una chiamata di leva diretta alle donne di fede del quartiere. Abbiamo bisogno di voi per cambiare le cose, dovunque. Venite quindi tra noi e siate protagoniste di questa azione di liberazione ed elevazione.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.