Da:
ZAGREBELSKY Gustavo, “L’opportunismo
degli intolleranti. Perché il fascismo non è d’altri tempi. Le scappatoie di chi
non vuole smarcarsi da quel regime che rimane attuale. E che si rinnova nel Tribalismo”,
in La Repubblica 27-4-24 – estratto dall’articolo
Fascismo e antifascismo sono la versione
moderna d’un conflitto profondo e perenne che modella la vita degli individui
nei rapporti sociali, le concezioni e le forme della politica e perfino i
rapporti tra gli Stati. Il fascismo che abbiamo conosciuto e conosciamo è solo
una manifestazione storica di un unico concetto politico che ha assunto diverse
forme concrete, adeguate alle variabili circostanze in cui si è affermato. Per
esempio, la dittatura fascista non è riuscita a raggiungere il totalitarismo nazista.
Lo stesso si può dire del falangismo franchista e dell’estado novo portoghese.
Ma, al di là delle circostanze, c’è qualcosa
di comune, di profondo e radicato nell’animo umano e nelle pulsioni sociali che
spiega la naturale convergenza di tali regimi al di là delle specificità.
Questo nucleo comune emerge e riemerge di tempo in tempo. Come possiamo con una parola il “fascismo perenne” l’Urfashismus
(il prefisso ur indica
qualcosa di originario, di primordiale? Nel 1945 con sullo sfondo le tragedie
europee tra le due guerre, è stata introdotta la parola “tribalismo” che dà
anch’essa, tuttavia, un’idea di qualcosa di arcaico, di appartenente a tempi addirittura
preistorici. “La cosa”, al di là della parola, invece, è attuale, sempre. Ne
vediamo i contenuti, non necessariamente tutti insieme e non sempre tra loro
coerenti: nazionalismo e purismo etico ed etnico; rifiuto della modernità e dei
diritti universali; restaurazione dei valori tradizionali; irrazionalismo e
avanguardismo; primato dell’azione, anche violenta, sulla riflessione e sulla
discussione; anti-intellettualismo; accentramento del potere; decisionismo e
anti-parlamentarismo; occupazione e normalizzazione delle istituzioni;
disprezzo della cultura e culto della forza; “machismo” e antifemminismo;
intolleranza alle critiche; ostilità nei confronti della libertà di pensiero,
scienza, arte e stampa; esaltazione dell’uomo normale; risentimenti e aspirazioni mediocri; senso
comune; concezione del popolo come massa organica e indifferenziata; corporativismo;
intolleranza verso i “diversi”, “non integrabili”; xenofobia e razzismo conclamati
o dissimulati; unanimismo; complesso del complotto; nazionalismo ripiegato su
se stesso contro internazionalismo, universalismo e cosmopolitismo; superiorità
o unicità nazionale; vittimismo aggressivo.
[…]
Tutti questi ingredienti sono sostanza del fascismo del nostro tempo e di sempre: la
società come blocco unico. Il tribalismo, cui sopra s’è fatto cenno, significa
precisamente questo. Il fascismo storico, dichiaratamente già nel suo simbolo,
il fascio dei littori romani, esprimeva questa idea della vita “in blocco”
garantita dalla scure del potere.