domenica 11 maggio 2025

Liturgie

 

Liturgie

 

  L’esercizio del potere sociale è sempre mediato da liturgie. Lo stiamo constatando in modo eclatante in questi giorni.

  Con l’aiuto dell’algoritmo di intelligenza non umana ChatGPT sintetizziamo il concetto di liturgia secondo l’antropologia.

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  Secondo l’antropologia, la liturgia può essere definita come una forma codificata e simbolica di comportamento rituale, attraverso cui una comunità esprime, rinnova e trasmette la propria visione del mondo, i suoi valori fondamentali e la relazione con il sacro.

  In questo senso, la liturgia non si limita al culto religioso in senso stretto, ma è intesa come un fenomeno culturale e sociale che struttura l’esperienza collettiva del tempo, dello spazio e dell’identità. Essa comprende gesti, parole, oggetti, ritmi e ruoli sociali, i quali, attraverso la ripetizione e la formalizzazione, rendono presente qualcosa che la comunità considera fondativo o trascendente.

  Antropologi come Victor Turner e Clifford Geertz hanno sottolineato il valore della liturgia come dramma simbolico, che permette di rendere visibili e condivisibili le strutture profonde di significato di una società.

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  Senza liturgie, dense di elementi simbolici, non è possibile la costruzione sociale, perché, come organismi biologici, siamo confinati, per insuperabili limiti cognitivi, in ambienti sociali molto piccoli, fatti di pochi individui.

 Le liturgie rendono intelligibile la realtà intorno a noi.

 Sono elementi culturali ed è molto importante mantenere consapevolezza di questa loro natura. Come tali, la loro plasticità dipende dalle dinamiche delle società di riferimento.

Consistono essenzialmente in narrazioni e rappresentazioni sceniche.

 Avvalendoci di nuovo di ChatGPT cerchiamo di formarci un’idea della differenza tra elementi culturali e naturali.

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Un elemento culturale è qualsiasi componente dell’esperienza umana che non è determinato biologicamente o naturalmente, ma che è appreso, condiviso e trasmesso all’interno di una società. Si tratta di creazioni simboliche e comportamentali — come la lingua, i miti, le tecniche, le regole morali, i riti, le istituzioni sociali — che modellano il modo in cui un gruppo umano vive, pensa e interagisce.

 La distinzione tra cultura e natura si fonda su questo principio:

·         La natura comprende ciò che è innato, universale, biologico, come la fame, il sonno, la sessualità.

·         La cultura comprende ciò che è acquisito, variabile, simbolico, come i modi di mangiare, dormire o regolare la sessualità.

Ad esempio:

·         Il bisogno di nutrirsi è naturale.

·         I modi di cucinare, gli alimenti considerati commestibili, i rituali del pasto sono culturali.

In sintesi: un elemento culturale è ciò che dà forma umana e sociale all’esperienza naturale.

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  Le narrazioni delle liturgie sono arricchite con elementi mitici. Nelle narrazioni che  riguardano i principali ruoli  liturgici il mito assume carattere di leggenda.

 Con l’aiuto di ChatGPT cerchiamo di chiarire la differenza tra mito  e leggenda  secondo l’antropologia corrente.

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Certo! In antropologia (e più in generale nelle scienze umane), la differenza tra "mito" e "leggenda" riguarda principalmente la funzione, il contenuto e il rapporto con la realtà storica:

MITO

·         Origine sacra o religiosa: il mito spiega le origini del mondo, degli dèi, degli esseri umani o di certi fenomeni naturali.

·         Fuori dal tempo storico: avviene in un “tempo delle origini”, mitico, che non è databile.

·         Personaggi sovrumani: dèi, eroi divinizzati, creature soprannaturali.

·         Funzione: serve a fondare, giustificare o spiegare credenze, rituali e strutture sociali di una cultura.

·         Esempio: il mito di Prometeo che ruba il fuoco agli dèi per donarlo agli uomini.

LEGGENDA

·         Origine più storica o locale: nasce da eventi o personaggi che potrebbero avere un fondamento reale.

·         Tempo storico riconoscibile: è collocata in un passato relativamente vicino, anche se abbellito.

·         Personaggi umani o quasi: eroi, santi, re, spesso idealizzati.

·         Funzione: trasmette valori morali, identità collettiva, o memoria storica di un popolo o di un luogo.

·         Esempio: la leggenda di Romolo e Remo fondatori di Roma.

In breve: il mito parla dell’origine e del sacro, la leggenda parla del passato umano e locale, anche se entrambi mescolano realtà e immaginazione.

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  Ogni liturgia è centrata su alcuni ruoli, impersonati da un singolo individuo o da piccoli gruppi. Intorno ad essi si svolge la rappresentazione liturgica. Quest’ultima si avvale di un apparato scenico, che, nei casi più evoluti, si esprime con architetture. Uno di questi apparati è costituiti dall’architettura di piazza San Pietro, a Roma, uno dei luoghi di celebrazione di liturgie fondamentali per il potere ecclesiastico cattolico.

  In chi partecipa ad una liturgia, qualsiasi sia il suo ruolo, anche di semplice comparsa (ma in una liturgia non si è mai semplici spettatori), tende a svanire la capacità di cogliere la distinzione tra natura  e cultura, perché si è travolti da potenti emozioni suscitate dagli eventi in cui ci si muove.  Questo è fondamentale per consolidare il potere sociale che si avvale della liturgia, inducendo un’adesione carica di elementi emotivi in chi a quest’ultima partecipa.

  Nel mentre si celebra, la liturgia subisce una variazione del mito e delle leggende su cui è costruita, perché essa, come elemento culturale, ha una plasticità che dipende dall’ambiente sociale. E ciò anche se, mediante il diritto, si cerchi di limitare questo fenomeno: anche il diritto è un elemento culturale e ha la medesima plasticità.

  Ecco allora che, ad esempio, la decisione, da parte di chi impersona ruoli centrali, di indossare un certo elemento di un abito cerimoniale, contribuisce a creare una certa leggenda su quella persona in riferimento a quel ruolo.

  La mitopoiesi e la costruzione leggendaria sono sempre attive nelle società umane, perché rispondono a un bisogno emotivamente molto urgente e potente di costruirsi un modello di ciò che accade, per potervisi inserire.

 In questi giorni è molto evidente, ad esempio, la costruzione di una leggenda intorno al nuovo sovrano, eletto nel corso di una liturgia sacralizzata: è persona che aveva scarsissimo rilievo pubblico, prima, nel senso che era poco conosciuta al di fuori delle istituzioni e degli ambienti sociali in cui aveva operato. Dunque, si stanno raccogliendo notizie della sua vita precedente, e addirittura dei suoi avi, per costruirvi sopra una leggenda personale per capire chi si ha davanti.

  E’ ciò che si è potuto constatare in questi giorni anche nell’accorrere di centinaia di migliaia di persone sul luogo di liturgie religiose di legittimazione di un nuovo sistema di potere ecclesiastico, a prescindere dalle motivazioni religiose di chi diveniva, in tal modo, parte di quelle liturgie, che prevedono la manifestazione di un popolo  e per questo si svolgono in quella piazza romana. Non pochi di quelli che c’erano, se interpellati si definivano non credenti. E sui mass media anche persone dichiaratamente non credenti  hanno contribuito a costruire la leggenda. Si sono lasciate coinvolgere dalla relativa mitologia. Questo può sorprendere se non si tiene conto che, appunto, in certe occasioni liturgiche natura e cultura si confondono nella mente delle persone.

  La funzione sociale della liturgia è di legittimare un potere sociale. Per capire il senso di una liturgia è indispensabile studiare l’assetto di potere sociale che la mette in scena.

  La liturgia non riguarda solo i poteri che rivendicano una legittimazione soprannaturale, e dunque, in quel senso, sacralizzati, ma ogni tipo  di potere sociale. Ogni potere sociale si manifesta dunque (anche) per via liturgica. Sono liturgie le elezioni politiche e i referendum nei sistemi politici democratici.

  Non vi è liturgia dietro la quale non possa essere individuato un potere sociale che per via liturgia cerca legittimazione.  E Non vi è potere sociale che possa fare a meno di un apparato liturgico. La violenza bruta che caratterizzava le ancestrali dinamiche di dominio non basta più quando si tratta di affermare un potere sociale in società evolute. In queste ultime, anche la violenza assume caratteri liturgici.

  Dalle caratteristiche delle liturgie si può cominciare a capire quelle del potere sociale di riferimento.

  Ora voglio invitarvi ad un interessante esercizio. Prendetevi tutto il tempo che serve.

  Aprite i quattro Vangeli canonici, centrati sulla persona e sul ministero di Gesù di Nazaret. Provate a individuarvi delle liturgie e traetene delle conclusioni.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli