sabato 28 gennaio 2023

Prospettive

Prospettive

 

   Gli illuministi del Settecento e i Positivisti dell’Ottocento pensavano alla religione, in particolare ai cristianesimi, come al tentativo di capire del mondo ciò che non poteva essere ancora compreso per mancanza di sufficienti tecnologie e quindi di scienze affidabili. Quindi pensavano che le religioni fossero destinate ad essere soppiantate con il progresso delle scienze e delle tecniche. La storia non ha confermato questa convinzione.

   A contatto con le novità del mondo le religioni sono cambiate, ma non sono scomparse. Vi fanno affidamento anche persone sapienti, come era sempre accaduto. Si sono rivelate uno strumento di comprensione della realtà insostituibile, in particolare per costruire il senso emotivo dell’esistenza umana.

  L’emotività è propria degli organismi fisiologici quali noi siamo: è stato scoperto che la nostra è una mente emotiva, che comprende mediante le emozioni, e che la realtà intorno a noi non ci è accessibile in nessun altro modo.

  La razionalità e i suoi principi logici sono solo un metodo per ordinare e rendere comunicabili le conoscenze mediate dalle nostre menti emotive.

  Però il senso di ciò che accade, vale a dire il suo significato esistenziale per ciascuno di noi, ci sfugge senza ricorrere ai miti, intorno ai quali storicamente vennero costruite le religioni.

  Il mito è una formula semplificata di descrizione del senso emotivo di una realtà in modo da darle significato esistenziale per gli esseri umani.

  I miti non vengono superati dallo sviluppo delle capacità scientifiche e tecnologiche, ma si evolvono seguendole.

  Hanno natura mitologica anche alcune convinzioni riguardanti scienze e tecnologie ed è stata mitizzata anche la stessa ragione, fino addirittura a farne una specie di dea.

  Definiamo dio qualsiasi entità che sorprende per la misura degli influssi sulla natura e/o sulla società che le sono attribuiti, tali da renderla apparentemente più o meno libera dalla causalità di natura,  e che è capace di relazione con gli esseri umani. In quest’ottica vennero storicamente deificate anche persone umane, sovrani o condottieri. In un ambiente culturale politeista nessun dio  è onnipotente.

 Le attuali culture religiose monoteiste, caratterizzate dall’onnipotenza dell’unica divinità, sono uno sviluppo recente. Ma anche il politeismo ebbe diverse evoluzioni, a partire da concezioni ancestrali centrate su una divinità suprema creatrice e ordinatrice che però, ad un certo punto, venne collocata nei Cieli altissimi, indifferente alle sorti dell’umanità, con il conseguente sviluppo di dei intermedi interessati alle vicende umane.

 Questi, in estrema sintesi, i risultati delle antropologie che si occuparono delle religioni.

  Le religioni che sono fondate su quelle idee di dio, sono teismi. Non tutte le religioni sono tali.   

  I cristianesimi furono evoluzioni religiose molto particolari. Furono caratterizzati dall’eclisse del teismo e del sacro che ne consegue.

  Il sacro è una realtà fisica o sociale, tangibile, visibile, che manifesta il divino e lo confina: cosa, luogo, persona, rito, istituzione. Delimitandolo, lo rende strumentalizzabile. La potenza del divino diviene alla nostra portata, cade nelle nostre mani.

  Naturalmente, poi, la prassi religiosa dei cristianesimi ha di nuovo sacralizzato, ma questo sacro non è l’essenziale dei cristianesimi.

 L’essenziale è ciò che venne espresso con la parola del greco antico agàpe,  termine del quale possiamo rendere una prima idea parlandone come di pace universale solidale, sollecita e misericordiosa. Il suo fondamento sta in ciò di cui la teologia cristiana parla come Incarnazione, e di cui qui non mi occupo, dando per presupposto che sia conosciuta. L’agàpe  è il comando etico principale del Maestro, colui sulla cui figura e sulla cui vita esemplare furono organizzati i cristianesimi. Questo diede, e ancora dà, una prospettiva religiosa molto diversa dal passato, in particolare una straordinaria apertura al nuovo. I cristianesimi manifestarono infatti  una grande capacità di assimilazione delle novità dei tempi.

  In quest’ottica, ciò che stiamo sperimentando in Europa occidentale come crisi  dei nostri cristianesimi  può essere interpretato come una loro evoluzione, per la quale ancora non si è costruita una cultura religiosa adeguata. Certamente si stanno dissolvendo le molte sacralizzazioni  storicamente costruite sulle nostre  manifestazioni religiose, in esse comprese quelle che riguardano le organizzazioni ecclesiastiche. Ma esse  non sono l’essenziale.

  Stiamo vivendo, a livello globale ormai, tempi nuovi. I cristianesimi vengono interrogati per interpretarne il senso, alla ricerca di una prospettiva. In questo modo si vorrebbe cercare di non essere semplicemente succubi di ciò che ci accade intorno.

  I processi sinodali che stiamo faticosamente vivendo partono da questa idea di interrogarsi  e di interrogare  la gente su quei temi. La fase dell’ascolto.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli