giovedì 26 settembre 2024

Cattolicesimo democratico 21 La questione della competenza

Cattolicesimo democratico 21

La questione della competenza

 

 La competenza è il possesso delle nozioni e abilità pratiche, rientranti almeno nel patrimonio culturale condiviso dagli specialisti in un determinato settore, necessarie per portare a termine con risultati valutati in società come accettabili una qualche attività.

  Data l’estrema complessità della vita sociale contemporanea, ogni persona può essere competente solo in un campo molto limitato. E, paradossalmente, più è competente più quel campo si restringe. Quindi, globalmente, in società sono largamente maggioritarie le persone incompetenti, alcune competenti solo in un limitato settore e non in altri, altre non competenti in assoluto, nel senso che in ogni cosa che fanno ottengono risultati inferiori a quelli ritenuti socialmente accettabili.

  Ogni persona tende a sovrastimare la propria competenza e a sottostimare quella altrui.

   Due antichi filosofi greci (antidemocratici) a cui risalgono molte delle che comunemente circolano in materia di democrazia, vale a dire Platone (vissuto tra il 5°  e il 4° secolo dell’era antica) e Aristotele (4^ secolo dell'era antica) ritenevano che ai vertici dei poteri pubblici ci dovessero essere solo persone competenti, il primo individuandole negli antichi filosofi, che si occupavano un po’ di tutto, sovrastimandone la competenza, e il secondo non ritenendo tali le persone impossidenti, sottostimandone la competenza (non apparteneva a quel gruppo sociale).

  Le teorie politiche che ancora guidano la dottrina sociale contemporanea, che sono formate in gran parte in epoca medievale, dal Duecento,  risentono di quel filone di pensiero, riprendendo l’idea di Platone su chi debba stare ai vertici della società sostituisce i  filosofi con i teologi, ma in fin dei conti attribuisce l’ultima parola su tutto alla gerarchia ecclesiastica. Questa presunzione di competenza si è un po’ attenuata a seguito dei principi deliberati durante il Concilio Vaticano 2°: oggi non si ritiene più che anche il Papa sia competente su tutto, e anche la sua infallibilità in materia di dottrina e di costumi viene fatta dipendere da una particolare assistenza soprannaturale più che da una personale sapienza, ma, in definitiva egli ha sempre l’ultima parola tra la gente cattolica.

  In effetti possiamo facilmente constatare che le procedure democratiche di scelta delle persone da collocare ai vertici del potere hanno portato nei governi e nei parlamenti persone che non avevano nei propri curriculi particolari indicatori di competenza: il livello minimo ai nostri giorni è ritenuto un diploma di laurea. In effetti alcune di loro si sono mostrate anche incolte. Alcune di loro, però, non hanno fatto particolari danni e, in fin dei conti, hanno dimostrato una certa competenza in quel campo. La lunga pratica della vita parlamentare, in particolare,può essere considerata equivalente a un corso di studi universitari di primo livello.

 Le persone incolte tendono particolarmente a sovrastimare la propria competenza e ad avere visioni semplicistiche di ciò che accade. Sono più influenzabili e tendono a decidere senza riflettere a sufficienza, sull'onda delle emozio 

  La persona colta si riconosce incompetente, salvo eventualmente in un particolare campo, ma si sforza di approfondire. L’ordinamento degli studi delle scuole secondarie italiane incoraggia i giovani a divenire persone colte anche se l’obbligo scolastico non va oltre i primi dieci anni di frequenza scolastica e si ferma ai sedici anni. In realtà la gran parte degli studenti va oltre e consegue il diploma di scuola secondaria.

  La persona colta che si riconosce incompetente nella maggior parte della cose è però competente nel valutare l’impatto delle decisioni politiche sulla vita sua, della sua famiglia, delle sue cerchie amicali, del suo quartiere e via dicendo, vale a dire su tutti gli ambiti sociali per lei rilevanti. Questo è attualmente il fondamento della competenza politica riconosciuta in democrazia a tutte le cittadine e i cittadini. In questo modo questa massa con quella particolare competenza può influire sulla politica resistendo agli abusi di potere che la danneggia. La dottrina sociale però diffida della resistenza popolare, che in definitiva potrebbe riguardare anche la posizione dominante della gerarchia ecclesiastica, una ristrettissima minoranza che sul presupposto di una propria competenza sostanzialmente universale pretende di avere sempre l’ultima parola perché sa di teologia e vanta una specifica assistenza soprannaturale per il ministero esercitato.

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Ricerche mediante ChatGPT di OpenAI del 26-4-24

Platone (428/427 a.C. – 348/347 a.C.) è uno dei più grandi filosofi dell'antichità, allievo di Socrate e maestro di Aristotele. Nato ad Atene, fondò l'Accademia, la prima istituzione educativa del mondo occidentale. Le sue opere, tutte scritte in forma di dialogo, affrontano una vasta gamma di temi: metafisica, etica, politica, estetica e epistemologia.

 

Una delle sue idee più celebri è la **teoria delle idee** o delle forme. Secondo Platone, la realtà sensibile è solo un'ombra imperfetta di un mondo ideale, in cui esistono le "idee" perfette di tutte le cose. Per esempio, tutte le forme di un cerchio che possiamo disegnare sono imitazioni imperfette dell'idea del cerchio, che esiste in un mondo trascendente.

 

Platone critica la conoscenza basata sull'esperienza sensibile, che considera mutevole e inaffidabile, e promuove invece la **conoscenza razionale** come unico mezzo per cogliere le verità eterne e immutabili delle idee.

 

Un'altra delle sue opere più influenti è **La Repubblica**, dove delinea la sua visione di una società giusta. In questo testo, immagina una città-stato ideale governata da filosofi-re, individui capaci di accedere alla vera conoscenza e quindi di guidare la comunità verso il bene comune. Platone sviluppa anche una concezione tripartita dell'anima, divisa in ragione, spirito e desiderio, corrispondente alle tre classi della società: filosofi, guerrieri e produttori.

 

Altre opere importanti includono il **Fedone**, dove Platone discute dell'immortalità dell'anima, e il **Simposio**, un dialogo sull'amore e l'eros, inteso come un desiderio di bellezza e conoscenza che porta alla contemplazione dell'idea del Bene.

 

Platone ha lasciato un'impronta profonda sulla filosofia occidentale, influenzando in modo duraturo il pensiero successivo, in particolare nella filosofia cristiana, neoplatonica e medievale.

 

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Aristotele (384 a.C. – 322 a.C.) è stato uno dei più grandi filosofi dell'antichità e uno dei pensatori più influenti nella storia della filosofia occidentale. Allievo di Platone e maestro di Alessandro Magno, Aristotele fondò la sua scuola, il **Liceo**, ad Atene, dove sviluppò un approccio filosofico profondamente diverso da quello del suo maestro.

 

Mentre Platone si concentrava sul mondo delle idee, Aristotele fu un osservatore attento della natura e della realtà concreta. Egli è spesso considerato il fondatore del **pensiero empirico** e dello **scientificismo**. Aristotele credeva che la conoscenza dovesse basarsi sull'esperienza sensibile e sull'osservazione del mondo naturale, da cui si possono trarre principi generali.

 

Le sue opere coprono un'enorme varietà di temi: dalla metafisica alla logica, dall'etica alla politica, dalla biologia alla fisica. Una delle sue più celebri opere è la **"Metafisica"**, in cui esplora il concetto di "essere" e introduce l'idea di **causalità**. Secondo Aristotele, tutto ciò che esiste ha quattro cause: la causa materiale (di cosa è fatto), la causa formale (la sua forma), la causa efficiente (ciò che lo ha prodotto) e la causa finale (il suo scopo o fine).

 

Nell'**Etica Nicomachea**, Aristotele sviluppa la sua teoria etica basata sull'idea della **virtù** come via di mezzo tra due eccessi, e introduce il concetto di **felicità** (eudaimonia) come il fine ultimo della vita umana, raggiungibile attraverso una vita virtuosa.

 

In politica, Aristotele scrive la **"Politica"**, dove analizza diverse forme di governo e promuove una visione moderata della città-stato, basata sull'equilibrio tra diverse classi sociali. A differenza di Platone, che immaginava una società ideale, Aristotele si concentra su ciò che è praticabile e realistico.

 

Importante è anche il contributo alla **logica** con l'elaborazione del **sillogismo** e del ragionamento deduttivo, strumenti fondamentali per lo sviluppo della scienza.

 

Le sue opere hanno avuto un impatto duraturo, influenzando il pensiero medievale, rinascimentale e moderno, gettando le basi della filosofia scientifica e naturale.

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Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Monte Sacro, Valli