sabato 3 dicembre 2022

Mito, sacro, sacerdozio, magia

 

Mito, sacro, sacerdozio, magia

 

1.   Le persone hanno meno dimestichezza con i concetti e il lessico religiosi  e questo anche se idee religiose permangono nella cultura popolare, veicolate ad esempio dalle produzioni televisive e cinematografiche. In quest’ultimo ambito la fanno da protagonisti papi, preti e religiosi, da cui una certa sensazione di estraneità nell’altra gente che vive vite diverse.

  Dalle persone colte spesso la religione è vista come cosa da bimbi, vecchi e primitivi. Del resto le nostre chiese sono popolate prevalentemente dai più giovani e dai più anziani. Il clericofascismo endemico in Italia contribuisce poi a diffondere ancora il pregiudizio del filosofo idealista Giovanni Gentile (1875-1944) della religione come filosofia per gli incolti.

  Infine la pesante pressione della gerarchia per l’imposizione della teologia di corte come direttiva primaria per ogni forma di pensiero religioso concorre a indurre l’immagine della vita religiosa come esperienza poco libera e chiusa.

  Tutto questo incide negativamente sugli sviluppi delle esperienze di sinodalità che faticosamente si sta cercando di avviare di questi tempi e dalle quali ci si attende molto, addirittura una riforma  della vita ecclesiale. Ma che, per funzionare come tali, non devono essere limitate alle piccole cerchie delle corti gerarchiche.

  E’ possibile cercare di superare queste difficoltà?

  E’ possibile, ma, e lo sottolineo, non è cosa da preti o da religiosi. Questo perché, purtroppo, non sono persone libere. Ne soffrono, certo. Probabilmente i più hanno accettato liberamente quei condizionamenti, ma molti poi, vivendo quella vita, si rendono conto che non sono poi così indispensabili per la missione loro affidata. Ma questi sono problemi che le persone laiche non possono accollarsi. Ogni persona è responsabile del proprio stato di vita.

  Dunque, le persone laiche che hanno mantenuto consuetudini di vita religiosa sono le sole ad avere l’opportunità di introdurvi chi le ha perse. Nel gergo ecclesialese questo verrebbe definito pre-evangelizzazione, che è un’attività in genere assolutamente carente nelle nostre comunità di fede.  Spesso si suppone, a torto, che basti mettere in mano a una persona un’edizione in italiano del Nuovo Testamento per coinvolgerla nell'esperienza di fede. Naturalmente, poi, si può temere che la fase di evangelizzazione  vera e propria, condotta sulla base dell’efferata teologia di corte guasti tutto. Definisco teologia di corte  quella finalizzata essenzialmente a sottomettere le persone di fede al potere sacralizzato dell’autocrazia gerarchica ecclesiastica. Un compito al quale francamente non mi sento adatto e per cui ci sono preti e religiosi. Rispetto il Papa, i vescovi, i preti e i religiosi, ma in coscienza, ripudio di esserne asservito, ripudio il potere sacralizzato, mentre ne accetto l’autorità come servizio, senza la quale non può esistere società. Mi glorio della libertà di figlio che ci è stata accordata nella nostra fede.

2. Le religioni sono, dal punto di vista culturale, dei sistemi di miti. Il mito è una narrazione semplificata che rende il senso  della vita. Religioni e miti sono forme di conoscenza, servono per capire. Non sono, quindi, solo per le persone incolte o per i primitivi. Hanno natura mitologica concetti politici fondamentali come popolo,  nazione, eguaglianza, libertà, persona.  Ricordo sempre che anche il diritto ha fondamenti mitologici, questo anche, se, per suo statuto, mantiene, a differenza della teologia, un forte radicamento sociale, in particolare nelle consuetudini.  

  La necessità dei miti deriva da come funziona la nostra mente e dalla necessità di dare un senso  all’esistenza. Ci occorrono come sostegno emotivo. Infatti, come hanno scoperto le scienze cognitive, la nostra è una mente emotiva. Le emozioni  ci servono per capire. Da qui poi le religioni, che sono produzioni sociali che integrano i miti fondamentali in un sistema coerente. La creazione di miti e di religioni è continua nelle società umane, anche se le religioni storiche, quelle che abbiamo ricevuto da lontani passati, pretendono di solito l’esclusività e diffamano le altre, più recenti, come sette, dopo essersi duramente combattute fra loro fino ad epoche piuttosto recenti, e in alcuni casi ancor oggi. Le neo-religioni spesso non hanno le caratteristiche formali delle precedenti, per cui non vengono nemmeno percepite come religioni. Una religione è tale se è una produzione sociale che si basa su miti per dare senso all’esistenza.

  E’ chiaro che, in quest’ordine di idee, non attribuisco al mito un connotato di falsità. Il mito ha una sua verità perché coglie il senso della vita in una certa epoca storica e in una certa società. Si parla di vero/falso  anche in altri contesti. Ad esempio nella logica e allora qui si intende per falso ciò che non è coerente con certe premesse convenzionalmente accettate. Oppure, nelle scienze della natura, che studiano oggetti fisici o processi che coinvolgono oggetti fisici, riferendosi a ciò che non descrive quello che può essere osservato secondo una metodologia convenzionalmente accettata. O ancora, nelle scienze storiche, delle quali i processi giudiziari sono una sottocategoria, ciò che non è testimoniato da fonti degne di fede secondo certi criteri convenzionalmente dati.  

  Definiamo scienza  un sistema organizzato di conoscenze prodotto da una comunità di studiosi la quale  ne definisce condividendoli l’oggetto e il metodo, che deve comprendere un argomentare secondo certi principi logici, in particolare la coerenza con le premesse e la non  contraddizione, e la consapevolezza di tutti i  risultati già condivisi in precedenza  e quella realistica della materia oggetto degli studi. Secondo questi principi, le teologie, per come si sono organizzate più o meno dal Tredicesimo secolo, sono scienze. Per le scienze della natura vi è l’ulteriore requisito del fondarsi  sull’osservazione sistematica dei fenomeni fisici, condotta secondo metodologie accreditate, che comprendono, dove possibile, il tentativo di replicarli. E’ chiaro, quindi, che la teologia non è  assimilabile a una scienza della natura, perché, invece, si fonda su miti religiosi. La consapevolezza di ciò risale più o meno al Settecento e non è ancora patrimonio culturale comune. Anzi, spesso la gente diffida delle scienze della natura e delle tecnologie che ne derivano. Così anche le teologie e, sulla loro scia, il Magistero ecclesiastico.

  Le nostre automobili funzionano in base a tecnologie sviluppate secondo quanto scoperto dalle scienze della natura, e quindi per accenderne il motore giriamo la chiave di accensione, secondo quando scritto nel libretto di istruzioni, non pensiamo di avviarle recitando una preghiera. Però c’è l’abitudine religiosa di recitare una preghiera partendo per un lungo viaggio in automobile. Perché? E’ qualcosa che ha a che fare con il senso di quell’esperienza di vita: ci si espone a un rischio, il viaggio in automobile, per un bene maggiore, arrivare a una certa destinazione per un qualche scopo.

  Nelle religioni si osserva uno sviluppo dei loro miti. Alle Potenze creatrici  vanno sostituendo quelle Ordinatrici. Le prime, dette Celesti  o Uraniche, nello sviluppo dei miti si allontanano verso l’altissimo e diventano indifferenti verso le vicende delle popolazioni. Se ne sostituiscono altre che sono legislatrici,  delle quali i poteri pubblici costituiti nelle società cercano di accreditarsi come plenipotenziari. Il sacro, inteso come ciò che ingloba o rivela manifestazioni delle Potenze soprannaturali, si concretizza in quest’ambito. Al centro di ciò non vi è più il senso della vita,  ma il potere sociale. Anche nella nostra religione sono individuabili dinamiche simili. Va detto che essa è stata costruita socialmente e politicamente tra il Quarto e il Settimo secolo e i suoi principali dogmi, i principi fondamentali che si ritiene debbano essere condivisi per essere considerati inclusi nella Chiesa, sono stati formulati nel lessico e secondo la concettuologia di quelle epoche.

  Dal sacro  si sviluppa il sacerdozio,  che è l’ufficio delle persone che sono abilitate ad avere contatti con il sacro o che, addirittura, lo manifestano. Infatti il sacro, essendo manifestazione di Potenze soprannaturali, è considerato interdetto ai più ed è anche per loro pericoloso: accostandovisi senza particolari cautele o riti possono incorrere nel sacrilegio, nell’offesa della Potenze che manifesta o ingloba, che possono vendicarsi.  

  I cristianesimi alle origini furono potentemente desacralizzanti  e non manifestarono propriamente un sacerdozio. La sacralizzazione delle loro liturgie e del sistema di potere ecclesiastico fu progressiva e condotta riflettendo sui principi del sacerdozio giudaico emergenti dagli scritti della Bibbia ricevuti dall’antico ebraismo e anche sulle consuetudini del sacerdozio dei culti precristiani. Anche il sacerdozio ebbe analogo sviluppo. La netta separazione del clero dal resto della Chiesa ne  è il frutto. Essa è accuratamente coltivata nella formazione di preti e religiosi ed è all’origine di molti dei problemi che si hanno nelle nostre comunità di fede, nelle quali i preti e i religiosi più giovani hanno poca dimestichezza con l’altra gente e quelli più anziani tendono a disprezzarla.

  Il sacerdote è un tramite, un mediatore con le Potenze soprannaturali. Ne trasmette la volontà. In quel grandioso processo di costruzione religiosa a cui ho accennato, svoltosi nel Primo millennio, emerse poi una particolare figura di sacerdote, che è quella del Vicario, del plenipotenziario del Cielo in terra: rivendicarono tale ruolo gli imperatori cristianizzati del Primo millennio, poi vari altri sovrani in epoca successiva e, soprattutto, la rivendica in esclusiva, dal Secondo millennio, il Papato romano, che attribuisce ai propri esponenti anche l’attributo di Pontefici massimi, che competeva ai capi della maggior collegio sacerdotale dell’antica Roma e poi agli imperatori romani.

 Sui miti è costruita anche la figura del mago, che è colui che rivendica il potere di influire sulle Potenze soprannaturali con la propria personalità e/o mediante certi riti. Anche qui al centro vi è la questione dei potere ed è fondamentalmente per questo che la magia è stata duramente contrastata dalle Chiese cristiane. Il mago non è un mediatore, agisce per un interesse proprio o di quello di un proprio committente e pretende di avere la capacità di piegarvi una Potenza soprannaturale.

  Elementi propriamente magici sono osservabili in tutte le religioni storiche e, in particolare, nella religiosità popolare. La sacralità dei santuari miracolanti, comuni anche negli antichi culti precristiani, si basa in gran parte su questo, anche se il clero e i religiosi che se ne occupano cercano di ricondurla alla teologia corrente. Storicamente elementi magici sono stati utilizzati per rafforzare l’affidamento popolare nei poteri ecclesiastici. Le Potenze soprannaturali evocate dalla magia sono capricciose e vendicative e certamente non è questo l’ordine d’idee della nostra fede su di esse.

  Abbiamo bisogno di miti e religioni per capire, perché ci serve un senso, ma non della magia. Affidarsi ad elementi o pratiche magici ci indebolisce e, alla fine, priva di senso la vita. Giustamente quindi li si ripudia. Ed è immorale cercare di attirare la gente con quegli argomenti, ad esempio prospettando ai malati gravi la possibilità di guarire con certe pratiche religiose. E personalmente trovo stravagante, e anche urtante, accreditare la santità mediante presunti prodigi miracolosi. Ma si tratta di portati storici, e ci si affida ad essi sulla base di una tradizione piuttosto antica: elementi culturali che possono essere tollerati come folklore purché non se ne faccia materia dei fede. L’unico prodigio al quale i cristiani sono effettivamente legati è  la Resurrezione del Cristo, ma su questo rimando alla teologia relativa.

  Dunque, se ci ritroviamo insieme tra persone laiche, nel tentativo di costruire una vita ecclesiale sinodale, non è al sacro  né tantomeno al magico  che ci dobbiamo dedicare, ma al senso  della nostra vita. Aprendoci alla religione entriamo in comunicazione con una cultura molto antica che vi si è dedicata e con una sterminata schiera di esempi di vita. Ma è molto importante riflettere anche su ciò che viviamo oggi, che non solo non è mai stato vissuto da nessuna persona prima, perché, come cantò il poeta David Maria  Turoldo, ogni nuovo giorno è un giorno mai vissuto prima da nessuno, ma che è profondamente diverso come sistema di società da qualsiasi altra cosa mai esistita prima. Oggi, condizione della sopravvivenza di oltre otto miliardi di persone, è riuscire a trovare il senso  di una vita sociale che costruisca una convivenza pacifica globale non affidata alla forza della guerra, quindi della  violenza bestiale della natura dalla quale siamo emersi, nei processi sociali di civilizzazione, solo di recente, tenendo conto della nostra lunghissima, accidentata e travagliata evoluzione come specie vivente.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli