Come la Chiesa realmente è
Si sta nella Chiesa senza sapere come realmente è. Ci nutriamo dei miti che su di essa continuamente le teologie costruiscono.
È la sociologia, ad esempio quella qualitativa di Roberto Cipriani, a dirci come è ai nostri tempi. Ne risulta un’immagine fortemente pluralistica: in essa si muovono i corpi sociali degli apparati ecclesiastici, variamente coordinati fra loro. Solo nel mito è quella delle origini. È molto cambiata nei secoli. Le sue popolazioni e i suoi apparati istituzionali hanno avuto una storia molto articolata, intricata e conflittuale, e, nel complesso, hanno collaborato nel governo di estese collettività, sono state integrate nelle strutture degli stati e nelle feroci violenze che sempre sono state inerenti al potere politico. Dinamiche e vicende delle quali in genere non si è del tutto, o non si è per nulla, consapevoli, perché l’appartenenza ecclesiale viene vissuta perlopiù appoggiandosi al mito e in ambienti sociali piuttosto ristretti, salvo che per le liturgie, che possono avere carattere di massa. È questo che reali processi sinodali potrebbero far emergere.
Abbiamo celebrato l’anniversario del Concilio di Nicea, svoltosi in Anatolia, nella sfera di influenza della nuova Roma costantiniana: da lì iniziò il processo culturale e politico che, nell’arco di quattro secoli, innovando originalmente ciò che si era pensato fino ad allora, ci diede le teologie ancora correnti nelle grandi Chiese cristiane storiche. A quell’epoca si stima che, nei territori dell’Impero romano vi fossero circa dieci milioni di cristiani, in un contesto di marcato pluralismo istituzionale ecclesiastico. Una situazione diversissima da quella attuale, nella quale il primato era esercitato dagli imperatori romani, che convocarono tutti i Concili ecumenici del primo Millennio. Ai tempi nostri, si stima che nel mondo vi siano circa un miliardo e quattrocento milioni di cattolici e circa un altro miliardo di cristiani non cattolici. Tutta questa gente è ancora appesa a quello che uscì da Nicea tra il maggio e il giugno 325. Naturalmente la teologia normativa, quella che definiamo dogmatica ed è il discrimine dell’appartenenza ecclesiale, si è evoluta, ma i concetti fondamentali, con scarso esplicito fondamento biblico, nel senso che di Trinità si cominciò a scrivere solo dalla fine del Secondo secolo ad Antiochia e la teologia trinitaria venne sviluppata sistematicamente dall’inizio del secolo successivo, sono rimasti sempre quelli. Su di essi la nostra Chiesa ha fondato la legittimazione sacrale del proprio apparato ecclesiastico, in particolare il proprio assolutismo, visto come esercizio di un potere vicario del Cristo, Persona di quella Trinità. Non stupisce che oggi vadano un po’ stretti per tutta la gente che c’è in giro per il mondo. E che una riforma sinodale della nostra Chiesa, a partire dal basso come l’immaginava papa Francesco, imbarazzi gli esperti, pur consapevoli del processo storico evolutivo dei dogmi, e disorienti l’altra gente, abituata a tutt’altro.
Inutile far tornare teologicamente i conti cercando di tenere insieme Nicea e tutto il resto. Già è cosa difficile sul piano dei concetti, poi si aggiunge il peso di quel macigno che è costituito dal dover far sopravvivere un esorbitante apparato ecclesiastico arroccato nella gestione dei suoi antichi palazzi e di un rilevante patrimonio, che dà lavoro a tanta gente tra clero e religiosi. Del resto è vero: una reale riforma sinodale, che non coinvolga solo i gerarchi come nei secoli passati ma tutto il resto della popolazione, una cosa che non s’è mai fatta nella nostra Chiesa, cambierebbe molto tutt’intorno, in alto e in basso, e finirebbe per rifluire nella comprensione del dogma.
È cosa che va fatta perché lo richiede la Chiesa come realmente è ora, ma che è meglio cominciare ad organizzare proprio dal basso, sperimentandola a partire dalle comunità di prossimità, come le parrocchie, lì dove la proverbiale posta in gioco è più bassa, quindi si incontrano meno resistenze e ci si può anche correggere più agevolmente, all’occorrenza.
Mario Ardigó – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli
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