giovedì 9 novembre 2023

Spazio profondo

Spazio profondo

 

 Sto leggendo Sotto cieli alieni. Una guida turistica dell’universo, Bollati Boringhieri 2023, dell’astronomo Philip Plait, che ha avuto modo di lavorare su dati trasmessi dal telescopio spaziale Hubble. È una narrazione affascinante e molto coinvolgente: pare di poter viaggiare nello spazio profondo e se ne ricava il senso dell’immensità dell’universo in cui ci muoviamo, trascinati dal nostro pianeta.

  Ho letto che ancor più stupefacenti sono i dati che sono cominciati ad arrivare dal telescopio spaziale Euclid, lanciato in orbita nello scorso luglio. Ci ha mandato immagini di corpi celesti che vagano fino a dieci miliardi di anni luce da noi. Osservando lo spazio profondo con un telescopio si viaggia indietro nel tempo. Euclid ci ha permesso di osservare quello che c’era circa cinque miliardi di anni prima che il pianeta Terra si formasse da una nebulosa cosmica. Come sarà da quelle parti oggi? Le immagini di quello che c’è oggi laggiù ci giungeranno tra dieci miliardi di anni, quando il Sole e la Terra saranno diventati nuovamente polvere cosmica. Ma l’umanità si sarà estinta molto, molto prima, perché la Terra sarà diventata ostile alla vita ben prima di dissolversi inghiottita da un Sole diventato gigantesco.

 Oggi fantastichiamo di viaggi nello spazio a velocità superiore a quella della luce e della scoperta  di altri mondi simili alla Terra, che, dicono, statisticamente da qualche parte ci sono. Ma questo risulta, almeno allo stato delle nostre attuali conoscenze, al di fuori della nostra portata. La nostra biologia non può sopravvivere a lungo fuori della Terra. L’umanità  è indissolubilmente legata al nostro pianeta. Ma ci sono molte altre condizioni perché la nostra stirpe possa durare, ad esempio la persistenza di un ecosistema favorevole. Le tracce della nostra specie, quella dell’Homo Sapiens, non risalgono ad oltre 200.000 anni addietro e non possiamo prevedere che cosa ne rimarrà tra altri 200.000 anni. Ma ominidi erano presenti milioni di anni prima.

 La nostra religione si è formata e strutturata in un processo di evoluzione culturale iniziato poco più di 2.000 anni fa. La pensiamo eterna, ma la storia delle religioni del passato non ci conforta in questo.

  La speranza di vita degli italiani contemporanei è intorno agli ottant’anni.

  Risalta l’enorme sproporzione tra la durata dei fatti cosmici e quella degli eventi biologici e sociali da noi espressi.

  Come comincia a immaginare la fantascienza, è possibile che ciò che di nostro si spingerà a tentare di colonizzare ciò che c’è oltre la cintura degli asteroidi del nostro sistema solare sarà costituito da organismi non biologici governati da intelligenze non umane, delle quali ciò che oggi chiamiamo intelligenza artificiale è precursore. 

  Di fronte a questo grandioso scenario risalta l’insufficienza dei discorsi che le teologie in genere ci fanno sulla Creazione e il suo destino. In particolare esso non ci parla del soprannaturale come noi lo immaginiamo in religione. Questo, semplicemente, non  è in alcun modo osservabile. La religione, però,  conserva un senso sociale. Si dice, così, che la fede è speranza contro la speranza, come è scritto:

 «Egli [Abramo] credette, saldo nella speranza contro ogni speranza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: Così sarà la tua discendenza.»

[dalla Lettera ai Romani di San Paolo, capitolo 4, versetto 18 – Rm 4,18]

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli]