Da “La Bibbia è lunga, tagliamola un po’”
di Guido Ceronetti. Apparso su La Stampa del 24-9-76
Nel 1976 il “Reader’s Digest”, rivista di cultura popolare che aveva anche un’edizione italiana, annunciò a New York una edizione condensata della Bibbia, dopo le analoghe selezioni già compiute su Omero e altri classici. Il testo della Scrittura usciva ridotto del 40 per cento, in alcuni libri, come l’Esodo, erano state soppresse sette parole su dieci. L’iniziativa suscitò polemiche negli Stati Uniti
Non finisco di dar ragione a André Breton che diceva, morente, costernato, a Buñuel: caro Luis, ormai non si riesce più a scandalizzare nessuno!
Ci ho provato anch’io, ci provo ancora, ogni tanto, e mi ricevo in premio aggettivi come graffiante, apocalittico, ma io so bene che chi me li appioppa non si sente per niente graffiato o apocalitizzato. Parole, visioni, verità scandalose: tutto sprecato. Neanche a uscire nudi si incontra più qualcuno con faccia spaventata.
E adesso che il Reader’s Digest pubblica la Bibbia Condensata –Vecchio e Nuovo Testamento al sessanta per cento circa- dovrei sentirmi scandalizzato io? Dovrebbe scandalizzarsi qualcuno? Ma sì, ce ne sono stati alcuni, tra i predicatori di sermoni, che hanno esibito scandalo: avete osato condensare la parola di Dio! Ci credo poco. E’ gente che lascia condensare qualsiasi altra cosa, al Reader’s è abbonata fin dall’infanzia, e adesso deplora?
[…]
Un buon Giallo non deve essere troppo lungo; i tagli li esige il tipo di racconto. E’ lì che un Giustiziere nell’ombra che con un diluvio da lui stesso scatenato ti annienta tutto il genere umano e perfino le formiche, eccetto una famiglia di raccomandati, certi Noachidi. Ed è Lui, sempre, che fatta una figurina di fango gli soffia dentro il prurito terribile di vivere, e glielo fa sfogare sopra una costola che gli estrae dal sonno come un ladro, e da quel balordo incrocio nascono infiniti sciagurati (impossibile condensarli in poco spazio: dilagano) che corrompono e divorano tutto, e si sterminano tra loro, s’imbavagliano, strappano le mammelle alle vergini, segano in due i migliori moralisti, spiano compiaciuti da un tondino di vetro dei disgraziati che si torcono in preda al gas, si fingono filatelici ma sono maschilisti implacabili, innalzano al proprio cadavere monumenti imperituri di bronzo e di granito, passano le sere al bar e alla fine della ronda non hanno più memoria di quanto male abbiano fatto al mondo e vanno mendicando, con smorfie impure, non so quale facile misericordia divina e insieme ammirazione e lode agli storici per le loro opere di sciagura.
La conclusione deluderà. Meglio era arrivarci lentamente, o mai. Trattandosi di Bibbia cristiana l’ultimo suo testo canonico è l’Apocalisse detta di Giovanni, rotolo di scrittura su cui ne abbiamo veramente sentite troppe e procreatore dell’aggettivo apocalittico che oggi i tasti delle portatili spruzzano sui fogli senza neppure che li tocchiamo. Il titolo significa Rivelazione, ma l’Autore di tanta spaventosa eppure quanto utile rovina non ci è rivelato. Giovanni, uomo candido, insiste nel dire che si tratta di un Agnello. Sarà.
di Guido Ceronetti