sabato 2 novembre 2024

Nuova sinodalità – 3 – L' "Introduzione" del "Documento finale" della 16 Assemblea generale del Sinodo dei vescovi sulla sinodalità ecclesiale

 

Nuova sinodalità – 3 –

 

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Sintesi della Introduzione  del Documento finale deliberato il 26-10-24, al termine dei lavori, dalla 16° Assemblea Generale del Sinodo dei vescovi 2021-2024 Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione

 

Nota: la sintesi è costruita con le parole del documento originale, tranne quelle tra parentesi quadre, che sono mie aggiunte redazionali.

 

Ogni nuovo passo nella vita della Chiesa è un ritorno alla sorgente, un’esperienza rinnovata dell’incontro con il Risorto. Vivendo la conversazione nello Spirito, in ascolto gli uni degli altri, abbiamo percepito la Sua presenza in mezzo a noi: [suscita] una unità che è armonia delle differenze. Una pace autentica e durevole è possibile e insieme possiamo costruirla.

  Nel 2021 il Santo Padre ha dato avvio a questo Sinodo. Il cammino è iniziato con la vasta consultazione del Popolo di Dio nelle nostre Diocesi ed Eparchie. È proseguito con le tappe nazionali e continentali, nella circolarità di un dialogo costantemente rilanciato dalla Segreteria Generale del Sinodo attraverso documenti di sintesi e di lavoro. La celebrazione della XVI Assemblea Generale Ordinaria [ del Sinodo dei Vescovi 2021-2024. Per una Chiesa sinodale. Comunione, partecipazione, missione] nelle sue due Sessioni ci permette ora di consegnare al Santo Padre e a tutte le Chiese [il Documento finale].

Il cammino sinodale ci orienta così verso una piena e visibile unità dei Cristiani, come hanno testimoniato, con la loro presenza, i delegati delle altre tradizioni cristiane

L’intero cammino sinodale, radicato nella Tradizione della Chiesa, si è svolto nella luce del magistero conciliare. Il Concilio Vaticano II.

[Abbiamo] sperimentato in noi fatiche, resistenze al cambiamento e la tentazione di far prevalere le nostre idee sull’ascolto della Parola di Dio e sulla pratica del discernimento. Lo abbiamo riconosciuto iniziando la Seconda Sessione con una Veglia penitenziale, in cui abbiamo chiesto perdono dei nostri peccati, provandone vergogna.

Del percorso sinodale iniziato nel 2021 abbiamo già potuto constatare i primi frutti. Quelli più semplici, ma più preziosi, fermentano nella vita delle famiglie, delle Parrocchie, delle Associazioni e Movimenti, delle piccole comunità cristiane, delle scuole e delle comunità religiose in cui sta crescendo la pratica della conversazione nello Spirito, del discernimento comunitario [v. nota 2], della condivisione dei doni vocazionali e della corresponsabilità nella missione.

La Prima Sessione dell’Assemblea ha portato altri frutti. Nella Relazione di Sintesi è stata richiamata l’attenzione su alcune tematiche di grande rilevanza per la vita della Chiesa: che il Santo Padre, al termine di una consultazione internazionale, ha affidato a Gruppi di studio costituiti da Pastori ed esperti di tutti i continenti, chiamati a lavorare con metodo sinodale. Gli ambiti della vita e della missione della Chiesa che essi hanno già iniziato ad approfondire sono i seguenti:

1.      Alcuni aspetti delle relazioni tra Chiese Orientali Cattoliche e Chiesa latina.

2.      L’ascolto del grido dei poveri.

3.      La missione nell’ambiente digitale. 

4.      La revisione della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis [v. nota 2] in prospettiva sinodale missionaria.

5.      Alcune questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali.

6.      La revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti che disciplinano le relazioni fra Vescovi, Religiosi, Aggregazioni ecclesiali.

7.      Alcuni aspetti della figura e del ministero del Vescovo (in particolare: criteri di selezione dei candidati all’episcopato, funzione giudiziale del Vescovo, natura e svolgimento delle visite ad limina Apostolorum) in prospettiva sinodale missionaria.

8.      Il ruolo dei Rappresentanti pontifici in prospettiva sinodale missionaria. 

9.      Criteri teologici e metodologie sinodali per un discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse. 

10.  La recezione dei frutti del cammino ecumenico nel Popolo di Dio.

A questi Gruppi si aggiunge la Commissione Canonistica, attivata d’intesa con il Dicastero per i Testi Legislativi, a servizio delle innovazioni necessarie nella normativa ecclesiastica, e il discernimento affidato al Simposio delle Conferenze episcopali dell’Africa e del Madagascar intorno all’accompagnamento pastorale di persone in situazione di matrimonio poligamico. Il lavoro di questi Gruppi e Commissioni ha avviato la fase attuativa, ha arricchito il lavoro della Seconda Sessione, e aiuterà il Santo Padre nelle scelte pastorali e di governo. 

Il processo sinodale non si conclude con il termine dell’attuale Assemblea del Sinodo dei Vescovi, ma comprende la fase attuativa. A tutte le Chiese locali chiediamo di proseguire il loro quotidiano cammino con una metodologia sinodale di consultazione e discernimento, individuando modalità concrete e percorsi formativi per realizzare una tangibile conversione sinodale nelle varie realtà ecclesiali (Parrocchie, Istituti di vita consacrata e Società di vita apostolica, Aggregazioni di Fedeli, Diocesi, Conferenze Episcopali, raggruppamenti di Chiese, ecc.). Andrà anche prevista una valutazione dei progressi compiuti in termini di sinodalità e di partecipazione di tutti i battezzati alla vita della Chiesa. Alle Conferenze episcopali e ai Sinodi delle Chiese sui iuris suggeriamo di dedicare persone e risorse per accompagnare il percorso di crescita come Chiesa sinodale in missione e per mantenere i contatti con la Segreteria Generale del Sinodo (cfr. EC 19 §§ 1 e 2). Ad essa chiediamo di continuare a vigilare sulla qualità sinodale del metodo di lavoro dei Gruppi di Studio. 

Le parti del testo del [Documento finale] sono cinque. La prima, intitolata Il cuore della sinodalità, delinea i fondamenti teologici. La seconda parte, dal titolo Insieme, sulla barca, è dedicata all[e] relazioni che edificano la comunità cristiana e danno forma alla missione nell’intreccio di vocazioni, carismi e ministeri. La terza, «Gettate la rete», identifica tre pratiche tra loro intimamente connesse: discernimento ecclesiale, processi decisionali, cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. Segue una quinta parte, «Anch’io mando voi», che permette di guardare al primo passo da compiere: curare la formazione di tutti, nel Popolo di Dio, alla sinodalità missionaria.

Lo sviluppo del Documento Finale è guidato dai racconti evangelici della Risurrezione. Con questo documento l’Assemblea riconosce e testimonia che la sinodalità, dimensione costitutiva della Chiesa, è già parte dell’esperienza di tante nostre comunità. Allo stesso tempo, suggerisce strade da percorrere, pratiche da attuare, orizzonti da esplorare.

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  La Sintesi che precede evidenzia il contenuto dell’Introduzione  del Documento finale privato dell’involucro teologico e scritturistico, che serve a dargli un aspetto di omelia.

  Viene chiarito che il Documento finale  costituisce un complesso di linee guida per una revisione della normativa riguardante l’apparato ecclesiastico.

 Viene posta in risalto l’importanza dei tirocini sinodali che si faranno nelle realtà di base, nella fase attuativa di tali linee guida, in particolare riguardo a tre pratiche: il discernimento ecclesiale, i processi decisionali, la cultura della trasparenza, del rendiconto e della valutazione. Questo lavoro richiede la formazione di tutti, a partire da quella dei preti, alla sinodalità.

  In tutto il Documento finale le persone laiche vengono menzionate in venti punti, indicandole come “laici e laiche” o “fedeli laici, uomini e donne”, quindi con espressione inclusive dei due generi, per orientare verso una maggiore loro integrazione nelle mansioni e nei  processi decisionali ecclesiali.

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Note

[Ricerca mediante ChatGPT di OpenAI del 2-11-24]

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Nota: utilizzo il servizio di AI [artificial intelligence = intelligenza artificiale]  di OpenAI, al quale sono abbonato, per rendere più veloce l’elaborazione di contenuti. Come avverte il gestore del servizio, l’AI di ChatGPT di OpenAI, che è un sistema di ricerca, elaborazione e generazione  di testi molto evoluto in grado di colloquiare con l’utente, può talvolta generare risposte non corrette. Sono ciò che gli specialisti definiscono “allucinazioni” del sistema, analoghe a quelle vissute anche dalle menti umane. Gli utenti sono quindi invitati a verificare la correttezza delle risposte. In genere interrogo l’AI in materie in cui ho almeno un’informazione di base. Dove le risposte prodotte presentano evidenti incongruenze, ne verifico la correttezza, innanzi tutto utilizzando la stessa AI che è in grado di svolgere bene questo controllo, e poi servendomi di altre fonti, principalmente l’enciclopedia Treccani on line. Personalmente ho studiato e pratico il diritto italiano, complesso di materie in cui ho un’informazione più completa per ragioni professionali. Invito tuttavia i lettori a svolgere un lavoro analogo, approfondendo, sia quanto alle risposte generate dall’AI che trascrivo sia in genere quanto a tutto ciò che scrivo, perché, come ho osservato, anche la mente umana incontra gli stessi problemi di quella non umana, la cui architettura funzionale è modellata sulla prima. Il testo tra parentesi quadre che inserisco nella trascrizione della risposta generata dall’AI contiene mie correzioni basate su altre fonti. Le correzioni generate dalla stessa AI a seguito di mie richieste di verifica sono invece inserite nel testo senza evidenziazione.

  OpenAI ha avvertito gli abbonati al servizio che l’interazione tra loro e l’AI contribuisce ad addestrarla. Ho potuto constatare un rapido e continuo miglioramento di prestazioni dell’algoritmo da quando ho iniziato servirmene.

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1. Il documento "Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis [=Principi Fondamentali della Formazione Sacerdotale] https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cclergy/documents/rc_con_cclergy_doc_20161208_ratio-fundamentalis-institutionis-sacerdotalis_it.pdf 

Il documento **"Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis"** è un testo ufficiale della Chiesa Cattolica che stabilisce le linee guida per la formazione dei sacerdoti. Tradotto in italiano come **"Principi Fondamentali della Formazione Sacerdotale "**, questo documento è emesso dalla **Congregazione per il Clero** (oggi parte del **Dicastero per il Clero**) ed è pensato per fornire un quadro di riferimento universale per la preparazione dei seminaristi in tutto il mondo.

Ecco alcuni aspetti chiave del documento:

1. **Obiettivo**: Stabilisce i principi fondamentali per garantire una formazione integrale, spirituale, intellettuale e pastorale dei futuri sacerdoti.

2. **Struttura**: La Ratio definisce le varie fasi della formazione sacerdotale, che comprendono la fase propedeutica, la formazione filosofica, la formazione teologica, e anche la formazione pastorale e permanente.

3. **Adattamento locale**: Sebbene la Ratio sia un documento universale, ogni Conferenza Episcopale nazionale è chiamata a redigere la propria versione della Ratio (ad esempio, la "Ratio Nationalis"), che tenga conto delle specificità culturali e pastorali del proprio contesto.

4. **Aggiornamento**: L'ultima versione della *Ratio Fundamentalis*, pubblicata nel **2016**, è intitolata *“Il dono della vocazione presbiterale”*. Ha introdotto nuove linee guida per rispondere alle sfide contemporanee della Chiesa e per formare sacerdoti più consapevoli e preparati al servizio pastorale.

Questo documento è essenziale per comprendere come la Chiesa organizza e dirige la formazione di coloro che si preparano al sacerdozio, al fine di garantire che i futuri sacerdoti siano adeguatamente formati per le loro responsabilità pastorali e spirituali.

2.Discernimento comunitario. [Negli sviluppi delle prassi comunitarie basate sul] pensiero di Sant'Ignazio di Loyola esiste la pratica del “discernimento comunitario”, che è una procedura decisionale intrapresa da un gruppo o comunità, tipicamente nella tradizione gesuita, con l'obiettivo di cercare la volontà di Dio collettivamente. Questa pratica integra vari elementi, tra cui la riflessione personale e comunitaria, il confronto sincero, la preghiera e, soprattutto, la meditazione sulle Sacre Scritture.

  Il discernimento comunitario si basa sui principi degli *Esercizi Spirituali* di Sant'Ignazio, dove l'ascolto dello Spirito Santo è centrale. Il processo implica il vagliare le opzioni alla luce della fede, cercando di sintonizzarsi con i movimenti interiori che segnalano la consolazione e la desolazione. Questo metodo aiuta il gruppo a comprendere quale direzione sia più conforme alla volontà divina e al bene comune.

  La meditazione sulle Scritture ha un ruolo importante, perché fornisce un contesto spirituale e una fonte di ispirazione e saggezza per illuminare le decisioni da prendere, mantenendo i partecipanti in una dimensione di ascolto e apertura al messaggio divino.

Nel libro degli *Esercizi Spirituali* di Sant'Ignazio di Loyola, il tema del "discernimento" è trattato soprattutto in un contesto individuale, e il discernimento comunitario come pratica specifica non è esplicitamente descritto in modo dettagliato. Tuttavia, i principi delineati da Ignazio nei suoi esercizi hanno ispirato e gettato le basi per lo sviluppo della pratica del discernimento comunitario all'interno della tradizione gesuita e delle comunità religiose.

  Le sezioni degli *Esercizi Spirituali* che riguardano il discernimento degli spiriti (come la Seconda Settimana) possono essere considerate fondamentali per comprendere il processo decisionale anche in contesti comunitari. In particolare:

1. **Regole per il discernimento degli spiriti** (Prima e Seconda Settimana): qui Ignazio descrive come riconoscere la consolazione e la desolazione e come queste influenzano la scelta di un corso di azione, fornendo criteri per capire la volontà di Dio.

2. **Contemplazione per ottenere amore** (Quarta Settimana): include l'aspetto del riflettere e agire sull'amore di Dio, che può servire da base per un confronto comunitario.

3. **Esercizi di elezione**: queste sezioni, sebbene pensate principalmente per il discernimento personale, forniscono linee guida che possono essere adattate a contesti collettivi, dove il gruppo cerca di scegliere il meglio in armonia con la volontà divina.

  Il discernimento comunitario, come lo si conosce oggi, si è sviluppato a partire dall'applicazione pratica di questi principi nei secoli, man mano che la Compagnia di Gesù e altre comunità hanno integrato la dimensione comunitaria nella ricerca del volere di Dio.

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Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli