martedì 28 giugno 2022

Note sulla formazione alla politica

 

Note sulla formazione alla politica

 

 Il recente incontro sulla vocazione alla politica del cristiano tenuto su piattaforma Zoom  dal MEIC Lazio mi dà l’opportunità di sviluppare alcune riflessioni sul tema.

  Va precisato che politica  è il governo delle società umane. Fin dall’antichità, è stato osservato che una delle principali caratteristiche degli esseri umani è di formare delle società con un governo. Quest’ultimo è una forma di collaborazione sociale che può essere considerata come un risultato dell’evoluzione e dà importanti vantaggi. E’ strettamente collegata al  manifestarsi di una cultura, intesa come concezioni, narrazioni, tecnologie e costumi condivisi e a ciò che viene definito mentalizzazione, che è la capacità di intuire e capire il pensiero altrui.

  Il governo si esprime anche in comandi, ma non è solo il comandare. Perché funzioni è necessaria una legittimazione sociale che è un fenomeno culturale  e che quindi necessita di condivisione. Questo al contrario di quanto avviene tra gli altri animali sociali, dove il comando si fonda essenzialmente sulla forza. La supremazia basata sulla forza si impone sugli altri, le società umane, invece, richiedono il governo. Questa richiesta è, appunto, ciò che intendiamo con vocazione alla politica. La risposta individuale dipende da molti fattori, in parte dipendenti dalla psicologia personale, in parte culturali e in parte legati alle caratteristiche proprie della società che richiede il governo. La risposta può essere individuale, ma il governo della società di riferimento è sempre un risultato collettivo, in primo luogo culturale. E’ del tutto ragionevole, quindi, pensare alla formazione della politica come ad un’attività da praticare in gruppo, in una comunità.

  Tra i fattori ambientali che condizionano la risposta alla vocazione alla politica vi è la posizione in cui la persona è collocata nella stratificazione sociale corrente: non è la stessa cosa essere inseriti in un gruppo dominante o in uno dominato. Ogni gruppo esprime interessi propri e, nel perseguirli, si scontra con altri gruppi per farli prevalere conquistando il governo della società. I gruppi dominati possono accettare di legittimare un governo espressione di interessi contrastanti con i propri se, comunque, trova un proprio tornaconto. In genere la legittimazione al governo è frutto di complesse transazioni, in cui giocano un ruolo importante anche elementi mitici e il sacro. Quest’ultimo è utilizzato per rendere stabile la legittimazione di governo.

 Il governo di una società è un risultato continuamente mutevole, in base alle dinamiche tra gli strati sociali che nella società di riferimento si scontrano e cercano transazioni o di abbattere gli avversari. In alcune epoche storiche questa mutevolezza è più sensibile e noi ci troviamo, appunto, in una di esse.

  La fede cristiana è stata storicamente il principale elemento mitico di sacralizzazione nelle società politiche europee. Questo spiega le efferate lotte in cui è stata implicata, producendo varianti religiose orientate politicamente. E’ il fenomeno per cui si è anche avuta una commistione tra linguaggio religioso e linguaggio politico ricordata dal relatore, durante il recente incontro del MEIC laziale.

  Le teologie cristiane sono state quindi impiegate per costruire mitologie adeguate agli obiettivi politici di riferimento, tra i quali, nella Chiesa cattolica, hanno avuto particolare rilevanza quelli del Papato romano.

  Nell’ultimo incontro del MEIC laziale si è un po’ sottovalutato il rilievo politico del Papato romano, in particolare in Italia e nella costruzione dell'unita nazionale  Esso è stato uno dei più pervicaci ed efferati antagonisti prima dell’unità nazionale e poi dello sviluppo democratico in Italia, cambiando orientamento solo a partire dal 1929, con il magistero del papa Eugenio Pacelli. I vertici di tale orientamento si ebbero nel 1848, quando il papa Mastai Ferretti invocò l’intervento straniero per demolire la mazziniana Repubblica Romana, e  i francesi inviarono il feroce generale Oudinot che massacrò la guardia civica e i civili, e nella seconda metà degli scorsi anni Venti, con le intese politiche con il fascismo mussoliniano che portarono ai Patti Lateranensi, del 1929. L’intransigentismo antidemocratico promosso dal Papato  a partire  dalla metà dell’Ottocento e fino al 1939 fu una tragedia italiana, alla quale i cattolici democratici riuscirono solo in parte a porre rimedio.

  Nell’ultimo incontro si è lamentata la  divisione anche in ambito religioso tra una Destra, un Centro e una Sinistra. La fede reclamerebbe infatti unità. Tuttavia le divisioni, anche in religione, hanno un senso se corrispondono  a fratture politiche: la religione ne è, allora, solo il rivestimento mitico. E’ illusorio pensare di articolare una transazione politica  di pacificazione solo su base di fede, teologica. L’intesa politica, sempre possibile, deve precedere ed è appunto a farne fare tirocinio che dovrebbe puntare la formazione alla politica, che non vi è ragione di costruire in modo diverso in ambienti religiosi o in ambienti non religiosi.

  Sicuramente in base al vangelo sono state costruite anche teologie pacificanti, non quelle però che esortano ad obbedire ad un qualche gerarca qualunque cosa ordini – Gesù certamente non fu un modello di obbedienza ai gerarchi della società in cui viveva -, bensì quelle che comandano di vivere in modo solidale, sollecito, misericordioso, facendo spazio agli altri, nello spirito di colui che serve. Storicamente queste teologie non prevalsero salvo che, in parte, da metà Ottocento, tra gli europei e gli stati di colonizzazione europea, in concomitanza con l’affermarsi delle democrazie contemporanee.

 Il fondamento di queste ultime non risiede nel principio maggioritario, ma nel principio supremo che nessun potere possa essere illimitato. Questo perché ogni potere illimitato tende fatalmente a degenerare. La democrazia si presenta quindi come un sistema di limiti e questi ultimi sono basati su valori, vale a dire orientamenti privilegiati  di forza comunitaria,  che sono variati molto nel tempo. Le democrazie di tipo europeo avanzate sono quelle che storicamente inglobano più valori nei limiti ai poteri sociali, compresi  importanti diritti sociali,  come quello alla dignità del lavoro, alla salute, alla salubrità dell’ambiente naturale.

   Va sottolineato che il Papato romano, in quanto, almeno sulla carta, potere illimitato, è costituzionalmente antidemocratico, e questo fu sempre un grosso problema per i cattolici democratici. La scelta religiosa  deliberata dall’Azione Cattolica alla fine degli anni Sessanta, di solito spiegata come concentrazione dell’associazione sulla formazione religiosa, si presentò in realtà come un processo di liberazione dall’influenza politica antidemocratica del Papato romano. Da quel momento l’associazione si definì anche palestra di democrazia, invece che strumento politico di massa del Papato quale era stata pensata alle origini, nel 1906.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli