sabato 5 ottobre 2024

Cattolicesimo democratico – 28 Consolidare la pace sociale

Cattolicesimo democratico – 28

Consolidare la pace sociale

 

 Approfondire il cattolicesimo democratico e, ancor più, farne tirocinio serve a crescere come statista.

  Si è statista quando si affrontano le questioni del governo sociale nella consapevolezza della complessità delle dinamiche sociali, cercando di adottare il punto di vista più ampio possibile e nel contempo più realistico possibile e con la finalità di assicurare la felice sopravvivenza di più persone possibile, e non solo di quelle che sorreggono la propria fazione, cercando, infine, di costruire il consenso sociale con il minor impiego della violenza pubblica e senza frode. Altrimenti si cresce come despoti, i quali, dal punto di vista democratico, abusano del potere che sono riusciti a conquistare.

 Le società umane non sono mai armoniche, come si proponevano di renderle gli antichi maestri greci che per primi teorizzarono di politica. Questo implica che la violenza è in loro sempre latente. Sono costituite da un tumultuoso, vorticante, aggregato di interrelazioni nel quale ogni parte tende a superare il ruolo sociale che si è visto assegnato e le norme procedurali che la limitano, per conseguire almeno ciò che le occorre per sopravvivere ma, potendo, sempre di più, con il solo limite della resistenza sociale che incontra.

  Le disarmonia e la violenza delle dinamiche sociali tendono a superare ogni assetto sociale e,  se si estendono e non riesce il passaggio ad uno nuovo, la società si disgrega e la gente inizia a morire, perché la nostra sopravvivenza dipende dal persistere di un ordinamento che realizzi una sufficiente effettiva  distribuzione delle risorse sociali, in modo che chi le consegue non ne possa essere spossessato mediante violenza o frode. Il compito di chi fa lo statista è di realizzare il prodigio sociale di organizzare questo obiettivo agendo su un corpo sociale sempre a rischio di sfasciarsi in dinamiche conflittuali, in modo però che occorra impiegare la minima violenza pubblica possibile, perché altrimenti essa contribuirebbe alla disgregazione sociale suscitando reazioni violente. Possiamo chiamare il risultato pace sociale, pur nella consapevolezza che, dietro l’apparenza pacificata, la società ribolle sempre ed è gravida di violenza.

  I miti, in particolare quelli religiosi, sono nel contempo potenti strumenti di aggregazione sociale e fattori di violenza sociale (in particolare la storia non conferma che le religioni storiche siano potenze di pace, anzi è il contrario). Nessuna società può essere organizzata facendone a meno, ma non rimane stabile se essi non vengono adattati alle nuove situazioni sociali. E bisogna sempre mantenere la consapevolezza della loro natura, distinguendoli dalla realtà in corso. Questo, in particolare, se si ragiona come statista.

  Così, quando prendiamo tra le mani la Bibbia dobbiamo mantenere consapevolezza che non è un trattato di politologia,  essendo invece in gran parte un insieme di narrazioni riguardanti miti, nei quali vengono  in primo piano l’interiorità e l’etica personale. Non di rado, nella predicazione questo non accade. Essa allora assume toni favolistici e finisce per confidare troppo nel soprannaturale. Se le cose sociali, poi, si guastano, servono a poco preghiere e liturgie se nel contempo  non ci si dà da fare nell’interazione sociale con spirito da statista.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San  Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli