domenica 28 aprile 2024

Gli elementi del "fascismo perenne" secondo Gustavo Zagrebelsky

 

Da: ZAGREBELSKY Gustavo, “L’opportunismo degli intolleranti. Perché il fascismo non è d’altri tempi. Le scappatoie di chi non vuole smarcarsi da quel regime che rimane attuale. E che si rinnova nel Tribalismo”, in La Repubblica 27-4-24 – estratto dall’articolo

 

  Fascismo e antifascismo sono la versione moderna d’un conflitto profondo e perenne che modella la vita degli individui nei rapporti sociali, le concezioni e le forme della politica e perfino i rapporti tra gli Stati. Il fascismo che abbiamo conosciuto e conosciamo è solo una manifestazione storica di un unico concetto politico che ha assunto diverse forme concrete, adeguate alle variabili circostanze in cui si è affermato. Per esempio, la dittatura fascista non è riuscita a raggiungere il totalitarismo nazista. Lo stesso si può dire del falangismo franchista e dell’estado novo portoghese.

  Ma, al di là delle circostanze, c’è qualcosa di comune, di profondo e radicato nell’animo umano e nelle pulsioni sociali che spiega la naturale convergenza di tali regimi al di là delle specificità. Questo nucleo comune emerge e riemerge di tempo in tempo. Come possiamo  con una parola il “fascismo perenne” l’Urfashismus (il prefisso ur  indica qualcosa di originario, di primordiale? Nel 1945 con sullo sfondo le tragedie europee tra le due guerre, è stata introdotta la parola “tribalismo” che dà anch’essa, tuttavia, un’idea di qualcosa di arcaico, di appartenente a tempi addirittura preistorici. “La cosa”, al di là della parola, invece, è attuale, sempre. Ne vediamo i contenuti, non necessariamente tutti insieme e non sempre tra loro coerenti: nazionalismo e purismo etico ed etnico; rifiuto della modernità e dei diritti universali; restaurazione dei valori tradizionali; irrazionalismo e avanguardismo; primato dell’azione, anche violenta, sulla riflessione e sulla discussione; anti-intellettualismo; accentramento del potere; decisionismo e anti-parlamentarismo; occupazione e normalizzazione delle istituzioni; disprezzo della cultura e culto della forza; “machismo” e antifemminismo; intolleranza alle critiche; ostilità nei confronti della libertà di pensiero, scienza, arte e stampa; esaltazione dell’uomo normale;  risentimenti e aspirazioni mediocri; senso comune; concezione del popolo come massa organica e indifferenziata; corporativismo; intolleranza verso i “diversi”, “non integrabili”; xenofobia e razzismo conclamati o dissimulati; unanimismo; complesso del complotto; nazionalismo ripiegato su se stesso contro internazionalismo, universalismo e cosmopolitismo; superiorità o unicità nazionale; vittimismo aggressivo.

[…]

  Tutti questi ingredienti sono sostanza  del fascismo del nostro tempo e di sempre: la società come blocco unico. Il tribalismo, cui sopra s’è fatto cenno, significa precisamente questo. Il fascismo storico, dichiaratamente già nel suo simbolo, il fascio dei littori romani, esprimeva questa idea della vita “in blocco” garantita dalla scure del potere.