venerdì 1 luglio 2022

Nostra sinodalità

                                Nostra sinodalità 


 Sinodalità significa partecipazione, co-decisione e relativa assunzione di responsabilità attuativa. È del tutto evidente che i propositi di sinodalità manifestati a partire dall’autunno scorso sono stati quasi del tutto abbandonati. I processi sinodali calendarizzati sono divenuti appannaggio delle burocrazie ecclesiastiche. Non conosco esperienze di reale sinodalità a livello delle parrocchie: questa è la situazione anche nella nostra. Da noi la situazione è aggravata dalla mancanza del Consiglio pastorale parrocchiale e quindi le persone laiche non hanno nessuno a cui poter sollecitare la sinodalità. I preti sono troppo occupati nell’ordinario, che li assorbe totalmente, sfiancandoli, e questo è appunto il risultato dell’assenza di sinodalità, e poi non mi sembrano manifestare una cultura di sinodalità. Troppo a lungo sono stati educati a diffidarne.

  L’idea di organizzare la sinodalità dall’alto, dopo aver ascoltato chi sta in basso, è bizzarra, perché non è un modo di procedere sinodale. Del resto rendere compatibile l’obsoleto  feudalesimo ecclesiastico con una organizzazione sinodale è impossibile. L’autocrazia assolutistica papista, instaurata dal 1870, con il dogma dell’infallibilità pontificia, parrebbe scoraggiare ogni speranza, anche se l’idea di riforma sinodale è partita da lì, con papa Francesco. Con l’infallibilità il Papato si è reso autonomo dal Popolo di Dio.

   Ciò che è ancora possibile in una realtà di base è impensabile a livelli superiori, dove si deve fare i conti con una complicata quanto immaginifica teologia in cui sono confluiti gli apporti più diversi, provenienti dalle bellicose schiere di gerarchi e scribi che si sono crudelmente combattute per secoli. Se si decidesse di ritenere credibili solo quelle teologie che non sono mai servite da pretesti stragisti, rimarrebbe poco. La storia delle nostre Chiese è orrenda, al di là di quello che comunemente si immagina.

  Con tutto ciò, non bisogna demordere: il nostro compito storico è questo, sviluppare una riforma sinodale, quindi conquistare e progressivamente ampliare spazi di decisione condivisa.

   Ho letto il contributo della teologa Simona Segoloni Ruta in un testo con vari scritti, di diversi studiosi, sulla sinodalitá. La Segoloni Ruta scrive che iniziando a praticare la sinodalità, con la reale partecipazione di uomini e donne, titolari di ministeri ordinati e laicali, clero, religiosi e persone laiche, in modo che, nei campi in cui la sinodalità reale è istituita anche i ministri ordinati debbano attenervisi, non come accade oggi che le persone laiche al più consigliano, si potrebbe cominciare ad avviare a soluzione il pesante sessismo antifemminile che macchia ancora le nostre Chiese, in uno sconcertante gender system. Si potrà iniziare solo dal basso, perché l’alto è presidiato pesantemente da istituzioni e norme antisinodali. 

  A ben considerare, come ha insegnato il Papa, questa prospettiva dell’alto e del basso nella Chiesa andrebbe superata, perché, secondo i principi evangelici, i gerarchi dovrebbero fare come colui che serve, mentre oggi non avviene assolutamente così e tra la gente li si vede poco, in particolare quando si avrebbe più necessità di loro.

  Da parte nostra dovremmo sforzarci di abbandonare progressivamente una certa passività del passato che ci ha fatti clerodipendenti, mentre non si può costruire una reale sinodalità se non tra persone che hanno conquistato una loro dignità, altrimenti si è solo in mani altrui. L’umiliante e del tutto ingiustificata condizione delle persone laiche  nelle nostre Chiese.

Mario Ardigó- Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli