domenica 19 febbraio 2012

RIFLESSIONI DI UNA STUDENTESSA UNIVERSITARIA

RIFLESSIONI DI UNA STUDENTESSA UNIVERSITARIA

  Ieri sera mio padre mi ha chiesto di esprimere alcune considerazioni sulla società e sulla Chiesa cattolica; si tratta di due realtà che fanno parte del mio vissuto quotidiano, essendo una studentessa universitaria, impegnata nell’Azione cattolica. Inevitabilmente queste  riflessioni risentono dell’esperienza vissuta  fino ad ora e  delle mie prospettive per il futuro.
  La società in cui viviamo è una società aperta,  globalizzata, caratterizzata dall’internazionalizzazione dei mercati che ha elevato il tasso di competitività delle imprese spingendole a ridurre i costi di produzione e quindi anche il costo del lavoro. Nuove esigenze di flessibilità e di produttività hanno determinato la necessità di sacrificare il tanto discusso in questi giorni “posto fisso”, preferendo rapporti di lavoro temporanei,  non stabili, spesso non idonei ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa al lavoratore e alla sua famiglia (art.36 Costituzione). Si perde così di vista l’interesse del singolo, facendo prevalere l’interesse dell’economia globale, il profitto di pochi sul benessere di molti.
  La società odierna è, inoltre, altamente specializzata; non viene più richiesta una cultura enciclopedica, una conoscenza generalizzata del mondo, ma, ciascuno è chiamato ad approfondire uno specifico settore della vita. Il rischio che si corre è quello di alimentare un eccessivo particolarismo, perdendo così di vista gli obiettivi comuni, i valori, i principi, i diritti fondamentali concretanti l’eguale dignità di ogni uomo, premessa della democrazia moderna, diritti immodificabili, vere e proprie “clausole di eternità”, difesi dalle Costituzioni nazionali e da numerose convenzioni e trattati internazionali. 
  Nella Chiesa è alto il rischio di vivere la propria fede come una realtà interiore, nettamente separata dalla vita quotidiana, uno spazio in cui rimanere isolati rispetto al mondo esterno, incapaci quindi di dare giudizi obiettivi sulla realtà che ci circonda e che non si conosce. La fede, al contrario, deve permeare ogni momento dell’esistenza del cristiano. Diventa uno strumento indispensabile per leggere la realtà in un’ottica meno superficiale e più profonda, senza lasciarsi ingannare dai falsi profitti e dai finti profeti, ma prestando attenzione ai più deboli e ai più poveri.  E’ necessario, tuttavia, non lasciarsi trascinare confondendosi nella comunità,  perdendo l’autonomia di scelta individuale, smarrendo la propria capacità di giudizio critico. Ogni cattolico deve essere consapevole che il proprio essere è unico e originale, non sostituibile. Bisogna mantenere la propria identità, cercando di avere un ruolo attivo, non solo in ambito ecclesiale, ma nella vita di tutti i giorni, cercando il dialogo e il rapporto con gli altri, unica strada per un confronto costruttivo. E’ necessario non chiudersi nella propria interiorità, ma, attraverso un lavoro collettivo, cercare di apportare un rinnovamento continuo in ogni settore della realtà quotidiana discernendo i segni dei tempi
Giulia Ardigò
AC San Clemente Papa - Roma, Montesacro, Valli