Sinodalità e papismo
Il papismo è la mentalità secondo la quale il Papa romano deve essere al centro e il centro della vita della Chiesa. Si può sviluppare in papolatria se assume le caratteristiche di un vero e proprio culto della persona del Papa di Roma. Allora viene creata una leggenda sulla sua figura, che diventa intangibile e può generare l’invocazione, nelle liturgie di commiato per un Papa morto, “Santo subito!”. Nella riforma della catechesi che si tentò negli scorsi anni Settanta, si mise in risalto che la Chiesa doveva invece essere Cristocentrica, nel senso di via di salvezza e riconciliazione fondata sul vangelo.
Papismo e papolatria sono l’antitesi della sinodalità, che significa una vita della Chiesa più partecipata. La umiliano.
Si è Papi quali vescovi di Roma, ma la città non ha la minima parte nella scelta di un Papa. È una procedura tra gerarchi ecclesiastici di tutto il mondo che si svolge nel più severo riserbo. Vestono di porpora e non per significare la vocazione al martirio fino all’effusione del sangue, come dice la relativa leggenda. Vestivano di porpora gli imperatori romani e dunque la porpora cardinalizia significa manifestare l’associazione a un potere imperiale. Le gerarchie ecclesiastiche si diedero struttura imperiale progressivamente, dall’Undicesimo secolo. E l’hanno ancora, a norma del diritto canonico, il diritto della nostra Chiesa.
Nel contrasto con l’Ortodossia orientale e poi con le Chiese protestanti e con l’Illuminismo europeo, sempre più il papismo diventò elemento fortemente caratterizzante.
Nell’immaginario ecclesiastico, riprendendo una concezione antidemocratica risalente all’antico filosofo greco Aristotele, la sinodalità si sviluppa in tre fasi: una a cui partecipano tutti, una che coinvolge alcuni, tipicamente i gerarchi del clero e chi vi è assimilato, e infine l’ultima fase che vede in scena uno, vale a dire il vescovo e, appunto, su scala maggiore, il Papa, che è il vescovo di Roma e, come tale, imperatore religioso sacralizzato.
Di fatto nessuna partecipazione è mai di tutti. Sulla scena del potere agiscono sempre gruppi limitati. Ogni persona di fede influisce sul risultato dell’insieme, anche se giuridicamente non le viene attribuito alcun ruolo.
Ad esempio, si vota con i piedi, vale a dire ci si distacca da forme sociali umilianti non prendendovi più parte.
Attualmente le norme attribuiscono ogni reale potere al clero, anche nelle minime cose, anche negli ambienti di prossimità come le parrocchie. La nostra Chiesa è quindi caratterizzata da una mentalità clericale. Come ricordava sempre papa Francesco, il clericalismo impedisce la sinodalità. Egli, tuttavia, non riuscì a porvi rimedio. I processi sinodali da lui promossi dall’ottobre 2021 sono stati marcatamente clericali. Egli, del resto, non mostrò la minima fiducia nella democrazia, l’unica via per realizzare una reale sinodalità, reputandola fonte di disordine.
Le celebrazioni per il funerale di papa Francesco sono state un vertice di papismo e di vera e propria papolatria. Analogamente lo saranno quelle del Conclave. È stato notato che le folle che vi hanno preso parte non avevano in genere un atteggiamento religioso. Più che altro, è apparso che si tenesse a procurarsi la prova, con immagini riprese con i telefoni cellulari, di essere stati presenti all’evento, alle esequie di un imperatore, come accaduto per quelle della regina inglese Elisabetta 2º.
Mi pare che la gente presente sia stata sovrastimata. In Italia, negli ultimi dieci anni, la pratica ecclesiale è crollata sotto il 20% in generale, ma a livelli molto inferiori tra i più giovani. Il papismo è una strategia che non funziona.
Eppure la fede evangelica, pure umiliata da un asfissiante clericalismo con connotati papolatrici, appare ancora viva tra la nostra gente e nelle realtà di prossimità. Sarebbe il caso di lavorarci sopra. Non dovrebbe essere cosa riservata ai preti, che sono sempre meno e, in seminario, di solito non hanno ricevuto una formazione adeguata, ma fondamentalmente clericale, tra nuvole di incenso.
La sinodalità parrocchiale dovrebbe trovare occasione nella pratica del Consiglio pastorale parrocchiale.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli.