lunedì 8 luglio 2024

Intelligenza artificiale: un direttore spirituale?

 

 

Ho assegnato a un servizio di intelligenza artificiale questo compito:

 

 Sto scrivendo un romanzo dal titolo "Storie romane" ambientato nella città di Roma nel 2025, anno in cui la chiesa Cattolica celebrerà un Anno Santo. Nel capitolo 3, Diotima, una signora di cinquant'anni, vuole convincere il suo compagno, Cristoforo, che vuole partecipare a un rito dell'Anno Santo, che le religioni sono un prodotto culturale, non la realtà, e che, in particolare, questo è vero per il cristianesimo, tanto che anche la stessa esistenza di Cristo è testimoniata da poche fonti affidabili. Diotima cerca di non urtare la suscettibilità di Cristoforo, per non offnderlo, ma cerca di portare argomenti forti per sostenere la sua tesi. Cristoforo ama Diotima e non vuole rompere con lei, ma è deciso a continuare a praticare i riti della sua religione, che è quella cristiana cattolica. Scrivi un dialogo tra i due personaggi, in mille parole, che vorrei inserire al centro del capitolo.

 

Ecco la riposta che ho avuto in pochi secondi.

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«Certo, ecco il dialogo tra Diotima e Cristoforo»:

 

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Diotima e Cristoforo stavano passeggiando lungo il Tevere, immersi nei loro pensieri. Il sole di fine giornata tingeva il cielo di sfumature arancioni e rosate, creando un'atmosfera serena e pacifica. Era il momento giusto per affrontare un tema delicato, pensò Diotima.

 

"Ti vedo pensieroso, Cristoforo. A cosa stai pensando?" chiese Diotima, cercando di rompere il silenzio.

 

Cristoforo sorrise leggermente. "Stavo pensando all'Anno Santo. Sarà un'occasione unica, sai? Non capita spesso di vivere un Giubileo. Vorrei partecipare ai riti, alle celebrazioni. Sarebbe un'esperienza spirituale profonda."

 

Diotima annuì lentamente, ponderando le sue parole. "Capisco, è un evento molto significativo per i credenti. Ma mi chiedevo... cosa ti spinge così tanto a voler partecipare? Cosa cerchi esattamente?"

 

Cristoforo si fermò, guardando il fiume scorrere lento. "È difficile da spiegare. È una questione di fede, di sentirsi parte di qualcosa di più grande, di trovare un senso di pace interiore. La mia fede mi ha sempre guidato, anche nei momenti più difficili."

 

Diotima lo guardò con dolcezza, cercando di non apparire troppo critica. "Cristoforo, tu sai quanto rispetto la tua fede e i tuoi sentimenti. Ma vorrei che considerassi un punto di vista diverso. Hai mai pensato che le religioni possano essere un prodotto culturale, una costruzione umana?"

 

Cristoforo la fissò, visibilmente turbato. "Cosa intendi esattamente?"

 

"Vedi," iniziò Diotima con calma, "le religioni sono nate in contesti storici e culturali specifici. Sono state influenzate dalle condizioni sociali, economiche e politiche del tempo. Prendi il cristianesimo, per esempio. La sua nascita e diffusione sono legate a contesti storici ben precisi."

 

Cristoforo sospirò, cercando di mantenere la calma. "So che la storia ha il suo peso, ma la fede va oltre la storia. È qualcosa di più profondo."

 

Diotima annuì di nuovo. "Certo, la fede è personale e profonda. Ma non possiamo ignorare le evidenze storiche. Ad esempio, la figura di Cristo. Ci sono pochissime fonti storiche affidabili che attestano la sua esistenza. I Vangeli sono scritti molto tempo dopo gli eventi che descrivono, e sono documenti religiosi, non storici."

 

Cristoforo strinse le labbra, sentendo il peso delle parole di Diotima. "Quindi tu pensi che tutto ciò in cui credo sia solo una costruzione? Una storia inventata?"

 

"Non è questo che intendo," rispose Diotima dolcemente. "La fede ha un valore immenso, dà conforto e speranza. Ma credo che sia importante essere consapevoli delle origini culturali delle nostre credenze. Capire che le religioni si sono evolute e sono state modellate dagli esseri umani può aiutarci a vedere le cose in modo più critico e aperto."

 

Cristoforo scosse la testa. "Ma allora cosa rimane della mia fede? Se tutto è solo una costruzione umana, dov'è la verità?"

 

"La verità," disse Diotima, "può essere qualcosa di diverso per ognuno di noi. Non voglio toglierti la tua fede, Cristoforo. Voglio solo che tu consideri l'idea che la spiritualità può essere vissuta in modi diversi. Non è necessario seguire alla lettera i riti o credere ciecamente in ciò che ci è stato insegnato. Possiamo cercare una connessione con qualcosa di più grande in modi più personali e autentici."

 

Cristoforo rimase in silenzio per un momento, riflettendo sulle parole di Diotima. "È difficile, Diotima. La mia fede è stata una guida per tutta la mia vita. Non so se posso cambiarla così facilmente."

 

Diotima gli prese la mano, stringendola con affetto. "Non ti sto chiedendo di cambiarla. Voglio solo che tu apra la mente a nuove possibilità. Non devi abbandonare ciò in cui credi, ma forse puoi arricchirlo con una comprensione più profonda e critica."

 

Cristoforo annuì lentamente, sentendo il peso della decisione. "Ci penserò, Diotima. Ti prometto che ci penserò. Ma per ora, ho bisogno di tempo."

 

"Sì, prenditi tutto il tempo che ti serve," disse Diotima sorridendo. "Sarò sempre qui per te, indipendentemente da ciò che deciderai."

 

Mentre continuavano a passeggiare lungo il Tevere, il silenzio tra loro non era più carico di tensione, ma di una nuova comprensione reciproca. Le parole di Diotima avevano piantato un seme di dubbio e riflessione nel cuore di Cristoforo, un seme che avrebbe potuto crescere in qualcosa di significativo nel tempo.

 

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Spero che questo dialogo rispecchi i tuoi personaggi e l'atmosfera del tuo romanzo. Se hai bisogno di modifiche o ulteriori dettagli, fammelo sapere!

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 Nei prossimi anni i sistemi di intelligenza artificiale avranno un ruolo molto importante nella nostra vita sociale, molto più di oggi. E già oggi ci guidano in modi di cui in genere non ci avvediamo.

  I sistemi di intelligenza artificiale possono anche creare l’apparenza, molto realistica, di un direttore spirituale, in grado di utilizzare tutto ciò che consentiamo a quei sistemi di sapere di noi interagendo con loro, e quindi enormemente più efficace di qualsiasi figura umana che svolge un ruolo del genere. Inoltre un direttore spirituale non umano ha per noi tutto il tempo che vogliamo ed è in grado di modificare le sue reazioni a seconda delle nostre, naturalmente sempre nel rispetto dei comandi che il sistema di intelligenza artificiale che lo genera ha avuto dai suoi committenti.

  I nostri pastori sono giustamente preoccupati.

  Per saperne di più vi consiglio di leggere le opere divulgative di uno dei massimi esperti nel campo, Paolo Benanti, frate francescano e professore all’Università Gregoriana di Roma. E’ membro  di A.I. Advisory body,  consiglio di consulenza delle Nazioni Unite sui rischi, le opportunità e la governance internazionale dell’Intelligenza Artificiale; è stato nominato dal Segretario generale delle Nazioni Unite [sito Web: https://www.un.org/en/ai-advisory-body ]

 Questo è l’indirizzo del suo sito sul Web:

https://www.paolobenanti.com/

 Questo quello del suo blog:

https://www.paolobenanti.com/blog

 In particolare vi consiglio:

Le macchine sapienti. Intelligenze artificiali e decisioni umane -  Marietti 1820, 2018.

  In questi giorni sto leggendo:

Human in the loop. Decisioni umane e intelligenze artificiali – Mondadori Università, 2022.

Entrambi i libri sono disponibili in ebook e Kindle.

  Dal 2013 si è capito che i sistemi di intelligenza artificiale hanno anche una grande efficacia nella propaganda politica.

 Qualche giorno fa, Paolo Benanti ha scritto su Avvenire  l’articolo che trascrivo di seguito

 

La democrazia resisterà al potere dell'intelligenza artificiale?

Avvenire 5-7-24

https://www.avvenire.it/opinioni/pagine/cosa-cambia-nell-era-dell-intelligenza-artificiale-democrazia-computazionale

 

  Durante la Seconda guerra mondiale, per scopi bellici, furono sviluppati i primi computer: Colossus, creato a Bletchley Park nel Regno Unito e, negli Usa, l’Atanasoff-Berry Computer e l’Eniac. Nell’immediato dopoguerra a partire dagli anni ’50, l’introduzione dei transistor al silicio ha permesso la creazione di computer più piccoli, veloci e affidabili mentre i circuiti integrati, apparsi negli anni ’60, hanno ulteriormente ridotto le dimensioni e i costi, aumentando la funzionalità dei computer. Si inaugura così una stagione in cui si diffonde la potenza computazionale nella società. In quegli anni, questa distribuzione della potenza computazionale avviene confinandola in “mainframe”. Tuttavia, è la comparsa di una nuova corrente culturale che possiamo definire, ci si perdoni il gioco di parole, come Bit generation, che ha prodotto il profondo meccanismo di decentralizzazione dei decenni seguenti. La rivoluzione tecnologica si è nutrita dal seme della controcultura californiana degli anni ’60. Il centro di questo modo di vedere il computer e l’informatica è stato ed è la Silicon Valley, l’area compresa tra San Francisco e San José.

  È stato soprattutto l’ideale comunitario dei figli dei fiori, la loro indole libertaria, la voglia di allargare gli orizzonti e il disprezzo per l’autorità centralizzata a fare da asse portante per i fondamenti filosofici ed etici di Internet e dell’intera rivoluzione del personal computer. La rete si è avviata proprio verso il crepuscolo di quell’esperienza.
La fine di questo processo di democratizzazione si è avuto verso la fine del primo decennio di questo secolo con l’avvento dello smartphone.

  Nel momento in cui la potenza computazionale personale ha iniziato ad abitare le nostre tasche, ha iniziato anche a sottrarci una certa autonomia: lo smartphone ha bisogno di un sottostato invisibile e fondamentale, la rete, che ne garantisce l’operatività e che nutre il potere computazionale tascabile che abbiamo e “datifica” le nostre esistenze personali. Di fatto lo smartphone ha cominciato a interporsi in maniera sempre più massiccia fra noi e le cose che facciamo quotidianamente riconfigurando in termini di transazione digitale, la maggior parte degli atti che compongono la nostra quotidianità. Ma se la nostra esistenza e la nostra capacità di agire nello spazio pubblico si è riconfigurata in forma digitale, di fatto il nostro diritto e potere di cittadinanza è divenuto di fatto computazionale. Oggi le nostre esistenze democratiche sono esistenze computazionali. La democrazia divenuta computazionale sfrutta oggi anch’essa le potenzialità delle tecnologie informatiche per rendere più efficace e inclusiva la partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche. Tuttavia, se il primo decennio del secolo si è concluso con le primavere arabe facendoci sperare che il digitale connesso fosse lo spazio dove si sarebbe diffusa e rafforzata la democrazia liberale, la fine del secondo decennio, con le rivolte di Capitol Hill, ci ha iniziato a far temere per il futuro della democrazia nello spazio digitale-computazionale.

 L’avvento delle intelligenze artificiali sta di nuovo cambiando l’orizzonte. I servizi dell’IA sfocano il confine tra potere computazionale personale e potere centralizzato nel cloud: nell’usare i nostri telefoni non sappiamo quasi più cosa viene eseguito in locale e cosa in cloud. Questa nuova forma di centralizzazione nei cloud però adesso con sé anche una centralizzazione della capacità computazionale personale associata alla democrazia. La domanda da affrontare allora sarà come rendere democratico il potere centralizzato del cloud e dell’AI evitando che la democrazia computazionale collassi in una oligarchia del cloud.
L’esperienza d’uso dei computer è destinata a subire una nuova radicale trasformazione.

 Fin dall’inizio della storia del computer è stato l’uomo il collo di bottiglia nella relazione con la macchina. Nel 1975, con l’introduzione del sistema operativo DOS, abbiamo velocizzato la relazione con la macchina grazie alle tastiere. Nel 1985 i sistemi a finestre come Windows, ci hanno permesso di guadagnare velocità con il mouse. A partire dalla fine degli anni Novanta il touch è stato un ulteriore cambio di relazione. Oggi ci sembra di aver raggiunto la più naturale e veloce delle interfacce: il linguaggio umano. Musk continua a sognare frontiere più veloci con i suoi impianti cerebrali. Di fatto infondere i sistemi operativi con dei Large Language Model (LLM) eseguiti in locale è una rivoluzione nell’interfaccia e nella velocità di utilizzo della macchina: mai come ora possiamo dire cosa fare alla macchina come faremmo con un nostro simile e siccome la capacità di cooperare tra membri della nostra specie è alla base della nostra ascesa planetaria come specie dominante, non pochi iniziano a sognare un futuro fatto di utopie o distopie al confine dell’ibridazione tra uomo e macchina.

 Uno degli aspetti più preoccupanti di questa nuova frontiera dell’interazione con la macchina è l’enorme ampliarsi della superficie di attacco cyber. Poter far eseguire dei processi al computer mediante comandi linguistici significa di fatto trasformare gli LLM [Large Language Model (LLM) = Modelli linguistici di grandi dimensione – la tecnologia di intelligenza artificiale che consente ai sistemi di intelligenza artificiale di comprendere  generare testi] in agenti in grado di compiere operazioni sul computer: dei maggiordomi elettronici. Se fino ad oggi gli hacker potevano entrare nei nostri sistemi e prelevare dati, cancellarli o criptarli per chiedere riscatti o usare il nostro computer per fare attacchi verso altri computer, cosa saranno in grado di fare oggi? Con la stessa efficienza con cui aiuta noi, il nostro maggiordomo può trovare tutte le nostre informazioni compromettenti e comunicarle al malintenzionato.

La democrazia saprà insomma essere resiliente a queste nuove forme di potere computazionale?

 

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli