sabato 4 febbraio 2012

Governo mondiale: gli argomenti contrari di Hannah Arendt

Governo mondiale: gli argomenti contrari di Hannah Arendt

 Nella recente dottrina sociale, a partire dal magistero del papa Giovanni 23° (regnante tra il 1958 e il 1963), si è affacciata l’idea di istituire un’autorità mondiale, dotata di poteri maggiori delle attuali Nazioni Unite, per porre rimedio agli squilibri e alle violenze nelle relazioni internazionali.
 Troviamo tale orientamento espresso al cap.5°, par.67, dell’enciclica Caritas in veritate, del papa Benedetto 16°, data il 29-6-2009, che di seguito si riporta (l’enciclica può essere letta integralmente all’indirizzo WEB  http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/encyclicals/documents/hf_ben-xvi_enc_20090629_caritas-in-veritate_it.html  :
“67. Di fronte all'inarrestabile crescita dell'interdipendenza mondiale, è fortemente sentita, anche in presenza di una recessione altrettanto mondiale, l'urgenza della riforma sia dell'Organizzazione delle Nazioni Unite che dell'architettura economica e finanziaria internazionale, affinché si possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di Nazioni. Sentita è pure l'urgenza di trovare forme innovative per attuare il principio di responsabilità di proteggere [146] e per attribuire anche alle Nazioni più povere una voce efficace nelle decisioni comuni. Ciò appare necessario proprio in vista di un ordinamento politico, giuridico ed economico che incrementi ed orienti la collaborazione internazionale verso lo sviluppo solidale di tutti i popoli. Per il governo dell'economia mondiale; per risanare le economie colpite dalla crisi, per prevenire peggioramenti della stessa e conseguenti maggiori squilibri; per realizzare un opportuno disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace; per garantire la salvaguardia dell'ambiente e per regolamentare i flussi migratori, urge la presenza di una vera Autorità politica mondiale, quale è stata già tratteggiata dal mio Predecessore, il Beato Giovanni 23°. Una simile Autorità dovrà essere regolata dal diritto, attenersi in modo coerente ai principi di sussidiarietà e di solidarietà, essere ordinata alla realizzazione del bene comune [147], impegnarsi nella realizzazione di un autentico sviluppo umano integrale ispirato ai valori della carità nella verità. Tale Autorità inoltre dovrà essere da tutti riconosciuta, godere di potere effettivo per garantire a ciascuno la sicurezza, l'osservanza della giustizia, il rispetto dei diritti [148]. Ovviamente, essa deve godere della facoltà di far rispettare dalle parti le proprie decisioni, come pure le misure coordinate adottate nei vari fori internazionali. In mancanza di ciò, infatti, il diritto internazionale, nonostante i grandi progressi compiuti nei vari campi, rischierebbe di essere condizionato dagli equilibri di potere tra i più forti. Lo sviluppo integrale dei popoli e la collaborazione internazionale esigono che venga istituito un grado superiore di ordinamento internazionale di tipo sussidiario per il governo della globalizzazione [149] e che si dia finalmente attuazione ad un ordine sociale conforme all'ordine morale e a quel raccordo tra sfera morale e sociale, tra politica e sfera economica e civile che è già prospettato nello Statuto delle Nazioni Unite.”
Note:
146] Cfr Benedetto XVI,Discorso ai partecipanti all’Assemblea Generale della Nazioni Unitge (18 aprile 2008): l.c., 618-626.
[147] Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc.Pacem in terris: l.c., 293; Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, n. 441.
[148] Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Guadium et spes, 82.
[149] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc.Sollicitudo rei socialis 4 l.c., 574-575.
 In quest’ordine di idee la politica, intesa come espressione effettiva di democrazia popolare, non è considerata come possibile fondamento di un ordine più giusto, ma sembra evocata implicitamente solo come potere da contenere per evitare la degenerazione globale.
 Per stimolare la riflessione sull’argomento può essere ricordata l’opinione della filosofa Hannah Arendt (1906-1975), espressa in uno degli frammenti raccolti nel libro Hannah Arendt, Che cosa è la politica, Einaudi, 2006, alla pag.10:
“Oggi, e cioè dopo l’invenzione della bomba atomica, dietro i pregiudizi nei confronti della politica si celano la paura che l’umanità possa autoeliminarsi mediante la politica e gli strumenti di violenza di cui dispone, e, in stretta connessione con tale paura, la speranza che l’umanità si ravveda e anziché se stessa tolga di mezzo la politica, ricorrendo a un governo universale che dissolva lo stato in una macchina amministrativa, risolva i conflitti politici per via burocratica e sostituisca gli eserciti con schiere di poliziotti. Certo tale speranza è del tutto utopica se per politica si intende, come normalmente avviene, una relazione tra governanti e governati. In questa ottica, invece di una abolizione del politico otterremmo una forma dispotica di governo di dimensioni mostruose, in cui lo iato tra governanti e governati assumerebbe proporzioni così gigantesche  da impedire qualunque ribellione, e tanto più qualunque forma di controllo da parte dei governati. Tale carattere dispotico non cambierebbe neppure qualora in quel regime mondiale non si potesse più individuare una persona, un despota; infatti il dominio burocratio, il dominio mediante l’anonimità degli uffici, non è meno dispotico perché ‘nessuno’ lo esercita; al contrario: forse è ancora più terribile, poiché nessun può parlare o presentare reclamo contro Nessuno. Se però per politico si intende una sfera del mondo dove gli uomini si presentano primariamente come soggetti attivi, e dove conferiscono alle umane faccende una stabilità che altrimenti non le riguarderebbe, la speranza appare tutt’altro che utopica.”
 E’ possibile che la Chiesa cattolica, che insegna mediante il suo vertice gerarchico, nel proporre soluzioni al disordine mondiale proponga come modello se stessa, come modello virtuoso ma accentrato di composizione dei conflitti? E questo in un momento in cui tale modello ha cominciato a manifestare i suoi limiti, anche a seguito dei nuovi princìpi formulati nel corso del Concilio Vaticano II?
 La democrazia, in particolare la democrazia popolare, vale a dire quella che coinvolge tendenzialmente tutti i cittadini maggiorenni che formano il popolo di un’istituzione politica, accettata dal papato formalmente solamente dal 1944 come regime politico preferibile per il governo degli stati, non ha trovato finora una compiuta trattazione nella dottrina sociale della Chiesa, che prevalentemente ha impartito insegnamenti morali ai corpi politici costituiti, vale a dire ai governanti. Questo probabilmente dipende dal fatto che i diritti politici degli esseri umani (ormai contemplati da tutte le costituzioni contemporanee evolute) non rientrano necessariamente in quei diritti “naturali” sui quali la teologia cattolica ha sviluppato riflessioni molto estese. Come è stato osservato, l’area dei diritti “umani”, per come ai tempi nostri vengono intesi,  non coincide con quelli che vengono compresi storicamente nel diritto “naturale”.
 Come fedeli laici potremmo dare un contributo ad uno sviluppo della riflessione sulla democrazia? Mi piacerebbe conoscere il vostro parere, per poterlo pubblicare in questo blog.
Mario Ardigò – AC San Clemente Papa – Roma, Montesacro, Valli