martedì 17 dicembre 2024

Messa di Natale

 

Messa di Natale

 

  Nel mio ufficio c’è la consuetudine di celebrare una Messa poco prima di Natale e quest’anno è domani quel giorno. Presiederà Gianfranco Ravasi, arcivescovo e cardinale, una delle persone di cultura italiane più universalmente apprezzate.

  Sto leggendo il suo Biografia di Gesù. Secondo i vangeli,  del 2021, pubblicato dall’editore Raffaello Cortina, nella collana Scienza e idee, fondata dal filosofo della scienza Giulio Giorello, anch’egli una personalità di cultura molto interessante. Vale la pena di utilizzare ChatGPT di OpenAI per ricordare qualcosa di lui.

§§§§§§§§§§

Giulio Giorello (1945-2020) è stato un filosofo della scienza, accademico e divulgatore italiano, noto per il suo lavoro sulla relazione tra scienza, filosofia e libertà. È stato una figura centrale nel panorama culturale italiano, con una capacità straordinaria di unire rigore scientifico e passione per la divulgazione.

Biografia

  • Nato a Milano il 14 maggio 1945, Giorello si laureò in Filosofia con Ludovico Geymonat all’Università Statale di Milano. Successivamente, conseguì anche una laurea in Matematica.
  • È stato professore di Filosofia della Scienza presso l'Università degli Studi di Milano e ha avuto un ruolo di spicco nella diffusione della cultura scientifica in Italia.
  • Morì il 15 giugno 2020 a 75 anni, lasciando un'importante eredità intellettuale.

Pensiero e opere

Giorello ha esplorato temi legati alla scienza, etica e libertà individuale. Nei suoi lavori, ha sostenuto l’importanza del pensiero critico e della capacità della scienza di dialogare con altre forme di conoscenza. Celebre è la sua riflessione sulla "libertà del sapere", dove la scienza è vista come uno strumento per liberare l’uomo dai dogmi.

Opere principali:

  • Prometeo, Ulisse, Gilgameš (2004)
  • Di nessuna chiesa. La libertà del laico (2005)
  • Tra Darwin e Einstein (2006)
  • Il tradimento (2012)
  • Libertà (2015)
  • La danza della scienza (2018)

Collana "Scienze e Idee" - Raffaello Cortina

La collana "Scienze e Idee", edita da Raffaello Cortina, è dedicata a temi che intrecciano scienza, filosofia e umanesimo. Giulio Giorello ne è stato il direttore per anni, promuovendo testi che mirano a diffondere il sapere scientifico in maniera rigorosa ma accessibile.
La collana ha ospitato opere di grandi pensatori internazionali, come Stephen Jay Gould, Richard Dawkins, Ian Stewart e molti altri.

Eredità culturale

Giulio Giorello è ricordato come un intellettuale che ha difeso con forza laicità, pensiero critico e il dialogo aperto tra scienza e filosofia. La sua opera ha contribuito a elevare il dibattito pubblico sui temi della conoscenza, rendendo la scienza un patrimonio accessibile a tutti.

Laicità

L'atteggiamento di Giulio Giorello verso la religione cristiana, e più in generale verso il fenomeno religioso, è stato caratterizzato da un approccio laico, critico e dialogico. Giorello si è sempre definito un laico convinto, ma non un nemico della religione: al contrario, ha mostrato un interesse profondo per la pluralità delle idee e per il dialogo tra credenti e non credenti.

Libertà e laicità

Giorello vedeva nella laicità non tanto una posizione di opposizione alla religione, quanto un principio fondamentale per garantire libertà individuale e pluralismo. Per lui, la laicità era sinonimo di libertà del pensiero, dell'indagine scientifica e della possibilità di criticare dogmi senza costrizioni.
Nel suo libro Di nessuna chiesa. La libertà del laico (2005), Giorello afferma che il laico è colui che non appartiene a nessuna “chiesa” o autorità superiore e che sceglie di seguire la propria ragione critica, pur riconoscendo il diritto degli altri di professare una fede.

Critica al dogmatismo

La critica di Giorello non si rivolgeva tanto al cristianesimo come religione, ma al dogmatismo e all’autoritarismo che possono derivare dalle istituzioni religiose. Egli sosteneva che la fede, quando si esprime come una forma di dialogo aperto, può convivere con la scienza e la filosofia. Tuttavia, condannava ogni forma di imposizione del pensiero religioso che andasse contro la libertà della ragione e dell’individuo.

Scienza e religione

Giorello si è spesso occupato del rapporto tra scienza e religione, sottolineando come i due ambiti abbiano metodi e finalità differenti. Egli rifiutava le posizioni di conciliazione forzata tra scienza e fede, ma allo stesso tempo si opponeva a uno scontro frontale tra i due domini.
A tal proposito, apprezzava il pluralismo epistemologico: scienza e religione possono convivere purché si rispettino reciprocamente i propri ambiti di competenza. Questa posizione lo distingueva da pensatori come Richard Dawkins, più critici e militanti nei confronti della religione.

Il rispetto per la dimensione umana della fede

Giorello non negava il valore esistenziale e simbolico della fede per molte persone. Riteneva che la religione potesse avere un’importante funzione culturale e antropologica, ma si batteva affinché questa rimanesse una scelta personale e non si trasformasse in un obbligo imposto dalla società o dalle istituzioni. In questo senso, il suo laicismo si è sempre accompagnato a un rispetto profondo per la libertà di credo.

In sintesi, Giulio Giorello fu un difensore della libertà in tutte le sue forme: libertà della scienza, libertà dell’individuo e libertà di fede. Il suo atteggiamento verso la religione cristiana, e più in generale verso la religione, è stato critico ma aperto, improntato a un dialogo che mirava alla convivenza tra posizioni diverse all'interno di una società pluralista.

§§§§§§§§§§

   Per Giorello il laico  è colui che ritiene di dover trattare con argomenti razionali ogni tema dell’umano senza accettare acriticamente imposizioni dalle autorità. La laicità è quindi anche un principio etico.  Quelle imposizioni hanno natura politica, perché riguardano il governo della società: da qui la natura prettamente politica dell’idea di laicità. Nella nostra Chiesa se ne parla in un senso differente, anche se parzialmente affine: in questa accezione significa occuparsi delle cose del mondo, in tutto ciò che non sono dottrina teologica, secondo i metodi propri di ogni disciplina e razionalità. Per averlo sostenuto in una conferenza culturale, un mio lontano parente, il sociologo Roberto Ardigò,  fu scomunicato nel 1871. Ora nella Chiesa cattolica è diverso. La svolta  si ebbe durante il Concilio Vaticano 2°, svoltosi a Roma tra il 1962 e il 1965.

  Sulla base del principio di laicità, è possibile il dialogo tra persone religiose e non. Ravasi fu protagonista in questo, nella Diocesi di Milano.

  Qualche informazione da ChatGPT di OpenAI:

§§§§§§§§§§§

  Il Cardinale Gianfranco Ravasi è stato una figura chiave nella creazione e promozione del "Cortile dei Gentili", un'iniziativa fortemente voluta da Papa Benedetto XVI. Tuttavia, questa iniziativa non è specifica solo della Diocesi di Milano, ma ha avuto un respiro internazionale.

Origine e significato del "Cortile dei Gentili"

·         Il progetto prende ispirazione dall'antico "Cortile dei Gentili" nel Tempio di Gerusalemme, uno spazio dedicato ai non ebrei (i gentili) che potevano avvicinarsi al tempio senza entrare negli spazi sacri riservati agli israeliti.

·         Nel contesto contemporaneo, il "Cortile dei Gentili" è diventato un luogo simbolico di dialogo tra credenti e non credenti.

·         L'obiettivo è promuovere l'incontro e il confronto su temi di rilevanza culturale, etica e spirituale.

Il ruolo di Ravasi

·         Gianfranco Ravasi, allora presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha dato concreta attuazione all'iniziativa lanciata da Benedetto XVI.

·         Il cardinale Ravasi, noto per la sua cultura e apertura al dialogo, ha organizzato numerosi incontri, conferenze e dibattiti in diverse città italiane e internazionali.

Cortile dei Gentili a Milano

Anche Milano è stata protagonista del progetto:

·         Nel 2011, il "Cortile dei Gentili" ha avuto un’importante tappa milanese con un dialogo su temi culturali e scientifici.

·         L’evento ha coinvolto esponenti del mondo accademico, della filosofia e della scienza, e ha rappresentato un momento di dialogo costruttivo tra credenti e non credenti.

Significato per la Diocesi di Milano

Milano, città culturalmente vivace e sede di una delle diocesi più importanti d’Italia, ha offerto un contesto ideale per questi incontri, testimoniando la volontà della Chiesa di avviare un dialogo aperto con la modernità e con il mondo laico.

§§§§§§§§§§§

  La religione, e in genere la mitologia e i riti, sono stati e continuano ad essere molto importanti nell’organizzazione delle società umane, e naturalmente anche sotto l’aspetto politico.

  L’aspettativa, diffusa a partire dal Settecento europeo, di un lento declino delle religioni, in particolare di quelle tradizionali ricevute dai tempi antiche, per l’affermarsi della razionalità pubblica favorita dall’istruzione popolare è rimasta largamente delusa. Nel mondo, anzi, si va nel senso contrario, Europa occidentale a parte. Ne ha scritto con particolare efficacia il sociologo statunitense Peter Ludwig Berger (1929-2017), in particolare nel libro I molti altari della modernità. Le religioni al tempo del pluralismo, pubblicato nel 2017 da EMI  e disponibile anche in eBook e Kindle.

  Le persone di cultura sono quindi di solito interessate a saperne di più, in particolare per capire come contrastare effetti politici sociali delle religioni controproducenti che sono stati, e sono tuttora,  eclatanti nella storia dell’umanità, in particolare riguardo allo sviluppo dei cristianesimi. Biografia di Gesù è molto utile per questo lavoro: tratta sinteticamente in modo non dogmatico e non devozionale, dando conto anche dei risultati delle ricerche scientifiche in vari campi,  del tema centrale dei cristianesimi: la vita e l’insegnamento di Gesù di Nazaret, il Cristo dei cristianesimi.

   Il Natale  dei cristiani è un tempo liturgico che è specificamente dedicato alla celebrazione dell’Incarnazione, che secondo la teologia è il farsi uomo di Dio e può essere descritta più genericamente come l’unione tra divino e umano in una discesa nel mondo attuata mediante l’assunzione della natura umana [dogma definito durante il Concilio di Calcedonia del 451], un’idea che è stata studiata dall’antropologia delle religioni e che ha  importanti riflessi nell’organizzazione delle società umane. In realtà l’incarnazione e quindi il Natale è un tema che è latente in ogni liturgia cristiana, così come lo è quello della Passione, Morte e Resurrezione  del Cristo. La vita delle persone cristiane si svolge sempre alla luce dell’Incarnazione, della Passione, della Morte e  della Resurrezione del suo Cristo, viste come vie di salvezza.

  Nel linguaggio liturgico tutto ciò venne sintetizzato in Simboli, che comunemente vengono definiti Credo, tra i quali molto antico è quello detto Degli apostoli, originariamente in greco antico e che nella versione in italiano corrente suona così:

 

Io credo in Dio, Padre onnipotentecreatore del cielo e della terra,

e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi;il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente: di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito Santo,
la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna. Amen. 

 

 Esso contiene il kèrigma [dal greco antico κήρυγμα, che si pronuncia appunto kèrigma], vale a dire l’enunciazione fondamentale della fede cristiana.

  Così Ravasi  scrisse del kèrigma nella  missione cristiana nel mondo, in un articolo pubblicato il 3-2-22 su Famiglia cristiana  e disponibile sul WEB

https://www.famigliacristiana.it/blogpost/kersso---kerygma-annunciare-proclamare-predicare.aspx

 

KÊRÝSSÔ - KÊRYGMA: annunciare, proclamare, predicare

 

  «Io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro». Così san Paolo si autodefinisce nella Seconda Lettera al discepolo Timoteo (1,11), e la prima parola greca che usa per indicare la sua missione è kêryx, araldo, annunciatore. Nel nostro vocabolario neotestamentario fondamentale introduciamo ora il verbo che ha generato quel kêryx e un’altra parola che forse non pochi lettori hanno sentito usare dai loro sacerdoti: kêrygma, annuncio, proclamazione. Stiamo parlando del verbo kêrýssô che designa l’atto del lanciare il messaggio cristiano a un pubblico che lo ignora. Proprio perché è rilevante, questo verbo risuona 61 volte, soprattutto nei Sinottici, ossia Matteo, Marco e Luca, ma anche in san Paolo che nel suo primo scritto cronologico dichiara come sua missione «l’annunciare (kêrýssô) il vangelo di Dio» (1Tessalonicesi 2,9).

 È interessante notare che, appena entrato sulla scena pubblica, a Cristo è applicato questo verbo: «Gesù cominciò a predicare (kêrýssô) e a dire: Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino» (Matteo 4,17). Un annuncio che, come è evidente, unisce l’impegno umano della conversione e l’azione divina che irrompe col suo regno di giustizia e salvezza. Il Vangelo di Marco aveva già formulato questa prima «predica» di Gesù, esemplare per brevità a differenza di quanto accade a molti predicatori, approfondendo le due componenti, la divina e l’umana: «Gesù andò nella Galilea, proclamando (kêrýssô) l’evangelo di Dio e diceva: Il tempo è giunto a pienezza e il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete nell’evangelo» (1,14-15).

 Altrettanto significativo è che questo verbo echeggia anche nelle ultime parole che il Risorto rivolge ai suoi discepoli nel Vangelo di Luca: «Saranno predicati (kêrýssô) a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati» (24,47). La scena emblematica che vorremmo presentare è sempre nel terzo Vangelo e ha come cornice la modesta sinagoga del suo villaggio, Nazaret. Il suo luogo oggi è liberamente identificato in un edificio rettangolare, trasformato in chiesa fin dal 1741, di origine medievale crociata. In arabo quel tempio è chiamato Madrasat al-Masih, «Scuola del Messia».

 Infatti Gesù, ancora agli inizi della sua missione pubblica, era entrato in quella sinagoga durante il culto sabbatico, ed era stato invitato a leggere la Bibbia in pubblico. In quel giorno il «lezionario» contemplava un brano autobiografico del profeta Isaia (61,1-2): «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare il lieto annuncio [evangelizzare, in greco] ai poveri, a proclamare (kêrýssô) ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare (kêrýssô) l’anno di grazia del Signore» (Luca 4,18-19). Alla lettura Gesù farà seguire una sua «predica» brevissima: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (4,21).

 In questo brano si delinea, da un lato, il legame tra il proclamare (kêrýssô) e l’evangelizzare, atto fondamentale della Chiesa stessa. Paolo arriverà al punto di affermare: «Cristo non mi ha inviato a battezzare ma ad evangelizzare» (1Corinzi 1,17). D’altro lato, emerge chiaramente il contenuto di liberazione, di salvezza, di amore del kêrygma, cioè dell’annuncio di Cristo e dei suoi discepoli. È questo l’impegno che deve reggere le nostre comunità, l’azione pastorale e la testimonianza, ed è per questo che il verbo kêrýssô e il sostantivo kêrygma, che ora abbiamo imparato a conoscere, devono essere quasi un vessillo e un motto, come san Paolo ammonisce il suo discepolo Timoteo: «Annunzia (kêrýssô) la Parola» (2Timoteo 4,2). E se è lecita una nota marginale personale, ho scelto proprio questo monito paolino come mio motto episcopale.

 

  Va detto che ogni idea cristiana può essere espressa anche in termini non teistici e questo non è considerato scandaloso o blasfemo tra i cristiani. Scandalizzò invece, all’esordio, l’antico mondo greco romano in cui i cristiani furono tacciati, oltre che di essere facinorosi,  di ateismo, in entrambi i casi non senza ragione. Ne scrisse in termini originali l’eclettico filosofo marxista Ernst Bloch in Ateismo nel cristianesimo, del 1968, pubblicato in italiano da Feltrinelli, ancora in commercio ma solo usato.  In esergo, Bloch vi pose un motto che mi piace molto:

Pensare è varcare le frontiere

che, a ben considerare, è tra i  fondamenti della laicità, comunque la si intenda.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro Valli.