Manuale
pratico di sinodalità
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La sinodalità come esperienza di libertà
Chi in questi mesi ha fatto pratica di sinodalità ha fatto esperienza
delle difficoltà che sorgono su quella via.
E’ perché essa mette in campo la nostra capacità di libertà.
Di solito non viene presentata in questi
termini, ma è proprio questo che dovrebbe essere. Non se ne parla come di una
esperienza di libertà perché nella nostra Chiesa, e in particolar modo tra
clero e religiosi, si diffida della libertà come di una fonte di arbitrio
personale e di disordine sociale.
Sinodalità
popolare, che è quello che il Papa
(e pochi altri oltre a lui) cerca di indurre tra noi e in noi, significa
codecisione. Libertà significa poter aver parte nelle decisioni che ci
riguardano. Sinodalità (e anche democrazia) è la libertà nella
sua forma collettiva.
Di solito in ambito ecclesiale la libertà viene diffamata come la
pretesa di fare tutto ciò che si vuole.
Nessuno fa mai tutto ciò che vuole, innanzi tutto perché si vuole solo ciò che in società viene messo
in decisione. Questo perché siamo viventi sociali in modo molto
profondo ed esteso e non sappiamo vivere in altro modo. Questo significa che
l’ambito della libertà è un dato storicamente e socialmente condizionato. Si
può essere liberi nella misura in cui ciò è socialmente contemplato. Questo si
apprezza meglio quando si passa, come oggi è più facile fare che un tempo, da
una società all’altra. L’ambito delle libertà, in tal caso, non solo si
restringe o si estende ma diventa anche diverso. Per capire come essere liberi noi guardiamo alla società
intorno a noi: essa ci indica le alternative, che però, in teoria, non sono mai
le uniche possibili, ma socialmente lo diventano.
L’esempio sotto gli occhi di tutti è quello della moda. Non c’è nessuna
legge che ci imponga come vestirci, ad esempio che gli uomini debbano vestirsi da
uomini e le donne da donna. La moda per uomini e donne è
molto cambiata storicamente e a seconda dei luoghi del mondo. Eppure, quando
acquistiamo degli abiti, se siamo uomini scegliamo tra i vestiti che vengono
venduti nel reparto uomini di un
grande magazzino e così fanno le donne.
Ma chi decide, allora, l’ambito delle libertà?
E’ in frutto di un sistema complesso di relazioni, dove alcune persone o
gruppi contano più degli altri ma nessuna persona e nessun gruppo è arbitro
assoluto e le regole di riferimento possono variare più o meno rapidamente. Ed esse devono cambiare, perché le stesse società cambiano e
la loro sopravvivenza richiede che ne cambino anche le culture e i costumi.
Il principale problema delle società contemporanee, interconnesse da ogni
punto di vista in modi che mai si erano vissuti nel passato, è costruire un
nuovo contesto di libertà, quindi anche nuove capacità di libertà, che rendano
possibile la sopravvivenza di una umanità fatta di otto miliardi di persone, una
quantità che rende imprevedibili con precisione gli eventi, apprezzabili solo
da un punto di vista statistico. Ma non solo imprevedibili, ma anche
difficilmente fronteggiabili da centri d’autorità superiori. Occorre che tutti
facciano la loro parte.
L’esperienza di sinodalità significa appunto imparare a fare la propria parte, imparando nuove libertà.
Chi presenta la sinodalità come il metodo per cui tutti decidono di buon
grado di fare quello che si decide al vertice, è fuori strada. E’ per questo
che la sinodalità che si vorrebbe indurre viene presentata come scaturente dal basso.
Mario Ardigò – Azione Cattolica in San
Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli