domenica 5 gennaio 2025

Le nostre epifanie

Le nostre epifanie

 

   Al catechismo per la Cresima, che ora si fa all’età delle scuole medie, succede a volte che vengano poste obiezioni sulla coerenza e attendibilità delle narrazioni religiose: “ma se … allora com’è che…?”. Sono argomenti che sono stati posti tantissime volte prima, e anche da persone sapienti, ma difficilmente gente di quell’età ne è già consapevole.

  Chi è lì per collaborare alla prima formazione religiosa in preparazione del Sacramento qualche volta cerca di arrabattarsi ricorrendo ai punti fermi della dottrina, ma è un tentativo che lascia il tempo che trova.

  Da tempo mi sono convinto che, in genere, quello che ne dicono le persone che contrastano le religioni è del tutto fondato. Questo vale anche per i racconti evangelici della Natività, sui quali, secoli dopo, si sono innestate le liturgie natalizie delle Chiese cristiane.

  Di solito si viene avvertiti, nelle fasi più avanzate dell’assimilazione nella religiosità,  che non dobbiamo leggere e intendere le narrazioni bibliche come cronache storiche o giornalistiche. Bisogna capire il loro senso religioso e resistere alla tentazione di congetturare per riempire i vuoti. Ma, quanto a quest’ultima, è difficile non cedervi. Nella misura in cui vi si riesce, si matura nella fede.

  Ogni persona ha la sua epifania. Ad un certo punto ci si rende conto di chi è, o di chi era, veramente. Scrivo anche al passato, “chi era”, perché non di rado accade dopo la fine della sua vita. È a quel punto che può accadere che ci si creino sopra dei miti e allora quella vita diventa esemplare, un punto di riferimento per tanta altra gente. È come quando si va in mezzo alla natura, ad esempio in una passeggiata in montagna, e ci si orienta in base a  una cima, un albero particolarmente alto, la conformazione di una valle, un casolare.

  Così è, in genere, quando si fa memoria di genitori e nonni che sono andati. Da genitori è molto importante ricordarlo e non lasciarsi mai andare davanti a figlie e figli. Ne dipende la qualità della nostra epifania nei loro confronti.

   Nonostante le incongruenze delle narrazioni bibliche e anche la visione un po’ schematica, ricca di simbolismi, delle dottrine religiose, la religione, in particolare quella dei cristiani, rimane molto importante. Lo si capisce vivendo.

 Ho letto che l’ex presidente statunitense Jimmy Carter, senz’altro uno dei migliori, per molti anni la domenica insegnò ai giovani di una chiesa Battista rurale in Georgia, e questo anche quand’era in carica. Immagino che per loro incontrare Carter in quell’occasione sia stato un po’ come la sua epifania. Un potente della Terra che ci teneva a impiegare il suo tempo in quel modo, come manifestazione della sua fede.

 Il mio augurio dunque, per la solennità liturgica dell’Epifania, che è iniziata questa sera ai Primi Vespri,  è di riuscire ad essere per la gente intorno autentiche epifanie cristiane. Nello stesso tempo è anche una preghiera, perché in queste cose da soli si va poco lontano. Che Gesù rimanga con noi e ci aiuti in questo. Amen.