mercoledì 11 giugno 2025

Democrazia e virtù

 

Democrazia e virtù

 

 La democrazia è un regime politico in cui vengono posti limiti ad ogni potere e in cui il principale di questi limiti è che ogni potere  possa essere messo in discussione da chiunque. La virtù è l’inclinazione al bene: ogni sistema etico dà contenuto al concetto di bene e      quindi ha un suo bene. Fondamentalmente, l’idea di bene  dipende da che cosa si definisce per male. Anche i cristianesimi ebbero e ancora anno una loro idea di male, e quindi di bene: nonostante quello che in genere si predica alla gente le idee religiose di bene e male hanno avuto una loro storicità, vale a dire che sono mutate nel tempo, e sono stata legate alle culture delle popolazioni che le hanno espresse, anche se cristianizzate, quindi se caratterizzate da certe teologie.

  Qual è il male, e quindi il bene, nelle concezioni democratiche dell’organizzazione sociale? E’ male il potere insofferente dei limiti sociali. Il bene è ciò che lo contrasta e lo previene.

  Nella nostra cultura, ancora profondamente cristianizzata, molto più di come in genere ce se ne dimostra consapevoli, nel bene  della democrazia si inseriscano molti altri valori, vale a dire orientamenti  socialmente apprezzati  ritenuti fondamentali vale a dire da far prevalere su quelli che non sono ritenuti tali. Questo risale ai primi tempi in cui si cercò di conciliare fede cristiana e democrazia come oggi la intendiamo, vale a dire integrata politicamente in procedure legali di partecipazione di massa. Questo in Italia accadde quando, tra il 1796 e il 1799, armate francesi rivoluzionarie, sotto la guida di Napoleone Bonaparte, non ancora imperatore,  invasero l’Italia e vi produssero grandi rivolgimenti politici, con la costituzione di varie repubbliche ad ordimenti democratici al posto dei precedenti ordinamenti monarchici assolutistici. Ad esempio si cercò di assimilare le idee di eguaglianza e fraternità predicate dai rivoluzionari francesi all’agàpe cristiana.

  Il cattolicesimo democratico italiano è profondamente pervaso da quegli intenti. La sua idea di democrazia è agàpica: comprende i valori della misericordia, della solidarietà sollecita e, almeno dagli anni ’30 del secolo scorso, quello della pace.

  In realtà democrazia  e agàpe cristiana, che possiamo definire come pace solidale, sollecita, inclusiva e misericordiosa, sono sempre in tensione, perché l’agàpe cristiana, come emerge dagli insegnamenti e dall’esempio del Maestro, è tendenzialmente anarchica. E’ vero che rifiuta l’assolutismo politico ma rifiuta obbedienza incondizionata anche alle decisioni democratiche, vale a dire prese collettivamente secondo procedure legali per la partecipazione la più ampia possibile: la coscienza cristiana può decidere di ergersi solitaria contro tutto e tutti. Caratteristica dell’agape cristiana è l’obiezione di coscienza.

 Naturalmente può apparire paradossale che l’organizzazione ecclesiastica cattolica sia poi divenuta marcatamente assolutistica, negando proprio quell’elemento che è centrale nella fede cristiana. Si è trattato di uno sviluppo storico del quale in genere non ci si  manifesta consapevoli, ma che può essere spiegato, perché è stato spiegato e descritto in base  a fonti affidabili. Nonostante quello che poi si è predicato, si è stati sempre più o meno consapevoli della sua portata antievangelica, ma nella nostra Chiesa  non si è riusciti ad immaginare di poter fare veramente in modo diverso e quindi ci si è portati dietro quell’assolutismo fino ad oggi.

 E, in effetti, c’è sempre stata una certa tensione tra l’assolutismo del Papato romano e il cattolicesimo democratico italiano, che possiamo far risalire, appunto, ai tempi di fine Settecento delle Repubbliche rivoluzionarie sorelle.

  Non bisogna mai dimenticare che la caratteristica principale della democrazia è di rifiutare ogni assolutismo e che il nucleo forte dei cristianesimi è l’assolutizzazione della coscienza religiosa, perché bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, come è scritto.

 

Allora il comandante uscì con gli inservienti e li condusse via, ma senza violenza, per timore di essere lapidati dal popolo. Li condussero e li presentarono nel sinedrio; il sommo sacerdote li interrogò dicendo: "Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest'uomo". Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: "Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono". All'udire queste cose essi si infuriarono e volevano metterli a morte. [Dagli Atti degli apostoli, capitolo 5, versetti da 26 a 33 – At 5, 26-33 – Versione in italiano CEI 2008

]

 

  Inserire l’agàpe  in una concezione democratica significa limitare la stessa democrazia, ma lo si fa non per legittimare un potere su tutti gli altri, secondo le concezioni assolutistiche, ma per porre un limite allo stesso arbitrio delle masse che, una volta liberatesi del giogo dei loro despoti, non di rado finiscono in quello di loro stesse, come fu osservato fin dagli inizi del pensiero democratico contemporaneo [Alex de Tovqueville e la sua polemica contro la tirannia  delle maggioranze].

Mario Ardigò  - Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli