lunedì 31 ottobre 2022

Perché la pace come valore cristiano?

 

Perché la pace come valore cristiano?

 

  La questione del “Perché la pace come valore cristiano?” riguarda tutte le persone di fede ed è uno dei temi centrali della dottrina sociale, la quale  è parte del più vasto pensiero sociale cristiano.

 Ha risvolti teologici molto sofisticati, ma, ad un primo livello di riflessione, può essere accessibile a tutti.

  La Bibbia è un insieme di testi ritenuti normativi per la nostra fede. Contiene anche della teologia, soprattutto nelle lettere attribuite a Paolo di Tarso e nelle altre inserite nel Nuovo Testamento. In prevalenza è fatta di narrazioni di storie, in parte affidabili dal punto di vista storiografico e in parte puramente letterarie. Una sezione molto importante è fatta di canti liturgici, i salmi. Nelle narrazioni bibliche ci sono diversi modi di considerare la pace. In generale quelle che si presentano come racconti di eventi realmente accaduti parlano di figure, capi politici, condottieri, molto poco pacifici. Nel mondo antico  praticare la guerra non era considerato disonorevole, tutt’altro. Nel contesto biblico l’importante era combattere dalla parte giusta, quella del Dio di Israele.  Il Maestro non smentì questo modo di pensare, anche se personalmente non fu un violento, né un condottiero: esortava alla conversione, nel senso di tornare al Dio di Israele, e fu un taumaturgo per accreditare il suo insegnamento. Disse di essere un mite, ma non contrastò la mitologia guerriera costruita sulle grande figure bibliche, ad esempio Mosè. Mosé, Giosué, Davide e altri ci vengono raccontati come feroci guerrieri, e nel quadro biblico lo erano per obbedienza al Dio di Israele.

 Il racconto biblico della conquista di Gerico può rendere l’idea di ciò a cui mi riferisco:

 

Giosuè conquista Gerico

Le porte di Gerico erano sbarrate e barricate per paura degli Israeliti. Dalla città non usciva più nessuno ed era impossibile entrarvi. Il Signore disse a Giosuè: «Io darò in tuo potere Gerico, il suo re e i suoi soldati. Ti metterai in marcia con tutti i tuoi uomini. Farete un giro completo attorno alla città, ogni giorno, per sei giorni di seguito. Sette sacerdoti prenderanno ognuno una tromba fatta di corno di ariete e cammineranno davanti all’arca. Il settimo giorno girerete attorno alla città per sette volte, e i sacerdoti suoneranno la tromba. 5Appena si sentirà il lungo segnale delle trombe, tutto il popolo lancerà il grido di guerra e le mura della città crolleranno. Così ogni vostro soldato troverà la strada aperta davanti a sé».

 Giosuè, figlio di Nun, convocò i sacerdoti e ordinò: «Sollevate l’arca dell’alleanza! Sette di voi prendano le loro trombe e passino davanti all’arca del Signore». 7Poi ordinò al popolo: «Mettetevi in marcia e fate il giro attorno alla città. Un gruppo di soldati passi in testa, davanti all’arca del Signore».

 Appena Giosuè finì di dare gli ordini al popolo i sette sacerdoti con le sette trombe di corno si mossero per primi e cominciarono a suonare. L’arca dell’alleanza del Signore li seguì. Un gruppo di soldati passò in testa, davanti ai sacerdoti che suonavano le trombe. Gli altri soldati si disposero dietro a tutti. Il corteo procedeva al suono delle trombe.

 Giosuè aveva ordinato al popolo di avanzare senza gridare e senza parlare, in assoluto silenzio. Avrebbero lanciato il grido di guerra soltanto più tardi, a un ordine preciso di Giosuè. L’arca fece un primo giro completo attorno alla città. Poi gli Israeliti tornarono all’accampamento dove passarono la notte.

  L’indomani Giosuè si alzò di buon mattino. I sacerdoti presero l’arca del Signore. I sette sacerdoti con le sette trombe marciavano anche questa volta davanti all’arca del Signore e suonavano. Davanti a loro marciava un gruppo di soldati; poi c’era l’arca del Signore, seguita da tutti gli altri. Il corteo procedeva al suono delle trombe. 14Anche quel secondo giorno fecero un giro completo attorno alla città e poi tornarono all’accampamento. E così fecero per sei giorni.

Il settimo giorno si alzarono all’alba e girarono attorno alla città sette volte, nello stesso ordine dei giorni precedenti. Solo che quel giorno i giri furono sette. Al settimo giro i sacerdoti suonarono le trombe e Giosuè disse al popolo: «Ora lanciate il grido di guerra, perché il Signore ha dato la città in vostro potere! Essa è destinata allo sterminio: tutto quel che si trova dentro la città va distrutto perché appartiene al Signore. Nessuno sarà risparmiato, eccetto la prostituta Raab e quelli che sono nella sua casa, perché ha aiutato le nostre spie. Ma state bene attenti: tutto deve andare distrutto; non dovete prendere niente per voi, altrimenti renderete maledetto il nostro accampamento e attirerete rovina su di esso. Tutto l’oro e l’argento, gli oggetti di bronzo e di ferro appartengono al Signore e dovranno far parte del suo tesoro».

  Appena i sacerdoti suonarono le trombe, il popolo lanciò il grido di guerra. Al segnale delle trombe e al tremendo urlo del popolo le mura di Gerico crollarono su se stesse. I soldati trovarono la strada aperta davanti a loro. Entrarono nella città e la conquistarono. Essi applicarono la legge dello sterminio: uccisero uomini e donne, giovani e vecchi; ammazzarono anche i buoi, i montoni e gli asini.

 

[dal libro di Giosué, capitolo 6, versetti da 1 a 21 – Gios 6, 1-21 – versione in italiano TILC Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

  «Essi applicarono la legge dello sterminio: uccisero uomini e donne, giovani e vecchi; ammazzarono anche i buoi, i montoni e gli asini». Oggi non consideriamo più questo un esempio da seguire e tantomeno un comando divino. Ma in passato non fu così. In questa prospettiva la pace consegue alla vittoria in una guerra giusta. A questo punto si possono fondere la armi in aratri e  falci.

 

Alla fine il monte dove sorge il tempio del Signore

sarà il più alto di tutti e dominerà i colli.

Tutti i popoli si raduneranno ai suoi piedi e diranno:

«Saliamo sul monte del Signore,

andiamo al tempio del Dio d’Israele.

Egli c’insegnerà quel che dobbiamo fare;

noi impareremo come comportarci».

Gli insegnamenti del Signore

vengono da Gerusalemme;

da Sion proviene la sua parola.

Egli sarà il giudice delle genti, e l’arbitro dei popoli.

Trasformeranno le loro spade in aratri e le lance in falci.

Le nazioni non saranno più in lotta tra loro

e cesseranno di prepararsi alla guerra.

Ora, Israeliti, seguiamo il Signore.

Egli è la nostra luce.

 [Dal libro del profeta Isaia, capitolo 2°, versetti da 2 a 5 – Is 2, 1-5 – versione in italiano TILC Traduzione interconfessionale in lingua corrente]

 

  Il Maestro, tuttavia,  non ammazzò nessuno né ordinò mai di ammazzare nessuno. Salvò dalla lapidazione la donna accusata d’adulterio [si legga il Vangelo secondo Giovanni, capitolo 8, versetti da 1 a 11  - Gv 8,1-11]. E’ un modo diverso di affrontare la questione della violenza.  Però egli  non condannò lo sterminio praticato dai grandi condottieri biblici, né le guerre di conquista degli israeliti narrate nella Bibbia, né la pena della lapidazione per l’adulterio della donna.

  Nei Vangeli non si ritrova un insegnamento esplicito sulla pratica della guerra, in particolare per precisare a che condizioni possa essere giusta, nel senso di conforme ai comandi divini, e se si possa disobbedire ad una chiamata alle armi o al comando di un capo militare. La teologia che si trova nel Nuovo Testamento ci parla però di una paternità divina universale, a cui consegue una fratellanza universale. In quest’ottica la pace diventa un valore religioso, come espressione di agàpe. E’ appunto questa la via seguita sempre dal pacififismo cristiano, che, ad un certo punto, si manifesta anche nel Magistero pontificio. Va detto che i Papi, in particolare come capi politici, in particolare come sovrani nel loro stato nel Centro Italia, non furono in genere né pacifici né pacifisti. Cominciarono a diventarlo a seguito di quella guerra totale, cioè con coinvolgimento di tutta la popolazione non solo dei soldati, che chiamiamo Prima Guerra Mondale (1914-1918), scoppiata in Europa ma estesasi alle colonie europee nel mondo.

  Pensare alla pace universale come un valore cristiano portò a temperare le conseguenze della dottrina etica sulla guerra giusta, che cerca di definire a che condizioni un cristiano posso combattere in guerre e dichiararla. Storicamente gli stati cristiani si sono duramente combattuti, ma quella dottrina vietava ai fedeli di rifiutare obbedienza all’ordine di guerra, in quanto riteneva che solo il legittimo governo potesse decidere quando una guerra fosse giusta. A queste condizioni ci si poteva massacrare tra cristiani e confidare nel paradiso, di stare facendo la cosa giusta, in particolare rischiando la vita per amor di patria. E’ ciò che accade oggi anche nella guerra che si combatte in Ucraina tra cristiani.

  L’argomento principale che viene svolto sulla pace come valore cristiano è così sintetizzato nella Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo La gioia e la speranza  - Gaudium et spes, deliberata dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965)

La pace terrena, che nasce dall'amore del prossimo, è essa stessa immagine ed effetto della pace di Cristo che promana dal Padre. Il Figlio incarnato infatti, principe della pace, per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio; ristabilendo l'unità di tutti in un solo popolo e in un solo corpo, ha ucciso nella sua carne  l'odio e, nella gloria della sua risurrezione, ha diffuso lo Spirito di amore nel cuore degli uomini.

Pertanto tutti i cristiani sono chiamati con insistenza a praticare la verità nell'amore (Ef 4,15) e ad unirsi a tutti gli uomini sinceramente amanti della pace per implorarla dal cielo e per attuarla.

 Ma, se una guerra scoppia, come può fare la persona cristiana a fermarla? Questo è il problema che ci assilla di questi tempi.

  Uno dei modi praticati è quella di cercare di vincerla, neutralizzando la controparte. E’ questa la via seguita dalla NATO nella guerra in Ucraina.

  La via insegnata dalla pratica della nonviolenza, insegnata dall’indiano Ghandi e da noi da Aldo Capitini (che iniziò la Marcia per la pace Perugia-Assisi), è di disobbedire all’ordine di guerra dato dai governi. ll Magistero non insegna questa via. Ma correnti del pensiero cristiano lo raccomandano.

  Gli ultimi anni della vita di Lorenzo Milani, grande anima, furono travagliati dalla polemica sulla questione dell’obiezione di coscienza, vale a dire sul rifiuto di rispondere alla chiamata alle armi, che all’epoca, in cui vigeva il servizio militare obbligatorio maschile, era un delitto, non essendo ammessa dall’ordinamento. Lorenzo Milani entrò in polemica con i cappellani militari italiani, vale a dire con i preti inquadrati nelle formazioni militari per prestare assistenza religiosa ai soldati. Avevano definito codardi gli obiettori di coscienza. Ho letto che lo fece anche Montini da Papa.

  E’ importante capire questo: la guerra è una forma di violenza collettiva che deve essere nettamente distinta da quella tra persone o tra fazioni sociali. La differenza è notevole. Nel secondo caso si conserva la facoltà di decidere se usare o non la violenza. Nel primo caso si deve obbedire ad un ordine del proprio governo e non si ha quella facoltà:  si deve partecipare al massacro, a meno, dove è previsto, di esercitare il diritto all’obiezione di coscienza, ma, anche in questo caso, si deve comunque partecipare allo sforzo bellico, anche se non prestando servizio in armi.  Gli insegnamenti evangelici si riferiscono, per quel che ricordo ma correggetemi se sbaglio,  alla violenza tra persone e tra fazioni: non trattano espressamente della guerra in senso proprio, vale a dire di quella ordinata dagli stati.

 Queste la coordinate del problema.

 Sarebbe importante rifletterci sopra insieme. Di solito, invece, si scelgono soluzioni più sbrigative. Non si può dare per scontato che il Maestro, non avendo praticato la violenza né ordinato di praticarla, ed essendosi dichiarato mite, abbia anche inteso vietare la guerra, in particolare perché non prese questa posizione sui tremendi racconti di violenza bellica contenuti nelle Scritture.

  In genere, i pacifisti cristiani mi pare che si muovano nel filone ghandiano, che è piuttosto recente, valutata la  sua vetustà secondo il metro bimillenario della nostra storia religiosa. Questo è un bel problema per una religione come la nostra in cui si dà tanta importanza all’antichità di una tradizione per definirne l’autorità.

  La questione riguarda anche la nostra ideologia nazionale, che si fonda sull’idea di Risorgimento  come movimento per l’unificazione nazionale: nella linea politica di Giuseppe Mazzini. infatti tutte le risorgimentali guerra d’indipendenza furono guerre d’aggressione condotte contro governi legittimi, con particolare ferocia quella promosse da Giuseppe Garibaldi. I garibaldini che lo avevano seguito dal Sud America erano appunto molto temuti per la violenza sanguinaia dei loro assalti all’arma bianca.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli