mercoledì 25 aprile 2012

25 aprile

25 aprile

  La mia generazione è stata tra le ultime ad avere come padri e madri coloro che avevano vissuto da adulti i fatti della guerra di resistenza tra il  1943 e il 1945. Da una generazione all’altra i ricordi si affievoliscono e si alterano. I nostri discendenti hanno in genere perso il senso vivo, emotivo, di quei fatti e, spesso, lo stesso loro ricordo storico. Del resto si mantiene la memoria di ciò che ancora serve nel quotidiano e il fascismo è andato, lentamente, dissolvendosi nel popolo italiano, dopo essere stato vinto in guerra e spodestato dal governo della nazione. Ai tempi nostri non ne rimane più nulla. Anche coloro che ancora vi si richiamano esplicitamente, in realtà hanno moventi e fini molto diversi.
  I laici cattolici hanno avuto un ruolo molto importante nella costruzione di una democrazia di popolo in Italia, dopo la fine del regime fascista e la caduta della monarchia sabauda. Non si è trattato solo di un’azione di minoranze illuminate, ma di un fatto di massa, in cui sono state fondamentali le donne, le quali per la prima volta poterono votare nel ’46, contribuendo a legittimare il nuovo ceto politico e ad instaurare la repubblica. Questo è parso in un certo senso riscattare i molti disonorevoli compromessi che avevano caratterizzato la gran parte della cattolicità italiana nel ventennio fascista.
 E’ difficile, per la mentalità di oggi, comprendere come negli anni  ’20 e 30 del secolo scorso, si sia potuti venire ad accomodamenti con un  complesso di ideologie come quelle espresse dal fascismo storico, movimento che fin dall’origine fu fortemente anticlericale  e addirittura antireligioso (è molto significativa in questo senso la biografia del Mussolini). Fondamentalmente fu una scelta determinata dalla paura di mali peggiori. Essa non fu propria solo del gregge, ma anche dei capi religiosi, fino al massimo livello. Essi cercarono di imporla anche ai fedeli riottosi.
 Nella storia dal Settecento ad oggi, la paura del futuro, del nuovo, appare essere stata un fattore determinante nelle decisioni dei nostri capi religiosi, con molte eccezioni naturalmente. Ne subirono duramente le conseguenze coloro che, tra i cattolici, pensavano di poter individuare nella loro contemporaneità anche germi di bene. In particolare i cattolici italiani, poi,  furono cacciati a lungo in un avvilente stato di minorità sociale, dal quale solo con la caduta del fascismo cominciarono veramente ad affrancarsi.
 Mentre il fascismo storico e le sue ideologie si sono ormai dissolti, la diffidenza e il timore, e in alcuni casi il vero e proprio terrore, verso i  tempi nuovi, visti prevalentemente come manifestazione dell'opera degli avversari o addirittura dell'Avversario soprannaturale,  persistono nella nostra collettività religiosa, inducendo talvolta ad atteggiamenti reazionari. Per i cattolici che, come mio padre, i suoi fratelli, e tanti altri loro amici, parteciparono alla Resistenza storica in Emilia, in un’unità di pensiero e d’azione con persone di diversa formazione, gli eventi dell’aprile del 1945 non segnarono solo la fine del servaggio al regime fascista, ma anche la liberazione da quel dominio della paura che aveva caratterizzato in senso tanto negativo l’azione storica della loro comunità religiosa.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente Papa – Roma, Monte Sacro, Valli.