Popolo e popoli
Questa sera alle 18, su Zoom, il MEIC Lazio si confronterà sul tema del Popolo di Dio. Introdurrà il teologo prof. Giovanni Tangorra, docente all'Università del Laterano.
Lo sviluppo della teologia del Popolo di Dio, seguendo l'impostazione del teologo francese Yves Congar (1904-1995), fu lo strumento utilizzato nel corso del Concilio Vaticano 2º per cercare di includere in posizione più attiva nelle dinamiche ecclesiali le persone che svolgevano il loro apostolato nel mondo fuori degli spazi liturgici. La troviamo delineata nella Costituzione dogmatica "Luce per le genti - Lumen gentium". Il dogma è una definizione che deve essere accettata per essere considerati dentro. Nel gergo ecclesiastico la dogmatica si distingue dalla pastorale, che riguarda l'azione sociale. La pastorale si chiama così perché generalmente la si riteneva propria dei pastori, vale a dire del clero, e in particolare dei vescovi. In realtà, una delle principali novità che si iniziò a stabilire, per i cattolici, in quel concilio fu di attribuirla anche al resto della gente di fede, in quanto Popolo di Dio. Da allora si parla anche di santificazione della vita comune. Sulla base di una diversa impostazione teologica, questa idea aveva iniziato a circolare dal Cinquecento nelle Chiese costituite aderendo alla Riforma protestante, in particolare tra i protestanti detti riformati che si considerano legati al movimento calvinista.
L'idea teologica di Popolo di Dio è stata posta alla base anche dei processi sinodali che papa Francesco ha inteso avviare dall'autunno del 2021. La sinodalitá viene considerata un naturale sviluppo della concezione di Chiesa deliberata nel Concilio Vaticano 2º, anche se nei documenti non se ne parla, mentre si tratta diffusamente della collegialità episcopale. È collegiale la decisione che viene presa con un qualche reale apporto di più persone alle quali è attribuito un potere pubblico. È sinodale una struttura di potere religioso in cui la regola è la collegialità nelle decisioni e in cui le procedure impediscono prevaricazioni, fossero anche quelle di maggioranze nei confronti di minoranze. Attualmente la nostra Chiesa non è certamente sinodale, e nel suo sistema di governo la collegialità è praticata in modo molto limitato.
Il progetto di sinodalitá esposto da papa Francesco è molto ambizioso: vorrebbe riformare struttura e costumi ecclesiali in modo che la sinodalitá coinvolga tutte le persone di fede, non solo i capi e, naturalmente, non solo clero e religioso. Questo perché tutte le persone di fede costituirebbero un solo popolo, il Popolo di Dio appunto, che come tale, per virtù soprannaturale, avrebbe un particolare intuito nel credere ciò che si deve, superando per tale via la principale giustificazione che storicamente si è data dell'assolutismo autocratico del clero, vale a dire l'esigenza di difendere un popolo incolto dal traviamento nell'errore.
Va detto che l'importanza che si dà all'idea di popolo può sorprendere, perché non emerge con molto risalto nei Vangeli, vale a dire nell'insegnamento e nella vita del Maestro. La troviamo invece nella teologia espressa negli Atti degli apostoli e nelle Lettere: in questi scritti si ragiona essenzialmente su come il nuovo insegnato e praticato dal Maestro si innestasse sull'antico tramandato dal giudaismo. Del resto i problemi di potere non furono certamente al centro degli insegnamenti del Maestro: egli, nella sua vita fra noi, non organizzò un sistema di potere. Andava in giro predicando e, dopo averlo fatto in un certo villaggio o città non vi lasciava suoi delegati nè diceva chi dovesse comandare lì.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente papa - Roma, Montesacro, Valli