lunedì 13 febbraio 2012

Intervista al card. Angelo Bagnasco pubblicata su La Stampa del 12-2-12 - sintesi

Intervista al card. Angelo Bagnasco pubblicata su La Stampa  del 12-2-12 - sintesi

Su La Stampa  del 12-2-12, nell’articolo di Andrea Tornelli dal titolo “I conti a posto da soli non salvano l’uomo – Bagnasco: l’ICI? Decide il governo, non si sottraiamo. Ma ricordiamo l’azione che la Chiesa svolge nel sociale in un momento come questo”, è stata pubblicata un’intervista al card. Angelo Bagnasco, rilasciata a margine del convegno su “Gesù nostro contemporaneo”, svoltosi a Roma dal 9 all’11 febbraio 2012. Di seguito ne riporto una mia sintesi; la sintesi è una mia elaborazione (le parentesi quadre segnalano i miei interventi).
Mario Ardigò – AC San Clemente Papa – Roma, Montesacro, Valli
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Sintesi dell’intervista al card. Angelo Bagnasco pubblicata su La Stampa del 12-2-12
[1. La Chiesa non pretende per sé dallo stato privilegi fiscali]
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[La] Chiesa non cerca per sé privilegi e non reclama trattamenti di favore. Pagare le tasse è un obbligo  che non può essere evaso, per non venir meno al doveroso senso di corresponsabilità verso gli altri. Altro discorso è l’esenzione prevista dalla normativa vigente, non solo nel caso della Chiesa, ma ance di tutta una serie di realtà no profit, delle quali si è riconosciuto l’effettivo servizio reso alla società, che in quanto tale merita di essere mantenuto.
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 Se nel giro di pochi anni sono aumentate dell’80 per cento le richieste di aiuto nei più vari settori vuol dire che la Chiesa risponde concretamente a bisogni diffusi dove non arriva nessuno. Se i centri di ascolto distribuiscono più vestiti, se le mense Caritas sfornano più pasti caldi, se i fondi anti-usura moltiplicano gli interventi, una ragione ci sarà. E non saranno certo i polveroni mediatici a risolvere i problemi di un’emergenza che ormai fa capolino dentro fasce sociali una volta garantite.
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 [L]e parrocchie non sono centri-benessere o delle isole di ricchezza, ma piuttosto luoghi di spiritualità e di solidarietà. La sobrietà nella stragrande maggioranza dei casi è una realtà che fa tutt’uno con lo stile discreto dei preti e dei religiosi in genere… Quanto ai vertici mi pare che non ci sia una gran differenza con la base. E comunque siamo tutti invitati a dare ancora più segni di credibilità perché l’uso disinteressato di risorse e di mezzi è un obbligo per tutti.
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[2.Cercare la giustizia – Liberarsi dalla tirannia del denaro e del potere – Operare per la giustizia sociale]
 Ogni generazione è chiamata a ritrovare la sua libertà, specie quella rispetto alla tirannia del denaro e del potere. Non si vive di rendita, ma soprattutto nella dimensione morale dove ciascuno deve cimentarsi con tentazioni e pericoli che sono ricorrenti. Per la politica vale l’osservazione realistica di Benedetto XVI che, citando Sant’Agostino, ha affermato davanti al Parlamento tedesco: “Togli il diritto e allora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?”. Occorre che il diritto, cioè la ricerca del bene comune e della giustizia, siano nella testa e nel cuore di chi si mette a disposizione della politica. Diversamente, perché meravigliarsi che accadano certi scandali se manca un riferimento esplicito alla verità, al bene, agli altri?
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 L’etica non è una generica esortazione alla bontà, ma è l’arte di vivere secondo il vero bene dell’uomo. Per troppo tempo si è isolata l’economia, quasi che fosse una scienza esatta. ne è seguita l’idea che il mercato basta a se stesso e che la stessa ricchezza si distribuisce automaticamente perché, come afferma Okun [Arthur Okun (1928-1980) –economista statunitense-  la frase è tratta dal libro Equality and Efficiency, the Big Trade Off (Eguaglianza ed efficienza, il grande compromesso) del 1975 – si veda nota n.1] “la marea che sale solleva tutte le barche”. Sappiamo in realtà come sono andate le cose e come la ricchezza sia mal distribuita anche all’interno del nostro Paese”.
[…]
 C’è bisogno di ritrovare una prospettiva che rimetta al centro l’uomo e non semplicemente i risultati finanziari, e che abbia la stessa attenzione a far quadrare i conti e a salvaguardare il patrimonio umano. Qui è il punto. Se non quadrano  i conti  l’uomo non si salva. Ma è vero pure il contrario. Se non si rispetta l’uomo i conti presto o tardi si rivelano sballati. Non si può coltivare l’efficienza e trascurare la giustizia perché sarebbe inutile e dannoso.
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 Il rischio del lavoro-campeggio, come scrive il sociologo Bauman [Zygmunt Bauman (1925) – sociologo britannico di origine polacca, già docente universitario in Gran Bretagna, dove vive – si veda nota 2] è reale. Il valore qui in gioco è decisivo perché senza lavoro l’uomo non riesce ad esprimere compiutamente se stesso. Lavorare serve per campare, ma anche per esprimere le proprie potenzialità. Poi sappiamo che non tutti fanno il lavoro che vorrebbero. Ma certo tutti dovrebbero essere messi in grado di svolgere un’attività. […] Quando questa fondamentale aspettativa viene negata, fiducia, progettualità, autostima rischiano di essere compromesse. Spero però, davvero, che la crisi ci renda più capaci di pensare e invece di deprimerci ci dia una scrollata per affrontare insieme, e non sulle barricate, un tema che appartiene a tutti. […] Licenziare è sempre una sconfitta per tutti. Ci vuole altro per accrescere la produttività e la competitività sui mercati. Ma qui entro in un ambito che non è di mia stretta competenza…
[…]
  [L]a famiglia rappresenta lo snodo decisivo non solo per la costruzione della propria identità.  A pensarci, in Italia, il vero “sommerso” è la famiglia di cui si fatica a percepire il rilievo. […] Se non ci fossero i nonni che seguono i nipotini e se le famiglie non continuassero a ospitare ben oltre il tempo della giovinezza, i problemi sarebbero effettivamente più gravi. Ciò non toglie che la maturità di una persona si raggiunge quando il cordone ombelicale viene reciso e si può scegliere un’alternativa praticabile e sostenibile.
[…]
 Lo ius sanguinis [<diritto che si acquista in virtù del sangue>; la  norma per cui si acquista la cittadinanza per discendenza da cittadini e non per il fatto di essere nati in un determinato territorio] non è più sufficiente a registrare i cambiamenti in atto sotto gli occhi di tutti. Emerge qui il problema di tanti bambini di immigrati che sono nati sul nostro suolo e che frequentano la scuola fianco a fianco dei nostri bambini, avviati nell’unico sentiero della vita. Naturalmente questo non deve rallentare l’attenzione nei riguardi del processo di integrazione che è culturale e richiede anche di risvegliare la nostra identità tenendo conto che il nostro Paese ha una storia plurisecolare, con un innegabile riferimento cristiano così radicato che alcuni lo danno per scontato.

[3. La Chiesa e la politica democratica]
 In questa fase delicata la Chiesa, che evidentemente non è un “agente politico”, ha da mettere in campo la sua esperienza in fatto di umanità per riportare al centro la questione antropologica che oggi tocca l’etica della vita e quindi quella sociale. Le aggregazioni partitiche non rientrano nelle preoccupazioni della Chiesa e sono il frutto del libero dibattito democratico che deve portare a servire il diritto e a combattere l’ingiustizia.
[…]
 Negli ultimi tempi si sono registrati alcuni fatti scandalosi. Alcune volte, con fondate ragioni, altre volte con un evidente disegno strumentale. La gente è molto esigente nei riguardi della Chiesa e non fa sconti sulla sua credibilità. Ciò prova però quanto sia alta l’aspettativa verso la testimonianza e dunque la stima per la sua missione.

[4. Distacco della gente verso la Chiesa?]
 Non percepisco l’aumento del distacco, quanto piuttosto il rischio di una indifferenza che è il riflesso diuna cultura che livella tutto e non ha più punti di riferimento. Quando però la gente si imbatte in persone, ambienti e strutture veramente ispirati dalla fede, allora i suoi pregiudizi si sciolgono come neve al sole e si manifesta una irresistibile nostalgia per la bellezza del Vangelo e della Chiesa.
[…]
 La fede preserva oggi dall’appiattimento materialista e solleva il velo del non-senso rispetto alla nostra condizioni mortale. Nel caso di Gesù quello che colpisce –oltre le innumerevoli ragioni storiche- è il fatto che egli corrisponda veramente al cuore umano. Fuori di Cristo, l’uomo rischia di perdere se stesso, non sa più chi è e dove va, venendo meno il riferimento ultimo decisivo. Quella sul senso della vita e del mondo, sull’enigma del tempo e della morte è, del resto, la questione che attraversa la storia umana. E che non può essere evitata. Il genio di Van Gogh [Vincent Willelm Van Gogh (1853-1890) – pittore olandese] scrivendo al fratello Theo gli confida: “L’infinito e il miracoloso ci sono necessari ed è giusto che l’uomo non si accontenti o che non sia felice finché non li ha conquistati”. Gesù coincide con questa inquietudine radicalmente umana, e la sua resurrezione prova la sua origine divina, rendendolo definitivamente a noi contemporaneo.

Note:
Nota n.1:
Sul concetto di  Big Trade Off  di Arthur Okun, scrive Stefano Zamagni in A proposito delle radici dell’identità europea, una prospettiva economica di sguardo (relazione al convegno L’eredità dell’Occidente-Cristianesimo, Europa, nuovi mondi svoltosi dal 9 al 21 ottobre 2009):
Si pensi, per considerare un solo esempio, all’ampio dibattito, ancora lungi dall’essere concluso, sul “big trade-off” – per richiamare il titolo del celebre libro di Arthur Okun del 1975 –tra efficienza e equità (o giustizia distributiva). E’ preferibile favorire l’una o l’altra; vale a dire, è meglio dilatare lo spazio di azione del principio dello scambio di equivalenti, che mira appuntoall’efficienza, oppure attribuire più poteri di intervento allo Stato affinché questi migliori la distribuzione del reddito? Ancora: a quanta efficienza si deve rinunciare per migliorare i risultati sul fronte dell’equità?
Nota n.2:
Opere di Zygmunt Bauman pubblicate in italiano da Laterza: Dentro la globalizzazione  - Le conseguenze sulla persone; Voglia di comunità – Intervista sull’identità; La società sotto assedio, Amore liquido;  Vite di scarto; Modernità liquida; Vita liquida; L’Europa è un’avventura; Modus vivendi – Inferno e utopia nel mondo liquido; Paura liquida; Consumo dunque sono; L’arte della vita; Capitalismo parassitario; L’etica di un mondo di consumatori; Vite che non possiamo permetterci.