martedì 26 dicembre 2023

Salvezza

 

Salvezza

 

  Vivere significa fare esperienza della propria fragilità.

  Costruendo società cerchiamo di farci forza e di durare di più, ma la nostra biologia ci limita. E anche le nostre società sono soggette al degrado, ad un certo punto si dissolvono e più frequentemente si trasformano profondamente, ibridandosi tra loro.

  La fede cristiana si fonda sulla fiducia in un Salvatore soprannaturale: è questo il senso dell’annuncio dell’angelo nella narrazione della Natività, «Non temete! Io vi porto una bella notizia [nel greco evangelico si ha εὐαγγελίζομαι , che si legge evangelìzomai e che significa vi evangelizzo, cioè vi porto un vangelouna buona notizia che procurerà una grande gioia a tutto il popolo: oggi per voi, nella Città di Davide, è nato il Salvatore, il Cristo, il Signore». Tuttavia nella formazione religiosa dei più non si riesce a rendere credibile una prospettiva di salvezza e così, ad una considerazione realistica, si può concludere che le cose vanno come sono sempre andate, e poi si muore, e non ci si può fare nulla. In definitiva, si dispera, nonostante tutta l’importanza che nella nostra fede si dà all’idea che ci sia data  una salvezza.

  Di solito si ricorda che questo modo di pensare è esposto in un libro della nostra Bibbia, quello del Qoelet:

 

 L’uomo si affatica e tribola per tutta una vita.

Ma che cosa ci guadagna?

 Passa una generazione e ne viene un’altra;

ma il mondo resta sempre lo stesso.

 Il sole sorge, il sole tramonta;

si alza e corre verso il luogo

da dove rispunterà di nuovo.

 Il vento soffia ora dal nord ora dal sud,

gira e rigira, va e ritorna di nuovo.

 Tutti i fiumi vanno nel mare,

ma il mare non è mai pieno.

 E l’acqua continua a scorrere

dalle sorgenti dove nascono i fiumi.

 Tutte le cose sono in continuo movimento,

non si finirebbe mai di elencarle.

 Eppure gli occhi non si stancano di vedere

né gli orecchi di ascoltare.

 Tutto ciò che è già avvenuto accadrà ancora;

tutto ciò che è successo in passato succederà anche in futuro.

Non c’è niente di nuovo sotto il sole.

 Qualcuno forse dirà: «Guarda, questo è nuovo!».

Invece quella cosa esisteva già

molto tempo prima che noi nascessimo.

 Nessuno si ricorda delle cose passate.

Anche quello che succede oggi

sarà presto dimenticato da quelli che verranno.

[…]

 Gli uomini e le bestie hanno lo stesso destino:

tutti devono morire.

 Tutti hanno lo stesso spirito vitale

ma l’uomo non è superiore agli animali.

Tutto è come un soffio.

 Tutti vanno allo stesso luogo.

 Tutti vengono dalla polvere e tutti alla polvere ritorneranno.

 Chi può sapere se lo spirito degli uomini sale veramente in alto

e lo spirito degli animali scende sotto terra?

 Ho concluso che la cosa migliore per noi

è goderci i frutti del nostro lavoro.

 Questo è il nostro destino.

 Noi non possiamo sapere

quel che accadrà in futuro.

[dal libro del Qoelet, capitolo 1, versetti da 1 a 11 e capitolo 3 versetti da 19 a 22 – Qo 1, 1-11; 3, 19-22]

 

 Poi però la riflessione biblica va oltre e spinge ad andare oltre e a darsi da fare.

 A conti fatti, mi pare che la formazione religiosa manchi di qualcosa in questo campo, che i preti non riescono a suscitare e neanche le altre persone che a quel lavoro collaborano.

  Osservo che tra  noi in religione, ma in genere nella società, vi sono diverse idee di salvezza. E, storicamente, anche nelle Chiese cristiane se ne sono avute varie concezioni. Fino al Concilio Vaticano 2° prevalse quella che cominciò ad essere teorizzata in teologia dal Dodicesimo secolo (quello che va dal 1101 al 1200), in concomitanza con una grandiosa riforma della  Chiesa cattolica, la quale, nelle strutture fondamentali, è rimasta da allora più o meno sempre la stessa. E’ centrata sull’anelito a una vita beata soprannaturale dopo la morte fisica e sull’aiuto della Chiesa che elargisce il perdono per superare l’ostacolo del peccato, che ce ne escluderebbe. Lo scopo della vita terrena, in questa prospettiva,  diventa quello di guadagnarsi  quell’altra. E’ una delle materie dalle quali originarono le controversie che nel Cinquecento portarono al distacco della Chiese protestanti. Oltre vent’anni fa, la frattura si è ricomposta, con la  Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione firmata da cattolici e luterani ad Augusta (Germania) il 31 ottobre 1999, alla quale nel 2021 hanno aderito anche le Chiese anglicane, metodiste e  calviniste.

   Che valore ha il bene che si fa in questo mondo, in particolare mediante le riforme sociali? Storicamente i cristiani gli hanno dato sempre molta importanza, anche perché, secondo il vangelo, conta per la salvezza soprannaturale. I concetti di base della nostra fede furono formalizzati tra il Quarto e l’Ottavo secolo, nel quadro, prima, di una grandiosa riforma politica dell’antico Impero romano e, poi, nel corso di un altro complesso epocale di eventi derivato dalla conquista dell’Europa occidentale da parte di popolazioni di origine germanica che la invasero dal Nord Est, insediandovi propri regni. Tra esse,  molto importanti furono quelle gote, franche e longobarde (da cui prende il nome la regione Lombardia). A ragione si può dire che i cristianesimi  cambiarono l’Europa, perché vi rimasero centrali anche dopo di allora e fino a qualche decennio fa. Influssi che, interagendo con questioni di potenza politica, ebbero anche risvolti estremamente sanguinosi, perché l’obiettivo della pace cominciò ad essere preso in seria considerazione anche nell’organizzazione delle società civili e nelle relazioni internazionali solo molto di recente, fondamentalmente dopo la Seconda guerra mondiale (che in realtà dovrebbe essere considerata una guerra europea, perché scoppiò tra europei, i quali poi vi trascinarono quasi tutto il resto del mondo). L’ultima imponente realizzazione alla quale i cristianesimi cooperarono può essere considerata l’Unione Europea, nella cui costituzione i cattolici italiani e tedeschi ebbero un ruolo centrale insieme ad altre componenti cristiane.

  La dottrina sociale ci esorta ad occuparci degli affari sociali, non rassegnandoci all’idea che il mondo sia condannato ad andare (male) com’è sempre andato. Vale per tutte le persone di fede, ma quelle libere da particolari legami con il servizio ecclesiastico hanno ruoli molto importanti, fondamentalmente perché sono di più e perché nelle loro mani sono gran parte delle leve del potere. In ambienti democratici, poi, tutte le cittadine e tutti i cittadini posso in qualche modo  influirvi realmente.

  Qual è l’orientamento giusto: quello che punta sull’aldilà o quello che si spende per fare il bene in questa vita, in particolare nella costruzione sociale? Penso che si possa esprimere la propria fede in vari modi, con varie accentuazioni, secondo la propria indole, le età della vita,  la propria storia personale, la propria cultura, i propri ambienti di riferimenti, i propri maestri, le situazioni storiche in cui ci si trova,  tenendo presente il vangelo, secondo il quale l’aldilà è importante come anche lo sono la misericordia e la solidarietà. Dobbiamo abituarci a vivere in comunità di fede pluralistiche, distaccandoci in questo dai fondamentalismi del passato.

  Però per operare nella società occorre prepararsi bene e sapere di più di ciò che si impara nell’iniziazione alle fede. Non basta coltivare la spiritualità personale. E poiché bisogna sapere molto, bisogna imparare a lavorare insieme alle altre persone perché altrimenti non ce la si fa. In questo la via della sinodalità, che si sta aprendo, è un’opportunità molto importante.

  I cristianesimi hanno avuto una storia bimillenaria dalla quale abbiamo molto da apprendere e non di rado è una fatica che superficialmente si ritiene superflua. Si pensa, sbagliando, di potervi prescindere, mettendo tra parentesi tutto ciò che ci separa dalle origini. La meditazione biblica  è molto importante anche perché generazioni su generazioni si sono confrontate con i testi sacri, nella vita, nella costruzione sociale,  nella spiritualità, nella cultura, nella liturgia, e, dunque, facendo anche noi lo stesso possiamo confrontarci con la gente che ci ha preceduto, sia per proseguire il suo lavoro, sia per non ripetere i suoi errori.

  Mi pare però che nella nostra parrocchia, come in altre che conosco, non vi siano spazi dove le persone che vogliono possano formarsi collaborando e accostando anche chi ne sa di più.

  Al tempo della mia gioventù era diverso.

 Il fatto che le persone giovani ci lasciano  già durante l’adolescenza può dipendere da quella carenza? Io sono portato a ritenere di sì. Mi pare che si proponga anche a loro una spiritualità che si adatta meglio per i più anziani, che fatalmente tendono a staccarsi dalla vita attiva. La persona giovane deve farsi largo in società e questo la porta a sentire la necessità di cambiarla per costruirsi degli spazi accoglienti. Per questo le azioni di riforma sociale vedono in genere come protagoniste le persone più giovani. Ad esse la società così com’è va stretta: l’anelito a cambiarla è una manifestazione del desiderio di salvezza, che ha anche un valenza religiosa.

  In questo il nostro gruppo parrocchiale di Azione Cattolica potrebbe dare una mano alla parrocchia, senza alcun impegno aggiuntivo per i suoi preti, i quali hanno già troppo da fare. L’azione nella società è il campo privilegiato della nostra associazione.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli