Cattolicesimo democratico 25
Micro macro
In genere, la propaganda politica elettorale propone argomenti basati sull'esperienza di vita che le persone fanno negli ambienti di prossimità, a partire dall'ambito familiare.
È su questo che si basa l'argomento "casa propria \ casa loro" con cui spesso vengono affrontare le questioni sulle immigrazioni, presentare come relative a persone che da casa "loro" vengono a "casa nostra". Ma anche l'argomento che considera la spesa pubblica per servizi per il benessere pubblico come una sorta di "lusso" che non ci si può permettere o addirittura come uno scialacquare risorse in impieghi improduttivi. E, infine, l'argomento che considera il fare debiti un comportamento poco virtuoso, in particolare perché estinguerlo, con gli interessi convenuti, graverà sulle generazioni future che non ne beneficeranno (mentre sicuramente ne beneficiano se ne sono contemporanee, ma anche se sono da venire, perché scaturiscono dalla generazione che ne beneficia).
Il cattolicesimo democratico è un modo per affrontare i problemi politici secondo certi principi solidaristici che ci derivano dalle fede cristiana nella versione cattolica. Non è un modo per evangelizzare, nè tantomeno per indottrinare, né per portare la gente nella Chiesa, quindi uno strumento di propaganda o proselitismo. All centro delle sue attenzioni è la società politica, della quale si cerca di avere anzitutto una visione realistica. È il primo dato che appare facendolo è che si tratta di una realtà complessa, rispetto agli ambienti di vita quotidiana, che tuttavia risentono fortemente di ciò che accade su quella scala sociale più vasta. Le nostre realtà sociali di prossimità sono il "micro", mentre la politica attiene al "macro". Le categorie che valgono per l'una non funzionano bene per l'altra.
Ad esempio, nel rimprovero morale all'economia industriale, dimensione "macro", di essere basata sulla competizione per il profitto, si adottano criteri che vanno bene per l'etica individuale, dimensione "micro", perché non va bene avere un animo gretto e avaro, ma non è adeguata nella scala maggiore, perché un'economia di mercato, dove l'istituzione del mercato sia ben regolata dai poteri pubblici, la ricerca del profitto costituisce l'incentivo a programmare ed effettuare una più efficiente organizzazione dei fattori d'impresa, realizzando una migliore divisione del lavoro, in modo che si possa avere ciò di cui si ha bisogno nel momento in cui se ne sente il bisogno, ciò che non si è mai riusciti ad ottenere in nessuna economia socialista che non abbia praticato in certa misura il mercato.
Per la democrazia va allo stesso modo. Se in realtà sociali paragonabili alle antiche democrazie greche, organizzate su popolazioni di cittadini attivi di poche migliaia di persone, o, comunque, in un ambiente di prossimità come una parrocchia o un'associazione sportiva di quartiere, si può pensare all'unanimità del consenso come regola generale, non si può sperare di ottenerla su scala più vasta, ad esempio per governare una Regione o anche un Comune. Su scala più grande la democrazia, se è reale e non ci si limita a inscenarne le procedure, sarà sempre conflittuale e, anzi, rimarrà democrazia solamente quando rimarrà tale, perché allora sarà efficiente nel contenere i poteri che tendono ad abusare rivendicando sovranità. Il problema sarà, allora, quello di contenere gli effetti distruttivi della conflittualità, incanalandola in opportune procedure, istituite sulla base di trattative sociali, come accade tra il 1946 e il 1947 nel corso dei lavori dell'Assemblea Costituente, nella quale, mediante accese fasi dialogiche, venne elaborata e deliberata la Costituzione democratica repubblicana entrata in vigore il 1 gennaio 1948 e che, sia pure con varie modifiche, in particolare nel sistema delle autonomie locali, regge ancora il nostro sistema politico nazionale.
Mercato e democrazia sono strettamente collegati nell'ordinamento che l'Unione Europa si è data e, sebbene presentino dinamiche conflittuali, sono essenziali perché la società comunitaria non finisca nel dominio di poteri abusanti, e l'uno costituisce complemento dell'altra e viceversa, ed entrambi richiedono una costituzione pubblica regolatrice per evitare che degenerino. E questa costituìzione richiede, per essere costituita e mantenuta, una sufficiente pressione popolare, quindi un attivismo popolare, pertanto una certa conflittualità. Paradossalmente, facendone a meno, come talvolta sempre che auspichi la predicazione, il sistema ricadrebbe nel dominio di forze abusanti.
Mario Ardigò - Azione Carrolcia in San Clemenfe papà - Roma, Monte Sacro, Valli