POTERE E SINODALITA’
Si
vorrebbe la sinodalità come un modo più partecipato, consapevole e responsabile
di fare Chiesa, ma ogni volta che se ne parla viene in
questione l’esercizio del potere ecclesiastico, quindi la questione di chi comanda.
Nonostante
che in genere i teologi ritengano che il popolo abbia una sorta di intuito
innato per proclamare la fede come è giusto farlo, in realtà loro e la
gerarchia ne diffidano profondamente e temono che, senza un’autocrazia a
dominarlo, si perda. L’esperienza storica conferma in parte questa paura.
Popolo è un concetto politico, che
fa già riferimento a un sistema di potere, in particolare a gente che accetta
di essere dominata da un sistema di potere. Ogni vertice politico si sceglie il
suo
popolo e discrimina il resto delle persone. La
democrazia è il sistema politico che vorrebbe ridurre al minimo questo effetto,
che comunque rimane.
Se si
considera popolo solo quello che rimane
obbediente al regime politico di riferimento, è chiaro che non è possibile che
sbandi. Il problema nasce quando ci si riferisca, invece che al popolo, ad una popolazione, alla gente che convive in
un certo contesto territoriale: questa è la realtà e, allora, si manifesta la
pluralità di intenti, il pluralismo, e anche il dissenso e ciò che chi comanda considera
devianza.
In materia di religione, in
particolare, la gente è affascinata dagli effetti speciali, dai prodigi, più di
quanto la gerarchia ecclesiastica è disposta a tollerare, e tende a fare da sé.
Il miracoloso è sempre stato uno strumento di potere della gerarchia, che ne è
molto gelosa. Ma il dissenso può manifestarsi anche in altri campi, dove, ad
esempio, la gerarchia propone un codice etico divenuto insostenibile per la
maggior parte delle persone.
Dalle paure
della gerarchia nasce la ritrosia a praticare la sinodalità e anche solo a
consentire che se ne parli tra quello che essa considera il suo popolo. Per questo i processi sinodali avviati
l’anno scorso dal Papa stanno miseramente fallendo, ridotti a nulla dalle
ingerenze dell’episcopato. Ci è stata negata la libertà di parola, figuriamoci
quella di praticare.
Ebbene, sta a noi
dimostrare nella pratica che i timori della gerarchia
sono infondati e che facendo Chiesa
sinodale non si va in rovina, ma, anzi, si salva fede ed ecclesialità,
altrimenti destinate a svanire in Europa, come sta accadendo in Francia e in
Gran Bretagna.
Inutile, lo
ripeto sempre, cercare di farlo dall’alto, meglio cominciare nelle realtà di base, applicandosi
alle piccole cose e procedendo di grado in grado, man mano che si vede che la sinodalità
funziona e che se ne acquisisce pratica, capendo come fare ed evitando ciò che
è dannoso.
Mario Ardigò - Azione Cattolica in San Clemente
papa - Roma, Monte Sacro, Valli