mercoledì 20 aprile 2022

Manuale pratico di sinodalità - 11 – La sinodalità come esperienza di libertà

 

Manuale  pratico di sinodalità

-      11 –

La sinodalità come esperienza di libertà

 

 

  Chi in questi mesi ha fatto pratica di sinodalità ha fatto esperienza delle difficoltà che sorgono su quella via.

  E’ perché essa mette in campo la nostra capacità di libertà.

 Di solito non viene presentata in questi termini, ma è proprio questo che dovrebbe essere. Non se ne parla come di una esperienza di libertà perché nella nostra Chiesa, e in particolar modo tra clero e religiosi, si diffida della libertà come di una fonte di arbitrio personale e di disordine sociale.

 Sinodalità  popolare, che è quello che il Papa (e pochi altri oltre a lui) cerca di indurre tra noi e in noi, significa codecisione. Libertà significa poter aver parte nelle decisioni che ci riguardano. Sinodalità (e anche democrazia) è la libertà nella sua forma collettiva.  

  Di solito in ambito ecclesiale la libertà viene diffamata come la pretesa di fare tutto ciò che si vuole.

  Nessuno fa mai tutto ciò che vuole, innanzi tutto perché  si vuole solo ciò che in società viene messo in decisione. Questo perché siamo viventi sociali in modo molto profondo ed esteso e non sappiamo vivere in altro modo. Questo significa che l’ambito della libertà è un dato storicamente e socialmente condizionato. Si può essere liberi nella misura in cui ciò è socialmente contemplato. Questo si apprezza meglio quando si passa, come oggi è più facile fare che un tempo, da una società all’altra. L’ambito delle libertà, in tal caso, non solo si restringe o si estende ma diventa anche diverso. Per capire come  essere liberi noi guardiamo alla società intorno a noi: essa ci indica le alternative, che però, in teoria, non sono mai le uniche possibili, ma  socialmente  lo diventano.

  L’esempio sotto gli occhi di tutti è quello della moda. Non c’è nessuna legge che ci imponga come vestirci, ad esempio che gli uomini debbano vestirsi da uomini  e le donne  da donna. La moda per uomini e donne è molto cambiata storicamente e a seconda dei luoghi del mondo. Eppure, quando acquistiamo degli abiti, se siamo uomini scegliamo tra i vestiti che vengono venduti nel reparto uomini  di un grande magazzino e così fanno le donne.

  Ma chi decide, allora, l’ambito delle libertà?

  E’ in frutto di un sistema complesso di relazioni, dove alcune persone o gruppi contano più degli altri ma nessuna persona e nessun gruppo è arbitro assoluto e le regole di riferimento possono variare più o meno rapidamente.  Ed esse devono  cambiare, perché le stesse società cambiano e la loro sopravvivenza richiede che ne cambino anche le culture e i costumi.

  Il principale problema delle società contemporanee, interconnesse da ogni punto di vista in modi che mai si erano vissuti nel passato, è costruire un nuovo contesto di libertà, quindi anche nuove capacità di libertà, che rendano possibile la sopravvivenza di una umanità fatta di otto miliardi di persone, una quantità che rende imprevedibili  con precisione gli eventi, apprezzabili solo da un punto di vista statistico. Ma non solo imprevedibili, ma anche difficilmente fronteggiabili da centri d’autorità superiori. Occorre che tutti facciano la loro parte.

  L’esperienza di sinodalità significa appunto  imparare a fare la propria parte,  imparando nuove libertà.

  Chi presenta la sinodalità come il metodo per cui tutti decidono di buon grado di fare quello che si decide al vertice, è fuori strada. E’ per questo che la sinodalità che si vorrebbe indurre viene presentata come scaturente  dal basso.

Mario Ardigò – Azione Cattolica in San Clemente papa – Roma, Monte Sacro, Valli