mercoledì 28 settembre 2022

Programmare la sinodalità parrocchiale

 

Programmare la sinodalità parrocchiale


   Da anni si parlava di incrementare la partecipazione della gente negli ambienti ecclesiali. La si è cominciata a chiamare sinodalità  da papa Francesco in poi.

 Tutte le persone di fede in mezzo ad un sinodo? Comprese quelle che finora non hanno contato nulla e non sanno di teologia? Questo non c’è mai stato storicamente. Sarebbe un bel cambiamento. E, infatti, il Papa ha parlato di un riforma  in senso sinodale delle nostre Chiese. Poiché ha cominciato a farlo lui, allora anche noi lo si può fare senza più tanti problemi.

  Riforma è un  cambiamento strutturale di una materia o di un’istituzione. Qualcosa era fatto  in un modo e poi viene cambiato.

  L’architettura dell'attuale Chiesa cattolica, tanto diversa da quella delle origini e, in generale, da quella del Primo millennio, nasce da una riforma  attuata a partire dall’Undicesimo secolo, da un’altra riforma  attuata nel Sedicesimo  e infine dalla riforma  attuata nel Ventesimo dal Concilio Vaticano 2° (1962-1965). Tutte videro protagoniste il Papato romano. Processi di riforma  molto più poliedrici e partecipati furono quelli che caratterizzarono le Chiese protestanti nel Sedicesimo secolo. La riforma cattolica deliberata nel medesimo secolo intese reagirvi, tanto che viene anche chiamata Controriforma. Protagonisti di tutti questi processi riformatori furono i teologi: dall’Undicesimo secolo la teologia si strutturò come disciplina universitaria. Però i problemi a cui con quei moti di riforma  si voleva porre rimedio scaturivano dalla prassi sociale. Quello principale era stabilire chi comandava in religione.

  Il moto sinodale che papa Francesco ha tentato di avviare (infruttuosamente sinora) risponde ad una diversa esigenza: vivere la fede in maniera più partecipata e consapevole. La questione del chi comanda passa un po’  in seconda linea, in questa prospettiva. Ma non per i nostri vescovi, i quali hanno già risolto la questione decidendo che sul punto non si cambia nulla, a qualsiasi livello, si tratti di deliberare una modifica liturgica o di stabilire dove va messa in parrocchia la statua di un santo. Però così non ci sarà mai una sinodalità popolare  del tipo di quella indicata dal Papa come obiettivo.

  Nella scorsa primavera in parrocchia ci si è riuniti qualche volta, in pochi, e in sempre meno man mano che si procedeva, perché s’era detto di aprire i processi sinodali, quello delle Chiese in Italia e quello che riguardava tutte la altre Chiese insieme (tra i teologi è controverso che esista qualcosa come una Chiesa universale  distinta da quelle locali), con una fase di ascolto del Popolo di Dio, tutti noi. E’ evidente che ascolto non c’è stato, anche se s’è parlato tra noi, ma mai di sinodo e sinodalità. L’argomento principale è stato tenuto accuratamente fuori. Nelle istruzioni dei nostri vescovi, poi, c’era la raccomandazione espressa di non discutere. La negazione della sinodalità! E quindi abbiamo chiacchierato dicendo che ne pensavamo sui vari temi proposti, senza esserci ben preparati su di essi, ma nulla è cambiato, né è venuta nemmeno alcuna proposta di cambiamento. Del resto di sinodo  e sinodalità  si sapeva troppo poco, e poi era cosa che non s’era mai fatta. Molti erano sospettosi che potesse cambiare le loro abitudini consolidate, in particolare che li portasse oltre alla piccola cerchia dei loro abituali compagni di pratica religiosa. Non poteva che andare così, perché era proprio così che i vescovi avevano programmato che andasse. Qualcosa di ciò che s’è detto doveva essere riportato in Diocesi, molto sintetizzato, perché poi fosse mandato alla Conferenza episcopale italiana e da essa al Sinodo dei Vescovi, che riunisce permanentemente tutti i vescovi del mondo e il Papa. Ma i parrocchiani non sono stati informati di quello che è stato mandato in Diocesi, né s’è sentito il bisogno di informarli. Questo perché non è cambiato proprio nulla e la parrocchia continua ad andare come sempre, in modo assolutamente non sinodale.

 I nostri preti, sempre indaffaratissimi fino allo stremo, vivono questa faccenda del processo sinodale come un altro impegno burocratico senza costrutto. Non sono stati preparati a organizzarlo, non pensano che altri possa farlo, pensano di dover fare sempre tutto loro e disperano che la gente possa anche solo dare una mano. E, in effetti, le persone sono piuttosto restie a impegnarsi con continuità. Questo perché la nostra parrocchia è poco sinodale e si preferisce lasciar fare ai preti. I quali sono pochi per le esigenze religiose delle circa ottomila persone che verosimilmente alla parrocchia fanno ancora riferimento. Una volta coperte messe, funerali, battesimi, Cresime e Prime comunioni  e relativi catechismi, matrimoni e relativa preparazione, la festa di San Clemente e relativi banchetti, le apparizioni alle riunioni di qualche gruppo della parrocchia, si arriva a sera distrutti dalla stanchezza. Certo che poi, se c’è l’occasione di lasciar perdere il Consiglio pastorale parrocchiale, che dovrebbe essere il punto di innesco della sinodalità parrocchiale, la si coglie: il Consiglio da anni non si riunisce più. E quando si riuniva, del resto, produceva poco, perché si era veramente poco amalgamati. Siamo ancora ben prima degli albori della sinodalità.

  I preti della parrocchia vanno e vengono e noi non c’entriamo nulla, non contiamo nulla. Non si fa a tempo ad affezionarsi ad uno che quello viene trasferito. Ad ogni trasferimento e ad ogni nuovo arrivo si rimane smarriti, come se la parrocchia fosse diversa da qualche giorno prima. Se vi fosse una struttura sinodale attiva non sarebbe così. Si capirebbe che la parrocchia è fatta da noi, non dai preti: perché noi rimaniamo e loro vanno e vengono. Questo ci responsabilizzerebbe e i nuovi venuti se ne avvantaggerebbero.

  Negli incontri prima della scorsa estate noi dell’Azione Cattolica parrocchiale abbiamo discusso molto di sinodalità. Dovremmo essere i più preparati nel campo, anche se sarebbe opportuno richiamare qualcosa alla memoria, per rinfrescarla. Dunque toccherebbe a noi dare una mano in questo campo. Innanzi tutto cercando di coinvolgere altre persone: la sinodalità è come un tela che si deve tessere con pazienza, incontrandosi e incontrandosi di nuovo. La sinodalità, prima che teorizzata, va praticata,  correggendosi all’occorrenza.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli