martedì 8 aprile 2025

Abituarsi a confrontarsi con società grandi

 

Abituarsi a confrontarsi con società grandi

 

  Le narrazioni evangeliche di solito mettono in scena piccoli gruppi. È per questo che sono tanto coinvolgenti. Le emozioni legate alle esperienze di socialità funzionano meglio in quegli ambiti e aiutano a capire.

  In occasioni come gli scenari delle moltiplicazioni degli alimenti distribuiti alle folle e dell’ingresso spettacolare a Gerusalemme in mezzo a tanta gente festante le individualità si perdono.

  Anche la formazione religiosa della maggior parte delle persone è strutturata per ambiti sociali limitati, replicando i contesti dei racconti evangelici.

  Se però ci si propone di incidere collettivamente in società bisogna imparare a confrontarsi con dimensioni molto più grandi. Ad esempio, quando si vuole fare dell’umanità un’unica famiglia bisogna essere consapevoli che questo lavoro riguarda oltre otto miliardi di persone.

  Per interagire in un piccolo gruppo, diciamo in una collettività di non più di una trentina di persone, possono andar bene le strategie relazionali che impariamo fin da piccoli in famiglia e poi a scuola, ma quando si va oltre occorre dotarsi di altri strumenti culturali. Perché è la cultura, intesa come complesso di concezioni, costumi e riti,  che rende possibile la socialità a quel livello. Questo è un campo che viene di solito trascurato nella formazione religiosa di base, mentre è al centro di quella scolastica, fin dai primi gradi. Di solito non si riesce a integrarle e in religione si fa come se quella scolastica non esistesse, ed è un grave errore.

  Si sostiene che la formazione religiosa non deve farsi strutturando le persone in una classe scolastica perché non si tratta di trasmettere nozioni ma un modo di vivere insieme. Questo è senz’altro apprezzabile. Fino agli scorsi anni Sessanta si faceva catechismo pretendendo sostanzialmente che si imparassero semplici enunciati formali e che si sapesse come comportarsi durante i riti liturgici. La formazione religiosa formale era un di più, perché si era spinti verso la religione dalla pressione sociale. Venuta meno quest’ultima si pensò di sostituirla con la pressione comunitaria, inserendo la gente in formazione in gruppi di prossimità molto coesi. In questo quadro assunse poi sempre più importanza un nuovo papismo basato su un afflato emotivo verso la persona fisica del Papa regnante, resa più accessibile dai mezzi di comunicazione di massa. Venne in risalto l’umanità del Papa, mentre in precedenza la sua figura appariva molto più sacralizzata e ieratica nel modo di presentarsi in pubblico.

  Tuttavia, fare conto sulla pressione sociale, e quindi su un certo conformismo che si vuole indurre, produce poi una religiosità un po’ superficiale che non va tanto bene quando si tratta di agire in società mediante strumenti culturali. Di questi ultimi bisogna fare tirocinio e impratichirsi. Certe cose bisogna studiarle.

   La Bibbia può essere un punto di inizio,  ma non basta. In genere è ancora poco conosciuta, perché è un insieme di testi antichi di non facile comprensione. Le narrazioni evangeliche, poi, hanno il problema che in esse c’è poca società. Non ci si insegna, ad esempio, la politica. Il Maestro non fu un capo politico e non costruì comunità, salvo quella, molto piccola,  delle persone che lo seguirono nelle sue peregrinazioni in Palestina e dintorni. I problemi politici iniziarono diverso tempo dopo la sua morte, quando occorse strutturare delle comunità stabili, stanziate in precise località, stabilendo gerarchie e tradizioni, e, per questo, costruire una nuova cultura religiosa.  Facendo questo si aggiunsero cose nuove, adattandole alle esperienze comunitarie che si venivano facendo. Non dobbiamo pensare che tutto ciò fosse già presente nel vangelo predicato e impersonato dal Maestro. Queste nuove culture furono piuttosto pluraliste, cosa della quale in genere oggi non si ha precisa consapevolezza. Le Chiese delle origini erano molto diverse da com’è oggi la Chiesa cattolica e quest’ultima assunse configurazioni molto diverse nelle varie epoche storiche che attraversò.

  Nessuna società umana, dipendendo da elementi culturali, rimane mai la stessa nel tempo e quanto più è popolata tanto più velocemente e profondamente cambia. In questa evoluzione i gruppi tendono a distanziarsi culturalmente, mentre nello strutturare l’organizzazione gerarchia di una società si tenta di vincolarli verso l’unità.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa  - Roma, Monte Sacro, Valli